Mappa › Casteddi e ruvini › Agrigento
Li primi studi cunnutti nta na manera sistimàtica ntô situ di Girgenti, foru fatti sutta li Burbona e accuminciaru nta l'ùrtimi anni dô XVIII sèculu sutta la tutela dô prìncipi di Torremuzza, a l'èbbica ncaricatu a la cunzirvazzioni dê beni curturali siciliani. Ntô 1786 si isaru li culonni sdirubbati dû tempiu di Hera Lacina, e àutri scavi e ntirventi si fìciru nta l'Ottucentu dopu la custituzzioni a Palermu, ntô 1827, dâ Cummissioni di l'Antichitati e Beddi Arti pi la Sicilia, cu ristàuri 'n parti ê Tempî dâ Cuncòrdia e dê Diòscuri. Dopu la prima guerra munniali, ncuminciaru àutri scavi e travagghi di ristàuru e prutezzioni ca cuntìnuanu macari ntê nostri jorna.
Età antica
Nel 581 a.C. alcuni coloni provenienti da Gela e da Rodi fondarono una città col nome di Ἀκράγας (Akragas) in un luogo strategico, vicino al mare e protetto dalle alture della Rupe Atenea e di Girgenti a nord e dalla Collina dei Templi a sud, nonché circondato dal corso dei fiumi Akragas (odierno torrente San Biagio) a est e Hypsas (odierno torrente Santa Anna) a ovest. L'insediamento si dotò di un ampio sistema difensivo, consistente in un circuito di mura lungo dodici chilometri e dotato di nove porte di accesso che sfruttava le caratteristiche topografiche del luogo. Alla fine del VI secolo a.C. risalirebbe anche la costruzione del primo grande tempio, quello dedicato ad Eracle, che sorse a ridosso di una delle porte più importanti della città, la cosiddetta Porta Aurea.
Akragas conobbe diverse tirannidi prima con Falaride (570-554 a.C.) ed infine con Terone (488-473 a.C.), il quale diede particolare impulso all'espansionismo militare della città con la vittoria sui Cartaginesi nella battaglia di Himera (480 a.C.). Seguì un periodo democratico instaurato dal filosofo Empedocle (446-444 a.C.). I grandi templi dorici, costruiti nel corso del V secolo a.C. in segno di ringraziamento agli dèi per la vittoria sui Cartaginesi, testimoniano la prosperità raggiunta in questo periodo storico dalla città (che arrivò a toccare i 20.000 abitanti), tanto da suscitare l'ammirazione del poeta Pindaro: uno dopo l'altro furono innalzati, quasi a formare una corona intorno al centro abitato, il Tempio di Atena sul colle di Girgenti, il Tempio di Demetra sulle pendici della Rupe Atenea e il Tempio detto L (480-460 a.C.), quelli detti di Giunone e dei Dioscuri (450 a.C.), il Tempio detto della Concordia e di Efesto (440-430 a.C.), il santuario d'Esculapio fuori le mura…
Struttura
Malgrado il suo nome tragga in inganno, la Valle dei Templi si trova su un altopiano ai piedi della moderna Agrigento. A est è delimitata dalla strada statale 640 ed è tagliata in due dalla strada provinciale 4 mentre l'estremità occidentale è segnata dalla ferrovia dei templi, che passa tra il giardino della Kolymbetra e il Tempio di Efesto. La Valle è percorsa longitudinalmente dalla Via Sacra, di costruzione moderna, che funge da passerella per le migliaia di turisti che affollano il Parco. È caratterizzata dai resti di ben undici templi in ordine dorico, tre santuari, una grande concentrazione di necropoli (Montelusa; Mosè; Pezzino; necropoli romana e tomba di Terone; paleocristiana; Arcosoli); opere idrauliche (giardino della Kolymbetra e gli Ipogei); fortificazioni; parte di un quartiere ellenistico-romano costruito su pianta greca con due importanti luoghi di riunione: l'Agorà inferiore (non lontano dai resti del tempio di Zeus Olimpio) e l'Agorà superiore (che si trova nell'area dell'attuale complesso museale "Pietro Griffo"); un Olympeion di età classica e un Bouleuterion (sede dell'assemblea) di epoca ellenistica su pianta greca. Le denominazioni dei templi e le relative identificazioni, tranne quella dell'Olympeion, si presumono essere pure speculazioni umanistiche, che sono però rimaste nell'uso comune.
I templi
Tempio di Eracle
Il Tempio A, o di Eracle, è una delle costruzioni più antiche della valle il cui culto era molto importante nell'antica Akragas. Citato da Cicerone nelle Verrine, fu distrutto da un terremoto e oggi restano solo otto colonne, rimesse in piedi nel 1928 su iniziativa di Alexander Hardcastle.
Tempio di Zeus Olimpio
Il Tempio B, detto anche Olympeion o di Zeus Olimpio, fu edificato dopo la vittoria di Himera sui…
Necropoli e tombe
Necropoli paleocristiane e bizantine
Lungo la Via Sacra, tra il Tempio di Giunone e quello della Concordia, è possibile ammirare diversi arcosoli, nicchie ad arco adibite a sepoltura scavate in epoca bizantina (V secolo d.C.) sui resti dell'antica cinta muraria akragantina. All'estremità ovest dell'area su cui sorge il Tempio della Concordia, nel giardino di Villa Aurea (un tempo appartenuta a Sir Alexander Hardcastle, oggi sede di rappresentanza del Parco archeologico), si trova una parte della necropoli paleocristiana di epoca tardo-antica ed alto-medievale, in parte ricavata nelle antiche cisterne feaci di età classica (ipogei), di cui sono ancora conservati numerosi altri esempi, mentre in un'area che si estende fino al Tempio di Eracle sono presenti circa 130 tombe sub divo (all'aperto) a cassa trapezoidale. Notevoli due ipogei, uno ad ovest dell'ingresso, con le pareti munite d'arcosoli e il pavimento di fosse sepolcrali, ed un altro presso l'angolo sud-est della casa del custode, con un ambiente illuminato da un pozzo di luce nel soffitto e due cripte sottostanti.
Grotte Fragapane
Altre tombe a fossa sono visibili sulla via dei Templi, con strada centrale che conduce alle cosiddette grotte Fragapane, uno dei più notevoli esempi catacombali della Sicilia, databili come impianto al IV secolo d.C. Un lungo braccio orientato perfettamente nord-sud collega la necropoli sub divo all'ipogeo, con una successione di due rotonde con oculi nel soffitto. Sul corridoio e sulle rotonde si aprono loculi e cubicoli sepolcrali, mentre altri ambulacri conducono a settori laterali più o meno regolari, e ad altre due rotonde ad ovest, con sepolture in loculi, fosse, arcosoli e sarcofagi.
Necropoli di età greca e la Basilicula
Lontano dalla Valle dei Templi si…
Il museo archeologico regionale è intitolato alla memoria di Pietro Griffo, archeologo e Soprintendente ai beni culturali di Agrigento dal 1941 al 1968. Ha sede nel convento trecentesco di San Nicola, costruito sui resti dell'Agorà superiore e riadattato negli anni '60 con nuove strutture progettate dall'architetto Franco Minissi per accogliere gli spazi del museo. Presenta 17 sale espositive in cui si trovano numerosi reperti ritrovati nella zona archeologica della Valle dei Templi frutto degli scavi condotti fino alla fine degli anni '80 ma anche testimonianze provenienti da siti nelle province di Caltanissetta e di Enna. Tra i reperti più celebri conservati nel museo, l'Efebo del V secolo a.C., il Sarcofago del Fanciullo del II secolo d.C. e i resti del gigantesco telamone proveniente dall'Olympeion.
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Ekklesiasterion di Agrigento (Ekklesiasterion of Agrigento)N'orariu sbagghiatu, na strata chiusa, na storia ca vali la pena di cuntari: scrìvilu ccà. Na pirsuna lu leggi prima ca cancia quarcosa nta la pàggina.
Lu puntu sicuru di sta zona ★ Di nun pèrdiri Torna a la mappa
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