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Tempio C (Temple C)

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Tempio C (Temple C)
Fotu: Wikimedia Commons · CC BY-SA

Il Tempio C, o di Apollo, è un tempio greco di ordine dorico della città di Selinunte, in Sicilia. Realizzato a partire dal 560 a.C. è uno dei templi più grandi e importanti dell’acropoli, sia per le sue caratteristiche che per la sua posizione elevata. Venne ricostruito parzialmente per anastilosi nel 1925 e dopo un lungo restauro durato 12 anni, nel 2011 il suo colonnato è stato liberato dalle impalcature e reso nuovamente visibile.

Apprufunnimentu (it)
Storia

Il tempio, come gli altri della città, crollò a causa di un terremoto avvenuto in epoca bizantina tra il VI e il IX secolo d.C. e rimase un cumulo di rovine fino al 1823, quando gli architetti inglesi Samuel Angell e William Harris iniziarono a scavare a Selinunte nel corso del loro tour in Sicilia. I due si imbatterono in una grande maschera gorgonica e in diversi frammenti delle metope, che cercarono di spedire in Inghilterra per il British Museum nonostante il divieto delle autorità borboniche. Nell'ombra delle attività di Lord Elgin, le spedizioni di Angell e Harris furono definitivamente bloccate e dirottate a Palermo, che da allora custodisce tali ritrovamenti nel Museo archeologico regionale.
Tra il 1875 e il 1882 gli scavi condotti da Francesco Saverio Cavallari misero alla luce i resti del tempio, mente nel 1920 viene avanzata l'ipotesi di una ricostruzione per anastilosi. Tale ipotesi divenne realtà il 24 marzo 1925, quando Francesco Valenti sotto consulenza di Paolo Orsi si occupò di risollevare le colonne del lato settentrionale del tempio, in una lunga operazione che durò fino al 4 novembre 1926.

Descrizione

L'edificio, di tipo periptero esastilo, possedeva 6 colonne sul fronte e 17 sui lati lunghi, dando luogo a proporzioni molto allungate rispetto a quelle di un classico tempio dorico, ma analoghe a quelle di complessi arcaici come l'Heraion di Olimpia o il tempio di Apollo a Corinto. Le dimensioni complessive erano di 63,70 × 24 metri.
Una rampa di otto gradini occupava tutta la larghezza della facciata, mentre il resto del basamento, a quattro gradini come a Corinto, seguiva una regola che in Sicilia rimase costante. Dalla parte del pronao presentava una doppia fila di colonne non in relazione con le dimensioni della cella. L'opistodomo era trasformato in un vano posteriore alla cella (adyton), come divenne comune per i templi dorici della Magna Grecia. Le colonne, alte 8,65 metri, erano piuttosto slanciate e i loro diametri variavano moltissimo seguendo un ritmo elastico, poco ligio alle regole dell'ordine dorico già allora rigide nella Grecia continentale. Stesso vigore ed esuberanza si riscontra nelle parti alte: la trabeazione era insolitamente alta con un cornicione fatto di due filari di blocchi in pietra sormontati da una grondaia (sima) in terracotta decorata e colorata, di cui sono stati rinvenuti alcuni tratti, conservati al Museo archeologico regionale Antonio Salinas, così come alcune metope del fregio, molto note.
Selinunte fu anche l'unica città greca di Sicilia che adornò i propri templi con metope: delle dieci che decoravano la facciata del Tempio C ne sopravvivono integralmente soltanto tre. Esse raffigurano:

Apollo alla guida del carro solare
Perseo che decapita Medusa
Eracle che castiga i Cercopi
Infine, al centro del timpano in facciata, era posizionata una grande maschera gorgonica in terracotta.

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