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duomo di Santa Maria Assunta (Santa Maria Assunta)

Chiesi
duomo di Santa Maria Assunta (Santa Maria Assunta)
Fotu: Wikimedia Commons · CC BY-SA

La chiesa di Santa Maria Assunta o duomo di Santa Maria Assunta è ubicata nella stessa area ove sorgeva il duomo antico di Santa Maria Assunta, nel cuore dell'antica Pozzo di Gotto. Appartenente all'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, arcipretura di Barcellona Pozzo di Gotto sotto il patrocinio di san Sebastiano, parrocchia di Santa Maria Assunta. Dal 2011 il parroco è Mons. Santo Colosi.

Apprufunnimentu (it)
Storia

Epoca spagnola
La chiesa è fondata nel 1620 per opera di Matteo Valveri parroco della chiesa di San Vito sotto il mandato dell'arcivescovo Andrea Mastrillo, la costruzione e l'ultimazione si protraggono fino al 1646.
Nel 1639 e negli anni immediatamente precedenti Don Antonio Sanginisi fu sostenitore della separazione da Milazzo, luogotenente - viceré di Sicilia e presidente del Regno cardinale Giannettino Doria. Re Filippo IV di Spagna o Filippo III di Sicilia.
La costruzione fu distrutta dal sisma noto come terremoto della Calabria meridionale del 1783.

Epoca unitaria
Riedificata sulla stessa area nel 1859, completata nel 1863. Nello stesso anno assume titolo di matrice di Pozzo di Gotto, tolto alla limitrofe chiesa di San Vito. Il terremoto di Messina del 1908 provoca danni gravi al punto da rendere necessario l'abbattimento e la conseguente ricostruzione nella forma attuale completata nel 1938.

Interno

L'impianto ecclesiale è a croce latina con ampia navata centrale con volta a botte. Lungo le navate laterali a cinque arcate ciascuna, sono disposti sei altari minori e due ingressi laterali. Lo spazio interno è articolato in tre navate per mezzo di robusti pilastri sui quali si aprono grandi archi a tutto sesto.
Entrambe le parti esterne delle navate laterali dell'edificio sono costituite da teorie di sei vani ciascuna tra loro non comunicanti che non costituiscono cappelle propriamente dette e non presentano altari o opere murarie addossate alle pareti. In ogni ambiente sono presenti frammenti di fregi marmorei ornamentali, volute, capitelli, mensole intarsiate, spezzoni di colonne, basamenti verosimilmente scampati ai rovinosi terremoti e sapientemente recuperati.

Navata destra lato sud
Controfacciata interna destra: San Liberante, dipinto su tela, opera di Michele Panebianco realizzata nel 1861.
Prima campata: sulla parete è collocata la Sacra Famiglia con San Giovannino, olio su tela di Domenico Guargena o frate Feliciano da Messina detto il «Raffaello dei Cappuccini» del 1666. Accostata al pilastro della campata è presente un'acquasantiera, manufatto marmoreo del XVII secolo.
Seconda campata: il vano è attualmente occupato dalla vara della Crocifissione. Gruppo scultoreo in legno di cipresso, opera di Giuseppe Rossitto del 1870, raffigurante la Crocifissione di Gesù. Ai piedi del Crocifisso dei putti reggono i simboli della Passione, intorno le figure Maria, Maria Maddalena e l'apostolo Giovanni destinatario dell'investitura da parte di Gesù. Il gruppo è frutto dell'assemblaggio di manufatti cronologicamente diversi tra loro. Le figure in cartapesta ai piedi della croce sono in realtà aggiunte postume operate da Giuseppe Emma di San Cataldo nel 1978 e già…

La Confraternita

La chiesa era sede dell'antica Confraternita di San Filippo d'Agira, sodalizio fondato approssimativamente nel 1620, attestato presso la cappella dedicata a san Filippo d'Agira.

A Tila

È costume in molte chiese di Sicilia, addobbare con drappeggi colorati di forte impatto scenografico le pareti e i luoghi ove si officiano le sacre funzioni durante le solennità dell'anno liturgico, le feste del Santo cui l'edificio è dedicato. Per i riti della Settimana santa è usanza celare l'altare con panneggi che richiamano e manifestano il lutto della chiesa e dell'intera comunità religiosa, felice preludio alla rinascita, alla gloriosa risurrezione. Veli bianchi, grigi, neri proliferano un po' dappertutto, sete, rasi viola e purpurei ricoprono altari e nascondono croci, costituendo talvolta veri e propri sipari. Lo scopo di occultare i simboli è effettuato affinché, attraverso le pratiche penitenziali della Quaresima, avvenga la riconciliazione.

"Â calata 'a Tila", rito che prevedeva l'improvviso disvelamento del presbiterio durante la veglia della notte di Pasqua al pronunciamento del Gloria, per rappresentare e mostrare in modo figurato il Cristo Risorto. Nella fattispecie, la tela quaresimale è costituita da un ampio drappo viola appeso sotto l'arco absidale fatto cadere fra il rumoroso stridio delle carrucole per simulare l'effetto dell'apertura dirompente e improvvisa del sepolcro. È un rito comune in molte parrocchie delle diocesi siciliane, desueto e recentemente in fase di voluto ripristino. La Velatio o l'esposizione delle Tele della Passione o velum quadragesimale o velo quaresimale o Panni della fame, dal tedesco Hungertuch o Fastentuch, è una consuetudine tedesca tipica del IX secolo legata alla penitenza quaresimale, la cui introduzione in Sicilia è riconducibile all'opera dei missionari dell'Ordine teutonico giunti a Palermo e Messina grazie al volere, all'appoggio e considerazione del Gran Conte Ruggero, avvenuta dopo la rinconquista Normanna…

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Fotu
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N brevi

Custruzzioni1620
Stilineoclassicismo

Dati: Wikidata (CC0). Prezzi e orari cancianu: virifica prima di jiri.

Ndicazioni Mappa

38.15063 N · 15.22760 E

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