Trinaka Etna · Sicilia
Patrimonio

La lingua siciliana

Non è un dialetto dell’italiano: è una lingua romanza con un codice suo (ISO 639-3: scn), oltre quattro milioni di parlanti, una letteratura più antica del fiorentino di Dante e una legge della Regione che ne prescrive l’insegnamento a scuola. È fatta di latino, di greco, di arabo, di francese, di catalano e di spagnolo: ogni popolo che ha governato l’isola ha lasciato le sue parole, e le parole sono rimaste anche quando i re se ne sono andati.

ISO 639-3 · scnUNESCO · vulnerabileL.R. 9/2011oltre 4 milioni di parlanti

Perché lingua e non dialetto

Un dialetto è una varietà di una lingua: il romanesco è italiano parlato a Roma. Il siciliano non è italiano parlato in Sicilia. Viene dal latino per una strada sua, parallela a quella del toscano, e aveva già una grammatica, una fonetica e una poesia scritta quando il fiorentino non era ancora la lingua di nessuno fuori da Firenze. Che poi l’italiano sia diventato la lingua dello Stato e il siciliano no è una vicenda politica, non linguistica: la linguistica lo classifica come lingua a sé del gruppo italo-romanzo meridionale estremo, insieme al calabrese meridionale e al salentino.

Duemilaottocento anni, strato dopo strato

Ogni dominazione ha lasciato parole in un campo preciso: dove comandava, lì ha dato i nomi. Leggendo il lessico si legge la storia.

prima del 734 a.C.

Sicani, Siculi, Elimi

Prima dei Greci l’isola parlava le lingue dei tre popoli che la abitavano: gli Elimi a ovest (Segesta, Erice), i Sicani al centro, i Siculi a est. Di quelle lingue restano poche iscrizioni e soprattutto nomi di luogo; il nome stesso dell’isola viene dai Siculi. È il sostrato più antico: quasi invisibile nel lessico, ma è il terreno su cui tutto il resto si è depositato.

734 a.C. – 241 a.C.

I Greci

Con Naxos (734 a.C.) e Siracusa (733 a.C.) la Sicilia orientale diventa Magna Grecia. Il greco resta la lingua di gran parte dell’isola per oltre mille anni, anche sotto Roma, e ricompare con forza con Bisanzio. Al siciliano ha lasciato parole della casa, della campagna e degli animali, cioè della vita di tutti i giorni: un segno che il greco qui non era la lingua dei dotti ma quella del popolo.

cirasaciliegiagr. kerásion
nacacullagr. nákē
cuddurapane a ciambellagr. kollýra
casèntarulombricogr. gês énteron, “intestino della terra”
bùmmulubrocca di cretagr. bómbylos
grastavaso per fiorigr. gástra
zìmmarucapronegr. chímaros
babbaluciulumacaforse gr. boubalákion
241 a.C. – 535

Roma e il latino

Dopo la prima guerra punica la Sicilia è la prima provincia di Roma. Il latino dei soldati, dei coloni e dei mercanti si posa sopra il greco e diventa, secoli dopo, l’ossatura del siciliano: la grammatica, i verbi, i numeri, i nomi delle cose. Il siciliano non deriva dall’italiano: deriva dal latino, come l’italiano, lo spagnolo e il francese. Sono lingue sorelle, non madre e figlia. Alcune parole latine sono rimaste in siciliano e sono sparite altrove.

anturapoco falat. ante horam
tràsirientrarelat. transire
nèsciriuscirelat. exire
nuddunessunolat. nullus
unnidovelat. unde
crastumontonelat. castratus
acchianarisalirelat. ad planum
assittàrisisedersilat. ad-sedere
535 – 827

Bisanzio

Con Giustiniano l’isola torna all’impero d’Oriente e il greco torna lingua di governo e di chiesa. Per tre secoli Sicilia orientale e Val Demone restano in gran parte grecofone: è per questo che molte parole greche del siciliano non sono antiche di duemila anni ma di mille, entrate in età bizantina, e che i Normanni troveranno ancora monasteri e villaggi che parlano greco.

827 – 1091

Gli Arabi

Sbarcati a Mazara nell’827, gli Aghlabidi prendono Palermo nell’831 e ne fanno una delle grandi città del Mediterraneo. Con loro arrivano gli agrumi, la canna da zucchero, il gelso, il cotone, il riso, i sistemi d’irrigazione. Le parole arabe del siciliano sono esattamente queste: acqua, campi, misure, cibo, casa. E la carta dell’isola è piena di nomi arabi: Marsala (marsā ʿAlī, “porto di Alì”), Caltanissetta, Calatafimi e Caltagirone (qalʿa, “castello”), Misilmeri (manzil al-amīr, “sosta dell’emiro”), Racalmuto e Regalbuto (raḥl, “casale”), Gibellina e Mongibello (jabal, “monte”), Alcantara (al-qanṭara, “il ponte”), Favara (fawwāra, “sorgente”).

zàgarafiore d’arancioar. zahra, “fiore”
zibbibbuuva zibibboar. zabīb, “uva passa”
giuggiulenasesamoar. juljulān
gebbiavasca d’irrigazionear. jābiya
saiacanale d’acquaar. sāqiya
dammusustanza a voltaar. dammūs
cafisumisura per l’olioar. qafīz
tùmminumisura di terraar. thumn, “ottavo”
mischinupoverettoar. miskīn
sciarralitear. šarr
taliàriguardarear. ṭalaʿa
burniagiaraar. burniya
tabbutubaraar. tābūt
cassatala tortaforse ar. qasʿa, “scodella”
1061 – 1194

I Normanni

Ruggero d’Altavilla entra a Messina nel 1061 e a Palermo nel 1072; nel 1130 Ruggero II è re di Sicilia. Alla corte si parla francese antico e normanno, nelle cancellerie latino, greco e arabo insieme. È il momento in cui la Sicilia torna latina: i Normanni portano coloni dall’Italia del nord, e i loro paesi parlano ancora oggi dialetti gallo-italici (Piazza Armerina, Nicosia, Sperlinga, San Fratello, Aidone, Novara di Sicilia). Il francese lascia al siciliano i verbi del lavoro e del commercio e i nomi dei mestieri; a Palermo la Vucciria è la boucherie, il macello.

accattaricomprarefr. normanno acater
travagghiarilavorarefr. travailler
custurerisartofr. couturier
buccèrimacellaiofr. boucher
racinauvafr. raisin
buattabarattolo di lattafr. boîte
ammucciarinasconderefr. antico mucier
giugnettulugliofr. antico juignet
1194 – 1266

Gli Svevi e la Scuola siciliana

Alla corte di Federico II, tra il 1230 e il 1266, un gruppo di notai e funzionari scrive poesie d’amore in siciliano: è la Scuola siciliana, la prima poesia lirica in una lingua d’Italia. Giacomo da Lentini inventa il sonetto; Cielo d’Alcamo scrive “Rosa fresca aulentissima”. Un secolo dopo Dante, nel De vulgari eloquentia, osserva che tutto ciò che gli italiani scrivevano in versi veniva chiamato “siciliano”. I toscani copiarono quei testi e li adattarono alla loro lingua: per questo l’italiano ha parole come “core” e “amore” con la vocale che il siciliano avrebbe dato in altro modo. Il siciliano ha avuto una letteratura scritta prima del fiorentino di Dante.

1282 – 1516

Aragonesi e Catalani

Con i Vespri del 1282 la Sicilia caccia gli Angioini e chiama Pietro d’Aragona. Per più di due secoli la corona è aragonese e la lingua degli affari e dell’amministrazione è il catalano: da qui i verbi dei sentimenti e dei gesti quotidiani che il siciliano condivide con Barcellona e Valencia e che l’italiano non ha.

anciovaacciugacat. anxova
muccaturifazzolettocat. mocador
addunàrisiaccorgersicat. adonar-se
nzirtariindovinarecat. encertar
affruntàrisivergognarsicat. afrontar-se
priàrisirallegrarsicat. prear-se
accabbarifinirecat. acabar
stricaristrofinarecat. estregar
1516 – 1713

La Spagna

Con Carlo V la Sicilia è un viceregno spagnolo per due secoli. Il castigliano è la lingua del potere e dell’aristocrazia, e lascia nel siciliano parole della casa, delle emozioni e del parlare di tutti i giorni, insieme a un gusto per la cerimonia che si sente ancora nei saluti.

làstimapena, compassionesp. lástima
mantacopertasp. manta
abbuccarirovesciare, inclinaresp./cat. abocar
capizzacavezzasp. cabeza
trastuoggetto ingombrantesp. trasto
tacciachiodo cortosp. tacha
1713 – oggi

Savoia, Borboni, Italia

Dopo Savoia e Austria, dal 1734 i Borboni e il Regno delle Due Sicilie; nel 1860 Garibaldi, nel 1861 l’Italia. Da allora la scuola, l’esercito, la radio e la televisione portano l’italiano in ogni casa, e il siciliano da lingua di tutti diventa lingua della famiglia e del paese. Oggi lo parlano oltre quattro milioni di persone, quasi tutte bilingui; l’UNESCO lo elenca fra le lingue “vulnerabili”, cioè vive ma da proteggere.

Come suona

Chi l’ha scritta

1230–1266La Scuola siciliana

Giacomo da Lentini, Pier della Vigna, Guido delle Colonne, Cielo d’Alcamo: alla corte di Federico II nasce il sonetto e la prima lirica in una lingua d’Italia.

1543–1593Antonio Veneziano

Il poeta di Monreale, amico di Cervantes (furono prigionieri insieme ad Algeri): la sua “Celia” è il canzoniere siciliano del Cinquecento.

1740–1815Giovanni Meli

Abate, medico e poeta palermitano: la “Buccolica” e le favole morali sono il classico della lingua, letto e cantato per due secoli.

1750–1821Domenico Tempio

Il catanese che scrisse in siciliano la satira più libera e sboccata del Settecento.

1870–1921Nino Martoglio

Il teatro in siciliano: le sue commedie e il giornale “D’Artagnan” fecero del siciliano una lingua di scena, con Angelo Musco e poi Pirandello.

1899–1997Ignazio Buttitta

Il poeta di Bagheria: “Un populu / mittitilu a catina / spugghiatilu / attuppatici a vucca / è ancora libiru… / un populu / diventa poviru e servu / quannu ci arrobbanu a lingua”.

1925–2019Andrea Camilleri

Il “vigatese” del commissario Montalbano ha portato il siciliano, mescolato all’italiano, in milioni di case e in trenta lingue.

Parole che sentirai

Con queste, chi ti parla capisce che hai voluto imparare. Pronuncia ogni vocale e non avere fretta.

Amunì!Andiamo! Dai!
Beddu / beddabello / bella, ma anche “caro”, “tesoro”
Picciriddubambino
Picciotturagazzo, giovanotto
Talìa!Guarda!
Mizzica!Caspita!
Chi voli?Cosa vuole? (chiesto con gentilezza)
Assabbinirica“che tu sia benedetto”: il saluto agli anziani
Camurrìaseccatura, fastidio
Manciarimangiare
Arancinu / arancinala palla di riso fritta: al maschile a Catania, al femminile a Palermo, e non è una questione da poco
Sciroccuil vento caldo da sud
A muntagnal’Etna, per chi ci vive sotto
Cu è?Chi è?

Chi la riconosce

Trinaka parla anche siciliano: scegli “Sicilianu” nel selettore delle lingue.

Eccellenze sicilianeI dolci di SiciliaMestieri di una volta

Fonti: Vocabolario Siciliano (CSFLS, Piccitto–Tropea–Trovato); G. Ruffino, Sicilia (Laterza); A. Varvaro, Lingua e storia in Sicilia; Dante, De vulgari eloquentia I, xii; UNESCO Atlas; Ethnologue; L.R. 9/2011. Le etimologie segnate “forse” sono discusse fra gli studiosi.