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Lu Palazzu Steri di Palermu era a residenza dâ storica famigghia dî Chiaramunti, famigghia assai 'mpurtanti ntâ storia dâ Sicilia suprattuttu ntô 1300. Lu palazzu è unu dî massimi esempi dû stili chiaramuntanu, presenti intra tutta l'isola e suprattuttu caratteristicu di casteddra tra cui chiddri di Naru, Càccamu e Alcamu. Intra stu palazzu si puonnu truvari affreschi di pittura importanti ntâ storia artistica di l'isula cuomu Ciccu da Naru, Simuni da Corliuni e Pellegrinu Darena, ca pittiaru lu tettu dâ sala Magna tra lu 1377 e lu 1380.
Dal completamento della costruzione fino al XV secolo
Il palazzo completato nelle strutture nel 1307, fu la grande dimora di Manfredi I Chiaramonte, esponente di spicco della potente famiglia dei Chiaramonte, conte dell'immenso feudo di Modica, detto "Regnum in Regno" per i privilegi concessi, proprietario di gran parte delle terre ubicate sulla direttrice per Agrigento, Capitano Giustiziere di Palermo, Ammiraglio,Ufficiale, Sottufficiale, Maresciallo, Tenente del Regno. Edificato solitario sulle terre paludose del convento di Santa Maria di Ustica e di Sant'Onofrio alla Kalsa, fu denominato Hosterium Magnum (costruzione fortificata). Per le istituzioni ospitate nel tempo fu appellato Palazzo dei Tribunali o Palazzo dell'Inquisizione o Osterio, nella forma contratta locale, semplicemente Steri. Per l'importanza ricoperta contaminò la stessa definizione araba del quartiere Kalsa, chiamato in alternativa col termine a noi più contemporaneo di mandamento dei Tribunali.
Manfredi, massimo rappresentante della fazione latina avversa alla catalana, assieme ai Ventimiglia conti di Geraci, agli Alagona conti di Agosta e ai Peralta conti di Caltabellotta, si spartì politicamente e territorialmente l'intera isola. Nucleo imparentato con le famiglie Incisa, Moncada, Rosso, Santostefano, Prefolio, Palizzi e Sclafani tramite il cognato Matteo Sclafani, antagonista per idee politiche sebbene normanno di discendenza. Casato talmente influente nella capitale che la stessa debole dinastia degli Aragona subordinava la presenza in città al suo consenso, pertanto, i reali limitavano la dimora per le brevi parentesi istituzionali, delegando i dignitari preposti e trascorrendo lunghi periodi di soggiorno nelle più ospitali e familiari regge di Messina e Catania. Infatti quasi tutti i membri…
Manifestazione esemplare di stile chiaramontano derivato dal singolare innesto di forme normanne e gotiche, amalgamate in un'arte e in un contesto esclusivamente siciliani di palazzo signorile, dimora regia, sede dei governanti, regia dogana, tribunale di giustizia, decorato da torri con merli e orologio a campana, con prospetti e sale interne arricchiti da numerose targhe e stemmi con le armi dei Chiaramonte, locali per la Dogana ubicati in basso e uffici del tribunale al piano nobile.
Di pianta quadrata e massiccia volumetria, il palazzo segna il passaggio fra il castello medievale e il palazzo patrizio, Tommaso Fazello lo documenta perfezionato nel 1320 e abbellito con pitture commissionate da Manfredi III Chiaramonte nel 1380. La rigorosa cortina muraria esterna è impreziosita da bifore e trifore decorate con tarsie in pietra lavica. Durante il restauro della facciata inoltre sono venuti alla luce i solchi lasciati dalle pesanti gabbie appese destinate all'esposizione delle teste dei baroni ribelli a re Carlo V d'Asburgo. Studiosi, durante gli attuali restauri, hanno individuato un passaggio segreto che dalle celle conduceva direttamente alla Stanza dell'Inquisitore.
Un'altra scoperta significativa riguarda l'esistenza di un edificio monumentale sotterraneo di sette metri di lunghezza con una imponente copertura con volte a crociera, marcate da poderosi costoloni. L'edificazione di questa struttura si pone nel primo quarto del XIV secolo e all'interno sono stati recuperati reperti e graffiti anteriori di tre secoli.
Ambienti di rilievo:
Sala Magna o Sala dei Baroni,
Sala dei Viceré,
Sala delle Capriate,
Sala delle Armi,
Sala delle Udienze,
Scala dei Baroni,
Stanza dell'Inquisitore,
Carcere dei Penitenziati.
Nel cortile interno il portico sottostante e loggiato…
La Sala Magna o La Magna Sala dei Baroni, risplende dei dipinti del soffitto ligneo eseguito fra il 1377 e il 1380, realizzato da Cecco di Naro, Simone da Corleone e Pellegrino Darena da Palermo. Nelle rappresentazioni vanno rilevate le tracce di quel vastissimo repertorio figurativo che, per i temi moralistici e didascalici, rivela un'immagine fedele della società isolana del Trecento. Fra i tanti temi trattati, i tornei cavallereschi, l'esaltazione della donna e la rivisitazione del passato nel suo momento di massima esaltazione epica e romanzesca: un repertorio d'immagini e di motivi decorativi. Tra i più rilevanti motivi figurativi si riscontrano quelli legati al ciclo arturiano è quello carolingio.
Nelle prigioni dello Steri, rimangono preziosi graffiti dei carcerati, testimonianza unica delle sofferenze patite sotto quella istituzione dell'Ancien Régime.
All'interno del complesso è nato un polo museale, una scelta legata anche ai recenti rinvenimenti. In tre delle celle al piano terra, che ospitavano le recluse, sono infatti venuti alla luce nuovi graffiti completamente sconosciuti: disegni di figure umane e invocazioni delle prigioniere accusate di stregoneria. Sulla natura e sugli scopi del polo museale è in atto un dibattito, tra chi vorrebbe dedicarlo all'Inquisizione, e chi, invece, vorrebbe fare dello Steri un Museo della Shoah siciliana, che in seguito all'editto di Ferdinando e Isabella di Castiglia (1492) provocò, tra gli ebrei isolani, migliaia di morti (uccisi dall'Inquisizione e in numerosi pogrom) e l'esodo di decine di migliaia di persone.
I graffiti sono venuti fuori, sotto l'intonaco, nel corso dei lavori di restauro dell'intero complesso. Oltre alla scritta in dialetto è affiorato parte di un dipinto raffigurante la prua di una nave e un inquisitore con il campanaccio in mano. Tra essi, alcune tra le pochissime testimonianze della presenza ebraica nell'isola.
Negli anni Settanta è stato oggetto di un restauro ad opera dell'architetto Roberto Calandra con la consulenza di Carlo Scarpa (fino al 1978, anno della sua scomparsa), oggi è sede del rettorato dell'Università di Palermo.
All'interno del palazzo è custodito il celebre dipinto Vucciria di Renato Guttuso.
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