Per terme Achilliane si intendono delle strutture termali romane, di epoca tardo imperiale, oggi sotterranee, databili al IV-V secolo e situate a Catania, di cui rimane una piccola porzione visibile sotto piazza del Duomo.
L'epoca di fondazione dell’impianto termale è ancora discussa, ma si ritiene probabile che fosse stato costruito nel IV secolo: la sua esistenza, sotto Costantino I, è ipotizzata in base al reimpiego, all'interno della cattedrale di Sant'Agata, di un gruppo di capitelli del periodo, che potrebbero provenire da queste strutture. Le terme però potrebbero essere anche precedenti, databili al III secolo, sulla base degli studi di Roger Wilson. La lunga iscrizione, i cui pezzi furono ritrovati in più epoche, esposta nel Castello Ursino, attesta che, intorno al 434, l'edificio fu ridimensionato per risparmiare sulla legna da ardere per l’emissione di calore.
Nel 1088 l'area occupata dalle terme viene scelta dal vescovo Ansgerio per ricavarne la Cattedrale (completata ed inaugurata nel 1094) e il relativo monastero benedettino (in seguito sede della badia femminile di Sant'Agata), mentre, nel 1508, viene completata la Loggia Senatoria che vi si addossava nella sua lunghezza.
Sepolti dai terremoti del 4 febbraio 1169 e dell'11 gennaio 1693, i resti collezionabili di parte delle terme - già noti in antico - furono dapprima patrimonio del museo del principe di Biscari, poi, successivamente, destinati alla loro attuale collocazione, nel Museo civico dell’Ursino.
Nel 1856, durante la realizzazione della galleria che passa sotto al Palazzo del Seminario dei Chierici, nella Pescheria di Catania, si trovarono dei ruderi che furono attribuiti alle terme, pertinenti forse ad un calidarium, in quanto vi erano presenti tracce di un pavimento ad ipocausto. La struttura doveva estendersi fino alla via Garibaldi, dove si trovarono altri avanzi strutturali.
Secondo la ricostruzione planimetrica ottocentesca del complesso, la parte attualmente visitabile comprende probabilmente solo uno dei…
Poco si conosce delle reali dimensioni del grande complesso termale e quanto oggi è visitabile è appena una piccola porzione della sua estensione. Una ipotesi molto fantasiosa relativa alle dimensioni delle terme la fece nel 1633 il D'Arcangelo, erudito di storia locale, il quale fece realizzare una planimetria priva di elementi reali e riconoscibili, sebbene abbia il merito di essere il primo lavoro avanzato in tal direzione, ispirandosi palesemente alla planimetria delle terme di Diocleziano. Molto più accurata è la planimetria resa da Sebastiano Ittar nella pianta generale della città di Catania. In essa viene attribuita alle terme una cortina muraria che correva a sud della piazza Duomo, identificata quale muro perimetrale dell'area termale. Diversi scavi occasionali hanno fatto ipotizzare il rinvenimento di tracce dell'impianto in altre parti dell'areale oltre a quanto noto, facendo desumere che esso costituiva l'area oggi occupata dagli edifici compresi tra le piazze Duomo, Università e San Placido. All'interno della cinta che circondava l'edificio si ricavò per intero la Cattedrale e il primo impianto monastico benedettino fondato dal vescovo Ansgerio. Alle mura di cinta sul lato occidentale si addossò anche la Loggia Senatoria, distrutta durante il terremoto del Val di Noto del 1693, e si aprì la Porta di Eliodoro.
Tepidarium
Dall'ingresso sinistro, il quale conduceva originariamente a due ambienti, è possibile oggi ammirare i resti del Tepidarium, una sala curvilinea riscaldata attraverso un sistema di canalizzazione dell'aria; questa si serviva inoltre di una scala a due rampe che la collegava con il primo piano delle terme.
Canale ad "S"
In prossimità della parte finale del corridoio, gli scavi recentemente condotti in profondità hanno permesso di…
L'epigrafe che diede il nome all'impianto è in lingua greca e usa caratteri greci piuttosto tardi in scriptio continua, è posta su quattro linee ed è formata da diversi frammenti di lastra incisi, con lacune sebbene non gravi, ritrovati in diverse epoche, ma originariamente facenti parte di un unico lastrone in marmo lunense, risalente al V sec. I frammenti misurano 0,30 metri in altezza ed hanno una lunghezza complessiva di quasi 4,30 metri. Essendo state rinvenute quasi tutte nello stesso perimetro, si deduce che l'intera incisione facesse originariamente parte dell'edificio termale fin qui descritto.
Viene menzionata da diversi autori anche la presenza di quattro lapidi riportanti la scritta Q. LUSIUS/ LABERIUS/ PROCONSUE/ THERMAS, che confermerebbe ulteriormente l'attribuzione della lapide ad un grande impianto termale sito al di sotto della Cattedrale, un tempo forse esposte all'ingresso delle terme e in seguito murate sulla base di quattro dei pilastri che dividono le tre navate della cattedrale.
Prima del terremoto del 1693, i primi tre frammenti che costituivano la lapide furono murati nella facciata della cattedrale, poi spostati in una parete del vescovato secentesco e da qui vennero trasportati nell'antica Loggia. Nel 1702 si ritrovarono altri due frammenti che l'abate Vito Maria Amico unificò con gli altri e tradusse. In seguito furono esposti al Museo del principe Biscari e da qui all'attuale collocazione presso il museo civico del Castello Ursino, dove è stata ricomposta semplicemente allineandola a terra utilizzando tutti i frammenti conosciuti.
Nell'interpretazione che ne dà Francesco Ferrara le terme sono chiamate Achillianai e non Achellianai, come invece riportato da Holm e dal Kaibel e tratterebbe di un ipotetico incendio che rovinò la struttura,…
ウィキペディアより、CC BY-SA 4.0 · 記事全文を読む
間違った時間、通行止めの道、語る価値のある物語。ここに書いてください。ページに反映する前に、人が目を通します。
場所:© OpenStreetMap contributors(ODbL)。文章と写真:ウィキペディアとウィキメディア・コモンズ、CC BY-SA。地図:OpenStreetMap。