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I bagni greci di Gela sono degli stabilimenti termali di epoca ellenistica del IV secolo a.C., collocati in prossimità del Centro Servizi alla Persona “Antonietta Aldisio” di via Europa, nel quartiere di Caposoprano. Si tratta del più antico esempio di bagni pubblici rinvenuto in Italia, posteriore solo all'impianto di Olimpia e forse a quello di Colofone. Fu distrutto da un grande incendio nel 282 a.C. a seguito della conquista della città da parte del tiranno Finzia.
Il complesso è costituito da due ambienti, in origine separati da una parete di mattoni di argilla cruda intonacata, coperti da un tetto di tegole di terracotta, seguendo una tecnica edilizia molto diffusa in città sin dalle origini (vedi ad esempio l'area archeologica di Bosco Littorio).
Ambiente 1
Il primo dei due ambienti (situato a nord-ovest) è caratterizzato da due gruppi di vasche disposte radialmente intorno ad uno spazio centrale e collegate ad un condotto di scarico.
Il primo gruppo era formato in origine da 14 vasche del tipo greco "a sedile", di cui oggi ne restano solo 12, disposte a ferro di cavallo attorno a un pavimento di lastre quadrate di terracotta. Le vasche possiedono inferiormente una concavità emisferica destinata a poggiarvi i piedi o per essere svuotate facilmente, visto che non hanno fori di scarico e dovevano essere svuotate a mano. Le vasche delle file rettilinee sono costruite con conglomerato cementizio (formato prevalentemente da frammenti fittili e detriti in arenaria) e ricoperte di intonaco bianco; quelle del tratto occidentale sono invece costruite in terracotta e di uso portatile, forse appartenenti a un complesso più antico poi trasformato.
Il secondo gruppo è invece costituito da 22 vasche disposte a cerchio intorno a un'area pavimentata in conglomerato, tutte mutile della metà posteriore forse a causa di una mancata conclusione dei lavori di costruzione.
Ambiente 2
Il secondo ambiente (situato a est) era separato dal primo grazie a un muro in mattoni crudi intonacato, della quale restano solo tracce. È costituito da un sistema di riscaldamento con cameretta a due corridoi sotterranei, nei quali avveniva la combustione: l'ambiente superiore, il cui pavimento doveva appoggiarsi sulle pareti del vano sottostante, creava un…
Un nuovo complesso termale databile ad età ellenistica è stato rinvenuto nel 2012 poco più a sud del primo. Si tratta di un impianto termale del tipo a rotonda, con diametro di circa 4 metri e con vasche a semicupio (pueloi) disposte circolarmente intorno ad un pavimento, decorato con un mosaico raffigurante una nereide su ketos e conservatosi in poco più di un quarto della sua misura originale. Il pavimento fu realizzato con un impasto di calce, sabbia, frammenti ceramici e ciottoli di fiume; la decorazione fu invece creata con ciottoli colorati dello stesso tipo.
L'impianto venne abbandonato in un periodo analogo al primo e in un momento in cui doveva essere in fase di restauro. Le raffinate decorazioni, la vicinanza con lo scavo archeologico di villa Jacona e l'ampia visuale sul mare lasciano presumere che questo impianto termale fosse destinato a un’utenza selezionata ed esigente; ciò spiegherebbe anche la presenza, a così breve distanza, del primo complesso termale scoperto nel 1957, frequentato invece da una clientela più ordinaria.
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