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Il teatro greco-romano di Catania è situato nel centro storico della città etnea, tra piazza S. Francesco, via Vittorio Emanuele, via Timeo e via Teatro greco. Il suo aspetto attuale risale al II secolo ed è stato messo in luce a partire dalla fine del XIX secolo. A est confina con l’odeon della città
Prima del teatro
L’area della collina su cui sorge il sito era in origine interessata da un avvallamento, il quale era delimitato dai lembi di un costone lavico affacciato su di una vallata, in essa si trovava uno specchio d’acqua prossimo al mare, identificabile, secondo la tradizione popolare, con il fiume Amenano; dalle vene sotterranee di quest’ultimo, ancora oggi trarrebbe origine la polla d’acqua che costantemente allaga l’orchestra del teatro. Nella parte nord dell’area archeologica, sono state rinvenute tracce di insediamenti umani del Neolitico medio e tardo, costituite da frammenti di vasi, alcuni con decori incisi. Una fase successiva, attribuita agli inizi dell’Età del rame in base alla datazione al radio carbonio, ha restituito resti di un villaggio (piccoli tratti di mura e parti di rivestimenti in argilla bruciata) e di animali da allevamento, oltre che reperti in ceramica con decori incisi o dipinti, e strumenti in pietra e in osso.
Il ritrovamento di un muro di forma poligonale nella parte nord-est dell’area archeologica (Casa dell’Androne), databile tra la seconda metà del VII secolo a.C. e il primo quarto del VI secolo a.C. per spessore e tecnica costruttiva, ha fatto supporre la presenza, in questo sito, di parte della cinta muraria dell’acropoli della colonia di Katane; esso è, infatti, collegabile a tratti murari simili, già individuati in altri punti della collina di Montevergine. Nel corso di successivi scavi, sempre a monte del teatro, è stata individuata un'altra struttura della stessa tipologia, costituita da un lungo muro di età arcaica in forma poligonale, che delimita un’ampia parte dell’area su cui sorge il terzo ambulacro del teatro.
Il Teatro greco
Di un teatro a Catania ne fanno riferimento le fonti classiche, in merito alla…
Il Teatro di epoca romana, ben visibile nel tessuto urbano della città medioevale, venne studiato per primo dal Bolano e dal Fazello, trattato dai vari autori secentisti che si occuparono delle antichità di Catania, così come da Vito Maria Amico. La prima vera indagine archeologica compiuta in un'area adiacente al Teatro venne compiuta nel XVIII secolo dal principe Ignazio Paternò Castello, che in anticipo sui tempi sperimentò nell'area est - forse perché costretto dalla situazione - la trincea di scavo e ad occidente ricolmò lo scavo con il materiale di risulta dello stesso, rendendolo riconoscibile per le future indagini, probabilmente perché - come egli stesso avrà modo di scrivere in proposito - intenzionato a completare le indagini archeologiche qualora ne avesse avuta l'occasione. Lo scavo occidentale mise in luce un lastricato romano che chiudeva nella scala d'accesso orientale dell'edificio, un monumentale arco che venne prontamente rilevato da Sebastiano Ittar, che ne realizzò un rilievo su lamina di rame oggi esposta al Museo civico.
Alla fine del XIX secolo Adolf Holm ne visita la struttura e ne ipotizza per primo la capienza di 7000 persone, un dato poi non più verificato, ottenuto da un calcolo relativo alle dimensioni dell'edificio che poté desumere all'epoca, mettendole a confronto con gli edifici teatrali a lui noti. Nello stesso periodo inizia la lunga opera di sbancamento delle abitazioni che alterarono la natura dell'edificio, coronata nel 1884 dal ritrovamento di un muro in pietra arenaria identificato con parte dell'antico teatro greco delle fonti e successivamente nella campagna del 1919-1920 col rinvenimento di blocchi cui era incisa la sigla KAT, interpretata come l'abbreviazione di Katane, antico nome della città.
Durante gli anni cinquanta…
La struttura teatrale visibile appartiene alle grandi costruzioni del genere di epoca antonina, composta da una complessa scena, originariamente decorata da colonne marmoree in seguito resa monumentale con l'aggiunta di nicchie e finti ambienti prospettici che dovevano creare l'illusione di una più vasta profondità, un pulpitum riccamente strutturato e decorato da marmi, l'orchestra dal diametro di circa 22 metri originariamente rivestita in opus sectile con una fantasia di cerchi inscritti in quadrati, danneggiata più volte e restaurata un'ultima volta malamente nel IV secolo, e sovente allagata da una polla di acqua sorgente scambiata in passato con l'Amenano, i due parodoi fortemente rovinati dai lavori effettuati per ricavarne ambienti e persino scarichi per le acque nere, una delle carceris resa nel XVIII secolo una palazzina privata, l'ampia cavea dal diametro di 98 metri costituita da ventuno serie di sedili, divisi orizzontalmente da due praecinctiones e verticalmente da nove cunei e otto scalette. Le due precinzioni separano le tre parti della cavea: ima (poggiata direttamente sul declivio del colle Montevergine), media e summa (queste ultime messe in comunicazione dagli ambulacri che si aprono verso l'esterno tramite diversi vomitoria ai vari cunei e tra loro con un fitto sistema di scale).
Gli ambienti scenici erano riccamente decorati da marmi, tra colonnati, statue e bassorilievi con un repertorio iconografico legato al mondo mitologico quanto alla celebrazione di eventi o personalità pubbliche. Tra le figure a carattere mitologico spicca il gruppo scultoreo della Leda col cigno copia romana di un originale del 360 a.C. di Timotheos, mentre tra gli ornamenti funzionali del teatro una lastra di marmo bianco rappresentante un delfino, ritenuto quale…
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chiesa di San Filippo Neri (San Filippo Neri)N'orariu sbagghiatu, na strata chiusa, na storia ca vali la pena di cuntari: scrìvilu ccà. Na pirsuna lu leggi prima ca cancia quarcosa nta la pàggina.
Lu puntu sicuru di sta zona ★ Di nun pèrdiri Torna a la mappa
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