La Basilica Santuario di Maria Santissima del Tindari o santuario di Tindari o santuario della Madonna Nera o primitiva cattedrale di Tindari si trova a Tindari, frazione di Patti, nella città metropolitana di Messina. Sorge sulla sommità del colle omonimo e domina i laghetti di Marinello inseriti nell'omonima riserva naturale orientata.
Origini
L'acropoli di Tindari occupa l'ampia parte sommitale costituita da un insieme di rocche tra loro raccordate. L'attuale area archeologica, l'antica colonia greca di Tyndaris, occupa la parte più pianeggiante sull'asse est - ovest costituita dalla "strada imperiale", esposta a settentrione e digradante in direzione Patti.
396 a.C., Tyndaris colonia greca è fondata dal tiranno di Siracusa Dionisio il Vecchio per i profughi spartani alla fine della guerra del Peloponneso 404 a.C.. La colonia e la città, insediamento da stanziamento di Locresi, Messeni e Medmei al servizio di Aristotile, mercenari greci originariamente alleati dei Tiranni di Siracusa nascono come concessione del territorio a titolo di risarcimento per la mancata corresponsione dell'ingaggio dopo l'allontanamento forzato del loro condottiero. I nuovi coloni particolarmente devoti ai Dioscuri, Castore e Polluce, secondo la leggenda figli di Giove e di Leda, già moglie di Tindaro re di Sparta. Popolazioni altrimenti note come Tìndaridi, da qui la denominazione della colonia in Tìndaride e della città chiamata Tindari (Τύνδαρις, Týndaris). I Dioscuri furono eletti protettori pagani della città, circostanza attestata dalle riproduzioni raffigurate su monete rinvenute durante gli scavi archeologici. Le accezioni Týndaris, Tindari, Tindaro, Tyndaritano furono dunque estese alla diocesi e associate al particolare, sentito, diffuso culto cristiano della Vergine Maria. Nucleo cittadino costituito da:
cinta muraria della città;
teatro greco - romano;
basilica;
domus imperiali, abitazioni e negozi;
terme;
mosaici;
museo.
L'attuale fulcro religioso, pur inserito all'interno delle fortificazioni, occupa l'estremità orientale a picco sul mare. La posizione d'avvistamento strategica spazia sulla porzione del…
Secondo la tradizione la statua bizantina della Madonna nera di Tindari, proveniente dall'Oriente per sfuggire alla persecuzione iconoclasta, impedì alla nave che la trasportava di ripartire, dopo che si era rifugiata nella baia di Tindari presso i laghetti di Marinello per sfuggire a una tempesta.
I marinai depositarono a terra via via il carico, pensando che fosse questo a impedire la partenza, e solo quando vi portarono anche la statua la nave poté riprendere il mare. Questo fatto fu interpretato come il desiderio della Vergine di rimanere in quel luogo. La statua fu portata quindi sul colle soprastante, dentro una piccola chiesa che dovette in seguito essere più volte ampliata per accogliere i pellegrini, attratti dalla fama miracolosa del simulacro.
La scultura lignea (in cedro del Libano), orientaleggiante, è databile tra la fine del secolo VIII e i primi decenni del secolo IX. La Madonna è nera, con un caratteristico volto lungo non facilmente riscontrabile in altre statue religiose, ed è una Theotókos Odigitria rappresentata come Basilissa, ossia come "Regina", mentre regge in grembo il Bambin Gesù che tiene la mano destra sollevata e benedicente. Sul capo è posta una corona o un turbante di tipo orientale. Sotto il trono, la scritta "Nigra Sum Sed Formosa" riprende la frase del Cantico dei Cantici 1,5, e significa letteralmente "Sono nera ma bella".
Sono pochissimi i manufatti risparmiati dalla distruzione araba, alla devastazione non scampa la chiesa ove probabilmente, sarebbe già stata portata l'icona. Secondo la tradizione orale il simulacro approda a Oliveri ed è custodito a Tindari nel periodo in cui la città è dominata dai Bizantini 535 - 836, mentre in Oriente dilaga la persecuzione iconoclasta opera dell'imperatore Leone III Isaurico.
1544, il saccheggio perpetrato dall'ammiraglio Khayr al-Din Barbarossa e dal comandante Rais Dragut futuro successore, demolisce parzialmente il santuario del Tindari, lo priva delle campane ma risparmia la venerata immagine della Madonna bruna.
1552, Bartolomeo Sebastiani vescovo di Patti lo ricostruisce ampliandolo con l'aggiunta dei locali per l'alloggio del personale addetto al culto. Sulla bugna - chiave di volta del portale d'ingresso è scolpito l'anno di completamento 1598.
1890-1908, Giovanni Previtera, vescovo di Patti, incrementò il seminario, institui' ufficialmente il santuario di Tindari, e profuse somme ingenti per il restauro e l'ampliamento del Santuario di Tindari e del Palazzo Arcivescovile, trasformò il vecchio Monastero delle Clarisse nel moderno Istituto della Sacra Famiglia, si adoperò per l'istituzione di scuole umanistiche, religiose e professionali; fondò, per combattere l'usura, una Banca Cattolica, fece costruire oratori e ricreatori per la gioventù, promosse infine e diffuse con il giornale Il Tindari la stampa cattolica.
1925 - 1927, fotografie d'epoca illustrano l'antico santuario come un complesso fortificato, sulla spianata antistante sono documentate svariate cappelle votive.
Facciata
Prospetto a capanna inserito fra campanili. Il rilievo dell'arco del portale è realizzato in bugnato assieme alla superficie del primo ordine della parete…
Il 22 gennaio 1943 le strutture del santuario furono requisite dal Regio Esercito Italiano per essere in seguito occupate dai soldati inglesi, i quali vi installarono un ospedale militare.
1953 - 1977, il santuario esistente è diventato insufficiente ad accogliere i pellegrini. È individuata la soluzione più idonea per la nuova costruzione senza compromettere l'esistenza dell'antica chiesetta.
1957 8 dicembre, posa della prima pietra proveniente dagli scavi archeologici e benedetta da papa Pio XII il 30 dicembre 1956.
1975 6 settembre, monsignor Giuseppe Pullano benedice l'interno del nuovo santuario, l'icona della Madonna è portata nel nuovo tempio e collocata sul monumentale altare.
1979 1º maggio, consacrazione e dedicazione del nuovo santuario da parte del cardinale Salvatore Pappalardo, assistito dal vescovo di Patti Carmelo Ferraro.
2018 30 luglio, con decreto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti n. 297/18, il Santuario è elevato a Basilica minore (la notizia è stata resa nota l'8 settembre dello stesso anno, in occasione dei tradizionali solenni festeggiamenti).
Il santuario ha pianta a sviluppo basilicale, a croce latina, a tre navate, con transetto quadrato e abside semicircolare. La chiesa è lunga 64 metri e larga 24. Il basamento è in marmo di billiemi, le falde della copertura sono rivestite di ceramiche azzurre. Sul fianco settentrionale, adiacente alla navata sinistra, è costruito un loggiato lungo 76 metri e largo 8, che permette di ammirare il panorama dei laghetti di Marinello. Sotto il loggiato è ricavato un ampio locale che, collegato alla cripta, forma la penitenzieria del santuario.
Facciata
La facciata con la parte centrale costituita da un corpo avanzato si innalza sulla piazza antistante rivolta a occidente,…
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chiesa di San Giovanni Battista (San Giovanni Battista)N'orariu sbagghiatu, na strata chiusa, na storia ca vali la pena di cuntari: scrìvilu ccà. Na pirsuna lu leggi prima ca cancia quarcosa nta la pàggina.
Lu puntu sicuru di sta zona ★ Di nun pèrdiri Torna a la mappa
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