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Il miele ibleo rappresenta uno dei mieli più noti e celebrati al mondo. In epoca greca, e in forma ancora maggiore in epoca romana, fu descritto e citato da numerosissimi scrittori.
PAT · traditional food product recognised by the Italian Ministry of Agriculture
La Sicilia ha un rapporto antichissimo con la produzione del miele. Cicerone nelle sue Verrine narra di come il pretore Verre a Siracusa, polis sorta sulla costa iblea, abbia rubato dal tempio del dio Bacco (il dio romano scopritore del miele) la statua di Aristeo: il protettore dell'agricoltura, colui che, come vuole il mito, insegnò agli uomini l'uso dell'olio, del latte e del miele, ovvero disse loro il segreto dell'apicoltura, e per far ciò giunse egli stesso in Sicilia.
Nella zona della chora siracusana, ma a stretto contatto con gli indigeni, dodici km a est di Camarina è stata rinvenuta una fattoria detta delle «Api» poiché si sospetta fortemente che in quell'ambiente avvenisse un ciclo produttivo legato al miele; situata su una falesia, in una delle ultime e più impervie gole del fiume Irminio, in prossimità della foce, la fattoria fu in uso nel V-IV secolo a.C. e all'interno del sito furono rinvenute delle grandi pithoi (giare), una cucina, dei magazzini e delle anfore greche-italiche. Si può dunque supporre che in quel luogo si producesse miele, così come era in uso fare nelle fattorie dell'Attica.
Teocrito, poeta nato a Siracusa e vissuto alla corte dell'Egitto tolemaico, considerato l'inventore della poesia bucolica, citò in diverse occasioni il miele di Sicilia. Nell'idillio Le Siracusane egli dice che le donne della sua terra preparavano dolci al miele: «impastano con farina e fiori, con olio e miele e tante erbe aromatiche...» In un'altra sua opera, Le Talisie, egli fa cenno a delle «api d'oro presso le fonti», mentre in I mietitori informa che le massaie avevano l'abitudine di dolcificare «i loro pasticci col miele squisito e profumato». I versi stessi di Teocrito sono stati definiti «dolci come il miele ibleo».
Il miele era importantissimo per gli…
Il topos letterario
L'epoca romana consacrò il miele ibleo legando a questi monti, a Ibla e quindi al nome stesso di «ibleo» l'aggettivo di dolce. Non è infatti raro, anzi tutt'altro, trovare nei testi medievali riferimenti ai luoghi iblei e al suo miele in contesto poetico, dove si parla di sinuosità e dolcezza ma anche di semplice riconoscimento con la terra di Sicilia. Nel II secolo il teologo Clemente Alessandrino chiamò il suo maestro Panteno, nativo siciliano, «ape sicula», si pensa che egli volesse appunto riferirsi alla fama del miele ibleo.
Aratore nel suo De actibus Apostolorum, edito nel 544, disse di Sant'Ambrogio che spiccava per gli «inni iblei» (ovvero inni dolci come il miele ibleo), poiché secondo una legenda quando era ancora un neonato delle api si posarono sulla sua bocca e vi depositarono del miele.
Nel XII secolo il geografo Muhammad al-Idrisi affermò che da Iblàtasah scendeva il «fiume del miele» (nahr' al' asl); chiaro riferimento a Ibla, o a una delle Ible (anche se non se ne conosce l'esatta collocazione), e al suo rinomato miele: «importante sopravvivenza della fama del miele ibleo» asserisce lo storico Giovanni Uggeri.
Alle volte anche il latte materno è stato associato al miele ibleo; Giambattista Marino nel suo poema L'Adone, edito nel XVII secolo, ricordando il paragone tra latte e miele già fatto da Matteo Bandello nel secolo scorso, scrisse: «Stillan le Grazie il latte, ed è composto di mèl qual più soave Ibla mai fiocca.», ovvero il latte di Venere di cui si nutriva Amore (Cupido) era stato distillato dalle Grazie e composto da un miele paragonabile al più squisito d'Ibla.
Ibla è stato anche un nome di persona, sia maschile che femminile: alla donna è collegato il suo significato di dolce, gentile: scriveva alla fine del 1400 il…
Area di produzione
I monti Iblei sono un complesso vulcanico sottomarino spento da migliaia di anni, composto da roccia calcarea e conchiglifera. La sua vegetazione, definita particolare da un punto di vista biologico, gode della media altitudine, del clima temperato e della vicinanza del mare, oltre che delle acque sorgive, le quali nel corso dei secoli hanno scavato profonde vallate. Tutto ciò crea la situazione ideale per lo sviluppo dell'apicoltura.
In tempi odierni la principale produzione in Italia per il miele di timo è data proprio dai monti Iblei; su questi monti si produce miele di Thymbra capitata, che in lingua siciliana si chiama satra (dall'arabo زعتر, "zaʿtar"). Questo arbusto tipicamente mediterraneo predilige terreni e pendii aridi esposti al sole, ecco perché nelle pendici dei monti Iblei e lungo la costa marittima ha trovato il suo habitat ideale per prosperare.
La zona di produzione accoglie la maggior parte dei comuni che nascono sui colli Iblei. Numerose le testimonianze sugli apicoltori fin dall'inizio del XX secolo; a tal proposito scrisse la Rivista di apicoltura nel 1935:
Il comune di Sortino, che ricade nel libero consorzio comunale di Siracusa, e Zafferana Etnea, che ricade nella città metropolitana di Catania, sono stati 2 degli 11 comuni italiani a dar vita nel 2002 all'associazione nazionale de Le città del miele; che si pone come obiettivo quello di unire i maggiori produttori di miele in Italia. Sortino è altresì nota per essere sede di un'antica sagra del miele e di una Casa museo dedicata all'apicoltura tradizionale, gemellata dal 2008 con il primo museo pubblico di apicoltura in Italia, ad Oderzo.
Nel 2015 il miele prodotto da Sortino è stato insignito del premio denominato «Miele del Sindaco»; manifestazione organizzata dalle 24…
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