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Vincenzo Bellini (Vicenzu Bellini)

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Cu era
1801–1835 · compositore italiano · Museo civico Belliniano · Catania

Vincenzo Bellini (Vicenzu Bellini)
Fotu: Wikimedia Commons · CC BY-SA

Vicenzu Bellini è un cumpusituri sicilianu natu a Catania lu 3 di nuvèmmiru 1801 e mortu a Puteaux lu 23 di sittèmmiru 1835, c'avìa sulu 33 anni.

Apprufunnimentu (it)
Biografia

I primi anni a Catania

Bellini nacque a Catania (nel Regno di Sicilia), presso un appartamento in affitto di Palazzo Gravina Cruyllas, in piazza San Francesco d'Assisi, il 3 novembre del 1801, figlio di Rosario Bellini e di Agata Ferlito. Era figlio e nipote d'arte: suo padre era un compositore minore, mentre il nonno paterno, Vincenzo Tobia Nicola Bellini, era un rinomato compositore di musica sacra, originario di Torricella Peligna (nell'Abruzzo Citeriore, una regione del Regno di Napoli), già attivo a Petralia Sottana e trapiantato, in seguito alla sua scritturazione da parte di Ignazio Paternò Castello, a Catania, dove visse presso via Santa Barbara.
Bellini dimostrò precocemente il suo interesse nei confronti della musica e intorno all'età di 14 anni si trasferì a studiare dal nonno, il quale ne intuì l'alta predisposizione verso la composizione. Intorno al 1817 la sua produzione si fece particolarmente intensa, tanto da convincere il senato civico a concedergli una borsa di studio per il perfezionamento, da effettuarsi al Real Collegio di Musica di San Sebastiano, dopo una supplica datata al 1818.
Nel 1819 ottenne la borsa di 36 onze annue grazie all'interesse dell'intendente del Vallo, il duca di Sammartino. Partì da Messina, ospite dello zio padrino Francesco Ferlito, il 14 giugno e giunse al porto di Napoli dopo cinque giorni di tempesta, scampando fortunosamente a un naufragio.

Gli studi musicali a Napoli

A Napoli fu allievo di Giacomo Tritto, ma, conosciuto Nicola Antonio Zingarelli, preferì seguire quest'altro, il quale lo indirizzò verso lo studio dei classici (Palestrina, Paisiello e Pergolesi su tutti) e il gusto per la melodia piana ed espressiva, senza artifici e abbellimenti, secondo i dettami della scuola musicale napoletana. Tra i banchi del…

Stile

La musica di Bellini è un singolare connubio tra classicismo e romanticismo. Classicista era la formazione ricevuta a Napoli, basata sui modelli di Palestrina, della scuola operistica napoletana (Pergolesi e Paisiello), di Haydn e di Mozart, e anche una personale tendenza a valori poetici come armonia e compostezza. Romantico era invece il pathos delle sue opere, l'importanza che le passioni e i sentimenti assumono nelle vicende rappresentate. Il punto di raccordo fra le due tendenze è la melodia, che senza venir meno a una classica sobrietà crea atmosfere sognanti, sensuali e malinconiche, vicine al romanticismo del tempo. Tale talento nel cesellare melodie della più limpida bellezza conserva ancora oggi un'aura di magia, mentre la sua personalità artistica si lascia difficilmente inquadrare entro le categorie storiografiche.
Legato a una concezione musicale antica, fondata sul primato del canto, sia esso vocale o strumentale, il siciliano Bellini portò prima a Milano e poi a Parigi un'eco di quella cultura mediterranea che l'Europa romantica aveva idealizzato nel mito della classicità. Il giovane Wagner ne fu tanto abbagliato da ambientare proprio in Sicilia la sua seconda opera, Il divieto d'amare, additando la chiarezza del canto belliniano a modello per gli operisti tedeschi e tentando di seguirlo a sua volta.

All'interno di una sorta di Bellini renaissance, la musica del compositore catanese ha attirato nel XX secolo l'attenzione di diversi compositori d'avanguardia come Bruno Maderna e, soprattutto, Luigi Nono, che l'hanno riletta al di fuori delle categorie operistiche, concentrando l'attenzione su una particolare concezione del suono, della voce e dei silenzi le cui radici - secondo musicologia contemporanea - affonderebbero nella musica della Grecia antica e…

Fortuna

Già nel 1827, Bellini ottenne riscontri positivi con Il Pirata. Successivamente, sia I Capuleti e i Montecchi, rappresentata a La Fenice nel 1830, che La sonnambula, a Milano nel 1831, raggiunsero nuove vette trionfali. Norma, data a La Scala nel 1831, non andò altrettanto bene fino alle successive rappresentazioni. La carriera di Bellini si concluse con il trionfo de I puritani a Parigi.
In una lettera di Giuseppe Verdi, datata 1869 e indirizzata a Florimo, il grande compositore esprime la sua ammirazione nei confronti del musicista catanese:
"Sono poi completamente d'accordo con voi, caro Florimo, nelle lodi che tributate a Bellini. S'egli non aveva alcune delle brillanti qualità di qualche suo contemporaneo, aveva ben maggiore originalità, e quella tal corda che lo rende tanto caro a tutti, e che nel tempio dell'arte lo colloca in una nicchia ove sta solo... Lode a lui e lode grandissima"
A proposito di Bellini, il critico londinese Tim Ashley ha detto:

Composizioni

Tutte le composizioni di Bellini saranno pubblicate nella Edizione critica delle opere di Vincenzo Bellini, Milano, Ricordi, 2003 sgg.

Opere liriche

Adelson e Salvini (febbraio 1825, Teatrino del Conservatorio di San Sebastiano, Napoli - in 3 atti)
seconda versione: modificata a più riprese ma allestita solo il 23 settembre 1992 al Teatro Bellini di Catania (in 2 atti)
Bianca e Gernando (30 maggio 1826, Teatro San Carlo, Napoli)
seconda versione: Bianca e Fernando (7 aprile 1828, Teatro Carlo Felice, Genova)
Il pirata (27 ottobre 1827, Teatro alla Scala, Milano)
La straniera (14 febbraio 1829, Teatro alla Scala, Milano)
Zaira (16 maggio 1829, Teatro Ducale di Parma, Parma)
I Capuleti e i Montecchi (11 marzo 1830, Teatro La Fenice, Venezia)
La sonnambula (6 marzo 1831, Teatro Carcano, Milano)
Norma (26 dicembre 1831, Teatro alla Scala, Milano)
Beatrice di Tenda (16 marzo 1833, Teatro La Fenice, Venezia)
I puritani (24 gennaio 1835, Théâtre Italien, Parigi)

Composizioni vocali da camera
Dolente immagine, versi di Giulio Genoino
Quando verrà quel dì (1828?) anonimo
Il zeffiro (noto anche come Venticiel, che l'ali d'oro) anonimo
Sei ariette da camera dedicate a Marianna Pollini (1829)
Malinconia, ninfa gentile, versi di Ippolito Pindemonte
Vanne, o rosa fortunata versi di Davide Bertolotti
Bella Nice, che d'amore versi di Davide Bertolotti
Almen se non poss'io, versi di Pietro Metastasio
Per pietà, bell'idol mio, versi di Pietro Metastasio
Ma rendi pur contento, versi di Pietro Metastasio
Guarda che bianca luna (1832), versi di Jacopo Vittorelli
Vaga luna, che inargenti (1833) anonimo
L'abbandono (1833-34) anonimo
La ricordanza (1834), versi di Carlo Pepoli
Odia la pastorella (1834), versi di Pietro Metastasio
O crudel che il mio pianto non vedi (1835?) anonimo
Giacchè…

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