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chiesa di Sant'Ignazio di Loyola (Mazzarino) (Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola)

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chiesa di Sant'Ignazio di Loyola (Mazzarino) (Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola)
Photo : Wikimedia Commons · CC BY-SA

L'ex chiesa di Sant'Ignazio di Loyola e l'annesso collegio dei Padri Gesuiti costituiscono un ex complesso monumentale monastico ubicato nel centro storico della città di Mazzarino, oggi restaurato e adibito a centro culturale e museale.

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Storia

Epoca spagnola
L'edificazione della struttura, voluta dal principe Carafa, ebbe inizio nell'agosto del 1694.
Per la costruzione dell'intero complesso monumentale, affinché fosse degno di accogliere i Padri della compagnia di Gesù, il principe lasciò per testamento 1500 scudi annui, sia per l'ultimazione dei lavori, sia come rendita per il sostentamento e il mantenimento dei chierici.
Infatti, nel suo testamento, ricevuto dal Notaro D. Vincenzo Triolo, sotto il dì primo Giugno, terza Indiz. 1695, così egli dettava:

Una lapide posta sopra il portone d'ingresso della chiesa, in ricordo del fondatore, riporta la seguente epigrafe:

Questa fondazione è ricordata nella seguente inscrizione,su tela dipinta nella detta chiesa del Collegio:

I Padri gesuiti si stabilirono in detta struttura già nel 1699, a lavori non ancora ultimati, e il primo ad insediarsi nel convento fu il mazzarinese Padre Antonino Strazzeri .

I Gesuiti, salvo brevi interruzioni, prestarono presso il collegio di Mazzarino la loro attività educativa e didattica dal 1699 al 1767, impartendo lezioni di teologia morale, filosofia e lettere.
Il 17 gennaio del 1734, il vescovo di Girgenti Lorenzo Gioeni inaugurò la struttura, come ricorda una lapide posta all'ingresso della chiesa intitolata al fondatore della compagnia di Gesù, Sant'Ignazio di Loyola

Illustri gesuiti che prestarono la loro opera nel collegio di Mazzarino, come riportato dallo storico Ingala, furono: Antonio di Blandi, Baldassarre di Stefano, Bartolomeo La Mantia, Saverio Sortino, Michelangelo Lentini, Luigi Bartoli, e Cristoforo Bivona.
Intorno al 1750 dimorò in suddetto collegio il celebre missionario Gesuita chiaramontano P. Antonino Finocchio come ricorda una inscrizione in un ritratto in sacrestia:

Epoca borbonica
Abolita la compagnia…

Descrizione della chiesa

Esterno

La chiesa intitolata a Sant'Ignazio di Loyola presenta una facciata rivestita in mattoni laterizi a faccia vista (c.d. a cortina) alternata da paraste, cornicioni, fregi,e volute in pietra arenaria locale.
I tre portali di ingresso, corrispondenti alla tre navate, sono sormontati da timpani spezzati e stemmi della compagnia di Gesù, e della famiglia Carafa intagliati in pietra locale.
L'edificio presenta una planimetria a croce latina con prospetto rivolto a sud.
La chiesa nella parte orientale e settentrionale confina con il convento gesuitico.

Interno

L'aula liturgica è suddivisa in tre navate, in corrispondenza delle tre porte d'ingresso, suddivise da otto pilastri a sezione quadrata, che sorreggono le arcate, a tutto sesto, quattro per lato. L'edificio è illuminato da sedici finestre collocate sopra il cornicione di finimento.
La volta a botte è decorata con stucchi e alternanze cromatiche blu.
I lavori in stucco in rilievo e a bassorilievo delle volte e delle cappelle sono in stile barocco, con colonne tortili, paraste, capitelli corinzi, putti che sorreggono stemmi gentilizi e scudi, in modo da esaltare la magnificenza delle famiglie devote.
In particolare, come riporta lo storico Ingala, molti oggetti e paramenti sacri furono donati dal barone Giovanni Tommaso Strazzeri.
L'edificio, inoltre, dall'inaugurazione fino al 1820 funse anche da chiesa madre della città di Mazzarino.

Opere

Navata di destra
Il primo altare della navata di destra è dedicato a Santa Rosalia con dipinto di Pietro Spenosa;
Il secondo al Sacro cuore di Gesù con un ricco reliquiario.
Il terzo altare, nel transetto, con finissimi stucchi e colonne tortili, venne costruito per devozione dal barone Giovanni Tommaso Strazzeri, ed è dedicato a San Francesco Saverio con tela del santo attribuita al pittore fiammingo Matthias Stomer.

Navata di sinistra
La prima cappella della navata di sinistra è dedicata a San Luigi Gonzaga ed espone una tela del santo gesuita che riceve la comunione da San Carlo Borromeo, per intercessione di Sant'Ignazio di Loyola alla Vergine col del bambino (in alto), alla presenza della famiglia Carafa e dei dignitari di corte(in basso); la tela è attribuita a Matthias Stomer. Secondo alcuni storici si tratta di pittura di discreta mano e scuola, quasi certamente palermitana e di ascendenza novellesca, ma con aspetti fiamminghi,in particolare nel realismo di alcuni volti quali San Carlo Borromeo, il sagrista e in qualche altro particolare, come il panneggio del chierichetto che regge la candela, che richiama il pittore Pietro Dimitri. Di interesse storico è la presenza, tra gli astanti, dei due Carafa, Carlo Maria e lo zio don Gregorio, quasi sicuramente vivi quando il quadro veniva dipinto e chiaramente individuabili nel giovane con grande parrucca bionda e nella figura anziana antistante con capelli grigi, baffi e spadino, immediatamente dietro il Santo che si comunica.
La seconda cappella appartenente ai superstiti della famiglia Branciforte è dedicata a San Giuseppe, con tela del santo in punto di morte, assistito dalla Vergine Maria e da Gesù Cristo.
La terza cappella è dedicata a San Nicolò Magno con tela del santo e possiede un ricco altare in marmi…

Descrizione del collegio

All'annesso collegio si accede per il tramite di un grande portone con arco in bugnato a tutto sesto e affiancato ai lati da due colonne scanalate in pietra, al di sopra delle quali si sporge un balconcino con mensole a mascheroni raffiguranti mostri e animali, così come sulle cornici delle finestre che si affacciano all'esterno.
L'edificio si estende per un perimetro di oltre 450 metri e possiede due chiostri, uno dei quali con portici con colonne in pietra, lungo 28 metri e largo 21 metri, l'altro chiostro, nella parte posteriore a nord, ha una superficie identica al primo ma priva di portici, e al centro, interrata vi è una grande cisterna sotterranea.
L'ingresso principale di via collegio si apre sull'ampio chiostro delimitato per un lato da un portico con arcate a tutto sesto, che conduce attraverso una scala ai piani superiori, cui un tempo si trovano gli alloggi e le stanze adibite a impartire gli insegnamenti dei padri gesuiti.

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