Il monte Bonifato è un rilievo della Sicilia nord-occidentale: si trova a sud di Alcamo, in provincia di Trapani, alto 825 metri s.l.m.
Il Monte Bonifato è posizionato nell'entroterra del Golfo di Castellammare, tra la vallata del Fiume Freddo (a ovest) e il Fiume Jato (a est).
Presenta pareti piuttosto ripide a sud, mentre il pendio è più graduale nella parte settentrionale del rilievo, in prossimità della quale sorge la città di Alcamo.
Fino ai primi decenni del 1900 il monte era ricoperto solo in sommità da un querceto con leccio e roverella. Negli anni trenta è iniziato un massiccio rimboschimento a prevalenza di pino d'Aleppo che oggi è l'essenza dominante. L'accesso alla montagna e alla relativa Riserva naturale è garantito da una strada comunale: Via per il monte Bonifato. Lungo questa strada sorgono numerose case di villeggiatura concentrate soprattutto tra il quarto e il quinto tornante da fondovalle; la strada è illuminata per una buona parte del percorso escluso l'ultimo chilometro e mezzo prima dell'ingresso nell'area della riserva.
Dalla vetta si gode anche di un panorama che permette di vedere i monti di Palermo a est e l'isola di Marettimo a ovest, potendosi anche intravedere, nelle giornate più terse, Ustica a nord e il monte Cammarata a sud-est.
Purtroppo, complici le temperature roventi e i forti venti di scirocco, nel 16 luglio 2023 il versante meridionale del monte è stato teatro di numerosi incendi che hanno devastato la riserva naturale Bosco d’Alcamo divorandone ben 170 ettari, solo dopo quattro giorni, tramite l’intervento di numerosi Vigili del Fuoco e Canadair, è stato possibile il definitivo spegnimento dei vari focolai presenti sulla montagna.
La stratigrafia del Monte Bonifato è piuttosto complessa, in quanto il rilievo è costituito da molti strati di roccia, risalenti a tempi geologici. In particolare, sono state individuate le seguenti formazioni:
Formazione Sciacca (Norico-Retico)
Formazione Inici (Hettangiano-Sinemuriano)
Formazione Buccheri (Liassico superiore-Titonico inferiore)
Formazione Lattimusa (Titonico superiore-Valanginiano inferiore)
Formazione Hybla (Aptiano–Albiano)
Formazione Amerillo (Cretaceo superiore–Oligocene inferiore)
Formazione Bonifato (Oligocene superiore)
Calcareniti di Corleone (Burdigaliano–Langhiano)
Marne di San Cipirello (Langhiano superiore-Tortoniano inferiore)
Detrito di falda (Olocene).
Dal punto di vista idrogeologico, sono presenti un acquifero profondo in corrispondenza dei calcari triassici, un acquifero superficiale in prossimità della cima e acquiferi secondari in corrispondenza delle falde di detrito.
Tra il rilievo e l'abitato di Alcamo affiora un imponente bancone di travertino risalente al Pleistocene che è stato sfruttato fin quasi all'esaurimento per ricavarne lastre per l'edilizia. Le cave sono tuttavia anche un importante sito per la paleontologia perché in esse sono stati ritrovati fossili importanti.
In particolare all'interno di una delle cave (oggi Geosito Travertino della Cava Cappuccini), inglobati nel travertino, sono stati trovati resti (calco naturale del cervello, difese e molari) dell'elefante nano, Elephas falconeri, e le uova sferiche e la corazza fossilizzate di una grande tartaruga terrestre (Geochelone sp.). Questi ultimi due reperti fossili sono conservati al Museo paleontologico e geologico di Palermo "Gaetano Giorgio Gemmellaro". Il sito ha anche permesso di ristabilire la corretta stratigrafia degli Elephas in Sicilia perché in una frattura del travertino riempita di paleosuolo (quindi molto più recente del travertino stesso) sono stati trovati i resti di un elefante di taglia media, l'Elephas mnaidriensis, che in precedenza era stato considerato erroneamente l'antenato dell'elefante nano.
Nel travertino alcamese sono stati trovati inoltre esemplari di ghiri giganti, Cervus elaphus e Sus scrofa, conservati nella sezione preistorica del Museo civico Torre di Ligny di Trapani.
La cava di travertino alcamese in cui sono stati ritrovati numerosi resti di importanza paleontologica è stata minacciata da un progetto di costruzione di un anfiteatro per il quale sono stati consegnati i lavori nel giugno 2014, successivamente modificati (novembre 2014) in modo da tutelare in parte il sito paleontologico.
Origini
Anticamente sul Monte Bonifato sorgeva una città fortificata, a testimonianza della quale sono stati ritrovati diversi reperti.
Tale città nel corso dei secoli ha attraversato diverse fasi di popolamento e spopolamento e per lungo tempo fu abitata contemporaneamente ad Alcamo (che si trova alle pendici del monte), prima di scomparire. In particolare, venne abitata a partire dalla tarda età del bronzo e in essa si insediarono gli elimi, i romani e i bizantini.
Dalle citazioni di Licofrone, si sa che tale centro abitato era chiamato anticamente Longuro. Con il nome "Longuro" era indicato anche il monte, che secondo altre ipotesi venne chiamato anche "Aereo" e "Longarico" (che corrisponderebbe al nome latino di Longuro).
L'antico centro abitato era difeso da una cinta muraria su tre lati ed era composto da case unicellulari (cioè ad unica stanza).
Tra i resti dell'antica città si annovera la Funtanazza, un'antica opera architettonica che si pensa abbia avuto la funzione di serbatoio idrico; secondo altri, si tratterebbe invece di un impianto termale. La Funtanazza presenta una pianta rettangolare con pilastri che sorreggono una volta a botte, simile alle fontane moresche delle coste settentrionali dell'Africa.
Periodo medievale
Al 1182 risale un documento riguardante concessioni terriere in cui tale centro abitato compare con il nome "Bonifato" (o Bùnifat o Bonifacio), dal nome del cavaliere romano che ne divenne il proprietario.
Nel 1243 si assiste ad un evento di spopolamento per ordine di Federico II a seguito di casi di ribellione, ma fu poi ripopolato nel 1333 sotto il dominio di Federico III. A partire dal 1340 fu sotto il possesso del barone Raimondo Peralta e successivamente di Guarnieri Ventimiglia.
A Guarnieri Ventimiglia succedette il figlio Enrico…
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