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Il santuario di Santa Rosalia è un santuario di Palermo costruito intorno al XVII secolo sulla base di precedenti edifici religiosi in onore della nuova santa patrona della città. Il luogo dove sorge il santuario è oggi una meta del turismo religioso e naturalistico della città di Palermo, poiché a pochi passi si trova un belvedere con un panorama unico della città.
Il santuario si trova all'interno di un anfratto di roccia, quasi sulla cima del monte Pellegrino, all'interno è presente una grossa quantità d'acqua che viene canalizzata verso l'esterno attraverso un curioso quanto elaborato sistema di raccolta.
Questo luogo è sempre stato considerato sacro, e ha affascinato, tra gli altri, lo scrittore tedesco Goethe.
Il santuario custodisce la memoria del prodigioso ritrovamento delle ossa di santa Rosalia. Il promontorio è sempre stato considerato un luogo sacro dagli abitanti del luogo, fin dai tempi antichi. Goethe, durante il suo celebre viaggio in Italia, definì quello del Monte Pellegrino, il promontorio più bello del mondo, e descrive così il santuario:
Epoca normanna
Nel 1180, Il Senato Palermitano edificò un tempio sotto il titolo di Santa Rosalia presso l'antro e la preesistente chiesa bizantina retta da monaci dell'Ordine benedettino, religiosi che avevano assistito spiritualmente la vergine durante gli anni dell'eremitaggio. L'area in epoca fenicia era nota come sede pagana di un piccolo santuario rupestre.
Sebbene non elevata canonicamente agli onori degli altari, Rosalia rappresentava in quegli anni, la figura celeste di riferimento per le popolazioni locali. Gualtiero Offamilio, trascinato dal sentimento popolare, effettuò solo una "canonizzazione vescovile" limitata e riconosciuta territorialmente. Il potere di inserirla nel martirologio romano spetterà solo a papa Urbano VIII il 26 gennaio 1630 dopo le ben note fasi del ritrovamento e del trasferimento delle reliquie in cattedrale, vicende subordinate al riconoscimento dell'autenticità delle stesse e del miracolo riconosciuto come cessazione della peste da parte dell'arcivescovo e cardinale Giannettino Doria.
Il canonico Antonino Mongitore nelle sue opere elenca…
Varcato l'atrio scoperto si entra all'interno della cavità della grotta, dove sulla sinistra sotto un baldacchino di forme barocche è custodita la sacra immagine della Santa, scolpita da Gregorio Tedeschi un artista fiorentino, intorno al 1630. Santa Rosalia è rappresentata nell'estasi del suo trapasso. Circa un secolo dopo, Carlo III di Spagna, in occasione delle sue nozze palermitane, donò alla patrona di Palermo la sontuosa veste dorata che la ricopre. Davanti a questa immagine Johann Wolfgang von Goethe, attratto dalle forme elette del simulacro, durante la sua visita vespertina, scrisse un ispirato elogio sul suo "viaggio in Italia".
La grotta è profonda 25 metri e larga non più di 10. Nella nicchia di roccia dietro l'altare maggiore si trova un'imponente scultura in marmo che raffigura l'Immacolata realizzata da Giuseppe Albino nel 1656. Sulla parete destra invece si trova un pregiato bassorilievo realizzato nel 1636 da Nunzio La Mattina, e dalla parte opposta vi è un busto marmoreo raffigurante Santa Rosalia.
Il soffitto della grotta è percorso da canaline in metallo che raccolgono l’acqua che scorge dal soffitto della grotta, ritenuta santa.
Nel santuario sono presenti molti ex voto depositati dai fedeli e un crocifisso in legno risalente al quattrocento.
Durante gli ultimi lavori di restauro del santuario è stata ritrovata una stanza segreta con porta corazzata del 1600, che doveva servire a contenere e proteggere gli omaggi che i fedeli portavano alla santa. Tra gli oggetti ritrovati ci sono argenti e ori preziosi, ma anche bauli, arredi e suppellettili liturgici, quasi tutti pezzi unici ottimamente conservati. Questo materiale è stato recentemente restaurato e nel 2018 è stato inaugurato il museo.
Santa Rosalia, patrona della città di Palermo, gode di una venerazione unica, molto sentita anche a livello popolare, tanto da essere chiamata affettuosamente dai palermitani la Santuzza. Numerosi sono i pellegrinaggi a lei dedicati in nome dei miracoli avvenuti al santuario e degli aiuti che per tradizione la santa avrebbe dato alla città, come ad esempio la cessazione dell'epidemia della peste. Numerose sono le credenze che la vedono protagonista, come ad esempio l'acqua santa che sgorgherebbe direttamente dal santuario. Sul soffitto di roccia del santuario, infatti, si può osservare un peculiare sistema di raccolta dell'acqua attraverso delle canaline particolarissime. Numerose leggende raccontano di come quest'acqua fosse usata per guarire i fedeli, e di come talvolta abbia sconfitto mali incurabili.
La leggenda narra che il santuario si erge sul luogo in cui visse da eremita Santa Rosalia, una donna di origine nobile che morì poi in questa grotta, ancora giovane, nel 1166, a poco più di 30 anni. Ogni anno, dal 10 al 15 luglio, viene celebrato il “festino”, con una processione per la città, in ricordo della liberazione della peste, avvenuta grazie alle reliquie della Santa che, portate in processione, scacciarono il morbo da Palermo.
Il 4 settembre, invece, giorno di celebrazione della santa secondo il calendario liturgico, si svolge la tradizionale processione per le vie antiche della città, che si conclude con la salita a piedi fino al santuario sul Monte Pellegrino, l'evento è infatti chiamato “l’acchianata”, che significa proprio la salita. Per chi ha ricevuto una grazia, è tradizione fare la salita avanzando in ginocchio, come segno di ringraziamento e venerazione per la Santa. Ancora oggi questa è pratica comune, così come quella di lasciare dei doni per…
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