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Area Monumentale della Neapolis (Neapolis)

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Area Monumentale della Neapolis (Neapolis)
写真:ウィキメディア・コモンズ · CC BY-SA

Il Parco archeologico della Neapolis è un'area naturale colma di reperti archeologici appartenenti a più epoche della storia siracusana. Per la quantità e la rilevanza dei suoi monumenti è considerata una delle zone archeologiche più importanti della Sicilia, nonché tra le più vaste del Mediterraneo.

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Storia del Parco

Il parco, situato nella circoscrizione della Neapolis di Siracusa è corrispondente ad una piccola parte dell'antico quartiere di Siracusa in età greca (siceliota) e romana, Neapolis (dal greco "Νεά πολις" "Città Nuova"), racchiude la maggior parte dei monumenti siracusani sopravvissuti. È stato realizzato dalla Soprintendenza della Sicilia Orientale (Soprintendenti Paolo Orsi [1907-1934] e Luigi Bernabò Brea [1941-1973]) con i fondi economici della Cassa per il mezzogiorno tra il 1952 e il 1955. I grandi monumenti affioranti erano stati già oggetto di scavi da parte di D. Lo Faso duca di Serradifalco (editi nel 1840) e successivamente di due noti archeologi Paolo Orsi e Luigi Bernabò Brea. Il parco venne "disegnato" e tutelato da Paolo Orsi e poi ripreso da V. Cabianca che lo inserirono nel Piano regolatore di Siracusa e fu realizzato con l'intenzione di racchiudere in un unico sito protetto tutti i monumenti che si trovavano in quella zona, evitando così che essi potessero un giorno trovarsi in pericolo a causa della espansione urbanistica, che peraltro si è spinta sino ai bordi dell'area con infinite costruzioni edilizie.
Dagli anni cinquanta agli anni ottanta la città di Siracusa andò incontro ad un notevole sviluppo della popolazione (da 66.000 a 117.000 abitanti) e, con un incremento demografico così accelerato, nel giro di soli tre decenni anche il tessuto urbano mutò progressivamente e molte zone che un tempo erano solo campagna divennero densamente edificate. Numerose nuove abitazioni vennero costruite su necropoli, terme, templi, strade antiche. Molti monumenti dell'antica città furono dunque sommersi dalla nuova edilizia. Ciò non avvenne invece per i monumenti all'interno del Parco della Neapolis che, essendo recintati e dunque inibita qualsiasi tipo di…

Aspetto naturalistico

Il clima nella zona del parco può definirsi piuttosto complesso, la folta vegetazione infatti lo rende umido soprattutto nei punti più profondi, mentre varia per divenire caldo e arido nei luoghi soleggiati più elevati, come ad esempio nella zona del Teatro greco che si trova vicino al punto più elevato del rilievo montuoso che contraddistingue il parco. I fattori che influenzano questo tipo di clima sono i venti salini provenienti dal mare (il parco si trova a poca distanza dal mare) e la scarsa piovosità della zona.
La vegetazione del parco è molto variegata. Negli ultimi tempi la ricerca condotta da diverse Università e alcuni interventi (2011-2013) condotti i forestali che si sono occupati della pulizia del parco hanno censito oltre 250 specie di piante. Tra gli alberi più diffusi si hanno le essenze sempreverdi come gli ulivi, i cipressi mediterranei, i pini mediterranei, la palma da datteri, i ficus e diverse altre specie botaniche. Sono diffusi anche gli alberi di agrumi (aranci e limoni soprattutto). Diffuso è anche l'albero del carrubbo che si adatta ai climi più caldi del Mediterraneo. Presente è anche il melograno, altro frutto caratteristico del parco, tanto che un tempo la zona dove si trova l'Anfiteatro romano era detta "la fossa dei granati" cioè la fossa dei melograni, nome datole proprio per l'abbondanza degli alberi di questo frutto che vi crescevano intorno e considerati fin dall'antichità come il simbolo della fertilità:

L'origano è una pianta aromatica molto caratteristica del parco, qui infatti sul rilievo montuoso del colle Temenite cresce una specie rara di origano detta Origanum onites:

Il nome dell'origano deriva dalla lingua greca: da "oros" monte e da "ganos" splendore, bellezza, pertanto lo splendore del monte, poiché questa pianta è…

Il percorso dei monumenti

I monumenti sono elencati seguendo un percorso cronologico:
Chiesa San Nicolò ai Cordari

Già granaio di età romana Venne costruita in epoca normanna subito dopo il periodo della dominazione araba nella città aretusea. Sotto di essa si trova la cosiddetta Piscina Romana. Nella chiesa di San Nicolò ai Cordari, nel 1093, vennero celebrati i funerali del conte di Siracusa, Giordano d'Altavilla, figlio del gran conte Ruggero I di Sicilia. I normanni la vollero dedicare a san Nicolò di Mira. Nel 1577 la chiesa fu concessa ai cordari (fabbricatori di corde artigianali) che lavoravano le loro corde nelle latomie della Neapolis, poste oltre la chiesa. Ecco perché oggi è detta chiesa San Nicolò ai Cordari o chiesa San Nicolò dei Cordari, poiché venne frequentata dalle famiglie siracusane dei cordari. Con l'istituzione del Parco, nel 1955, divenne la sede dell'ufficio informazioni per i visitatori del vasto parco archeologico. La chiesa ne rappresenta tutt'oggi l'ingresso.
La Piscina romana

Si tratta di grandi serbatoi d'acqua ricavati tagliando la pietra delle latomie. Queste condotte idriche naturali servivano ai siracusani, ai tempi dell'Antica Roma, per riempire d'acqua l'anfiteatro romano di Siracusa e dare inizio ai giochi nautici e alle lotte acquatiche.
Anfiteatro romano di Siracusa

Viene considerato come una delle realizzazioni edilizie più rappresentative della prima età imperiale romana. È in gran parte scavato nella roccia e per la costruzione della parte nord orientale si è sfruttato il pendio della balza rocciosa. L'anfiteatro, riportato alla luce nel 1839 dal duca di Serradifalco - ha dimensioni monumentali: sembra si possa valutare lungo m 140 e largo m 119). Il monumento ha due ingressi ed è servito da un articolato sistema di scale che scendono dalla quota…

Criticità

Da anni il parco archeologico soffre di carenze organizzativo-gestionali che hanno un impatto negativo sui visitatori, nonché diviene oggetto di articoli critici sui quotidiani nazionali. Il problema è stato in parte risoltoin seguito l conferimento dell'autonomia del parco (sul modello di Agrigento). L'autonomia conferita ha determinato la possibilità di riutilizzare gli importanti introiti che arrivano dalla bigliettazione e dalle concessioni concesse dall'Ente. Alcuni problemi in merito all'organico fanno sì che il percorso che conduce alla tomba di Archimede a volte sia chiuso .

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