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basilica cattedrale di San Bartolomeo

Chiese Romano
basilica cattedrale di San Bartolomeo
Foto: Wikimedia Commons · CC BY-SA

La basilica cattedrale di San Bartolomeo è il principale luogo di culto di Patti, comune italiano della città metropolitana di Messina, cattedrale della diocesi di Patti, nel vicariato foraneo di Patti sotto il patrocinio di san Bartolomeo apostolo, comprendente le parrocchie di Patti, Gioiosa Marea, Librizzi, Montagnareale, Oliveri e San Piero Patti. Santa Febronia vergine e martire, patrona della città di Patti. Arcipretura di Patti, parrocchia di San Bartolomeo. La chiesa sorge accanto al palazzo vescovile e seminario, il prospetto principale si affaccia a Ponente su via Cattedrale ed è la più grande e antica delle chiese di Patti. Il conte Ruggero fonda il monastero del "Santissimo Salvatore" ed erige la chiesa primitiva dedicandola a san Bartolomeo.

Approfondimento
Storia

Siculi e Ausoni (XIII - XII secolo) occupano una porzione di territorio denominata "Epacten" (Έπακτήν) successivamente soggetta ai Greci, Romani, Bizantini.

Epoca normanna
Nell'area i Normanni insediano la fortezza, le cui rovine sono giunte a noi sotto la denominazione di "Castello di Adelasia". All'interno della cinta muraria adiacente al castello, viene fondato il monastero dell'Ordine benedettino del Santissimo Salvatore verosimilmente nel biennio 1082-1083, e della chiesa che porta la data del 6 marzo 1094, costruzione coeva all'edificazione della cattedrale di Santa Lucia di Santa Lucia del Mela. Papa Urbano II durante il processo di ricristianizzazione della Sicilia, approva l'erezione del monastero e dona all'abate Ambrogio le decime che esige nel territorio di Patti. L'arcivescovo di Messina Ugone il 24 settembre 1131, in considerazione dei cospicui tributi assegnati dal Conte Ruggero ai due monasteri di Patti e di Lipari, eseguendo il contenuto della bolla pontificia di Anacleto II, promuove a vescovado i due monasteri, affidandone nell'ottobre dello stesso anno, la cura spirituale e temporale all'abate Giovanni, cui conferisce la dignità vescovile. Il riconoscimento ufficiale della diocesi da parte della Santa Sede avviene nel 1157 fino al 1399, quando il papa Bonifacio IX, considerata l'estensione della Diocesi, la distanza dei luoghi per via del mare che le separa, con il consenso del re Martino I di Sicilia, divide l'episcopato in due diocesi: Lipari e Patti.
Il vescovo di Patti, abate del monastero del Santissimo Salvatore, oltre ad esercitare l'autorità spirituale, è anche signore e feudatario di larga parte della diocesi, su di essa esercita diritti e doveri propri della sua autorità feudale. Egli, sino alla fine del 1800, è chiamato e ha diritto di…

Prospetto

Il portale centrale in stile gotico è costituito da tre colonne per lato inframezzate da colonnine più esili che reggono capitelli con figure zoomorfe, l'articolato manufatto prospettico in laterizi sorregge un arco acuto con più ordini di strombatura. L'antica decorazione marmorea, superstite ai numerosi eventi sismici, è integrata da sobrie modanature moderne che sostituiscono le parti mancanti lasciando intatto il fasto degli antichi fregi. Ai lati cornici di bifore cieche con capitello intermedio pensile.
Il secondo ordine è contraddistinto da altrettante cornici di bifore cieche con archi a tutto sesto, le monofore esterne includono oculi ciechi. L'edicola interna priva di rivestimento lavico reca un oculo sede della moderna vetrata raffigurante il volto di Cristo. Cornicioni delimitano un terzo ordine con paraste intermedie sormontato da timpano triangolare.
I due ordini presentano una decorazione lavica che insieme agli inserti di candido marmo delle cornici e del reticolo, creano un finissimo effetto cromatico. A metà strada dalle cave di pietre e materiali lavici, con riferimento alle ricchissime colate laviche delle falde dell'Etna o estratte e importate dalle prospicienti Isole Eolie, la facciata presenta l'utilizzo di conci di lava per scopi decorativi. Peculiarità che accomunano la cattedrale alle costruzioni di matrice bizantino - araba, cube e metochi del circondario, l'utilizzo di conci di pietra lavica denominatore comune alle rifiniture esterne delle absidi della cattedrale di Palermo e del duomo di Monreale, ai castelli di Milazzo e di Santa Lucia del Mela.
Nella controfacciata con conci a vista in corrispondenza dei confessionali sono presenti due nicchie con i resti di primitive sculture.
Nella lunetta superiore è presente un'aquila imperiale con…

Ingresso meridionale

L'entrata meridionale con portico presenta un portale in stile barocco del 1742. È costituito basamenti con colonne ioniche e capitelli corinzi che incorniciano un arco a tutto sesto e sostengono un massiccio architrave con ricca modanatura sormontato da riccioli con conchiglie. Nella parte interna del timpano aperto è presente lo stemma dei Borboni.
Sui piedistalli sono presenti delicatissime trine scolpite raffiguranti putti e soggetti fitoformi.

La parete destra navata centrale o meridionale

Sulla parete destra della navata centrale sono addossati i seguenti manufatti o incassati in archi a tutto sesto gli altari:

Prima campata: Iscrizioni marmorea di Nicola Gatto.
Seconda campata: Varco e iscrizioni marmoree di Pietro Galletti, Carlo Mineo e Salvatore Pisano.
Terza campata: Altare ove costituisce pala d'altare il dipinto dell'"Adorazione dei Pastori" attribuito al pittore fiammingo Guglielmo Borremans del 1725, la presenza di due "galletti" è riferimento al committente il Vescovo Monsignor Pietro Galletti.
Quarta campata: Ingresso laterale meridionale. Sulla destra dell'elegante portale d'accesso il varco d'accesso ai locali corrispondenti alla terza, seconda e prima campata della navata centrale.
Quinta campata: altare dedicato al SS. Crocifisso, con un pregevole Crocifisso ligneo del 1500 inserito in un ricchissimo reliquiario del XVIII secolo.
Sesta campata: Organo del 1758 attribuito ad Annibale Lo Bianco recentemente restaurato e regolarmente funzionante.

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Foto
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