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chiesa del Gesù

Chiese Barocco

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chiesa del Gesù
Foto: Wikimedia Commons · CC BY-SA

La Chiesa del Gesù, nota anche come Casa Professa, è una delle più importanti chiese del periodo tardo manierista e barocco di Palermo e dell'intera Sicilia. L'aggregato monumentale della Compagnia di Gesù è ubicato nel centro storico di Palermo nel mandamento di Palazzo Reale o Albergaria; con pertinenze e dipendenze ingloba numerosi altri edifici di culto.

Approfondimento
Storia

Epoca araba
884, È documentato il convento e il tempio di San Filippo d'Argirò fondato dai monaci basiliani per opera dei genitori di San Filippo diacono palermitano.

Epoca normanna
1072, Roberto il Guiscardo e la moglie Sichelgaita promuovono ed edificano sul preesistente luogo di culto la badia di Santa Maria alla Grotta retta secondo la regola basiliana. Gli storici commentatori Goffredo Malaterra, Tommaso Fazello e Rocco Pirri fanno riferimento nelle loro opere all'impianto normanno. L'attuale Cappella di Sant'Anna sovrasta la Grotta.
1128, Cristodulo Rozio, ammiraglio antiocheno al servizio di Ruggero II di Sicilia, finanzia l'istituzione.
1130, Ruggero II di Sicilia dona al monastero di Santa Maria della Grotta dell'Ordine basiliano di Marsala l'isola di Mozia comprendente la chiesa di San Pantaleo e le Saline. A questi possedimenti si aggiungono la chiesa di San Giovanni Battista al Boeo sul promontorio Lilibeo, la chiesa di Santa Croce. Fuori città la chiesa di San Michele Arcangelo (o Sant'Angelo) al Rinazzo presso il feudo Farchina, la chiesa di Santa Venera e un ampio giardino in località Eraclia, l'odierna Rakalia. Da Agostino Inveges a Palermo, per converso sono documentate come dipendenze della chiesa di Santa Maria della Grotta: la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, la chiesa di San Michele de Indulcis e la chiesa di San Leonardo de Indulcis rispettivamente le odierne chiesa di San Michele Arcangelo e chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano. È documentata l'esistenza della chiesa di San Pantaleone al Cassaro.
1131 maggio, Decreto di Ruggero II di Sicilia, con il quale sancisce l'elevazione del monastero del Santissimo Salvatore ubicato sulla "lingua phari" di Messina a «mandra» o «Mater Monasteriorum» ossia guida di tutti i monasteri basiliani di Sicilia…

Facciata

La facciata rivolta a settentrione, nella parte centrale è caratterizzata da un doppio ordine di lesene binate sovrapposte di colore scuro che esaltano il senso di profondità creato dal rilievo prospettico. Semplici lesene delimitano nel primo ordine gli ingressi minori sormontati da nicchie. I due ordini sono raccordati da volute con riccioli verso il basso. Chiude il frontone costituito da timpano ad archi spezzati sovrapposti e fregio centrale con cristogramma retto da volute in rilievo.
Il portale principale è costituito da colonne con capitelli corinzi sormontati da timpano spezzato ad archi sovrapposti, nella nicchia intermedia è collocata l'espressiva Madonna della Grotta, sul cartiglio la dicitura "JESUS VOCATVM EST NOMEN EIUS".
Il complesso prospettico è arricchito da statue raffiguranti santi della Compagnia di Gesù. Sul lato destro San Francesco Saverio collocato sul portale, San Francesco Regis sul vertice, San Giacomo Kisai in secondo piano e San Giovanni Soan di Gotò sul cornicione laterale.
Le statue delle nicchie sul lato sinistro raffigurano Sant'Ignazio di Loyola collocato sul portale, San Francesco Borgia sul vertice, San Paolo Miki in secondo piano e San Francesco de Geronimo sul cornicione laterale.
Nella controfacciata fiancheggiano il portale due altorilievi o teatrini di Gioacchino Vitagliano coadiuvato dal discepolo Ignazio Marabitti raffiguranti Gesù e la Samaritana e Gesù ridà la vista al cieco. Nel vestibolo sono collocate le statue di Giaele, Giuditta e Oloferne, Rebecca, Giacobbe e Esaù, Ruth.
L'inusuale timpano spezzato (sezione tronco sferica intersecata da archi ortogonali) del portale d'ingresso che immette alla navata principale è arricchito con pregevoli opere di Ignazio Marabitti: il Cristo fanciullo e Putti su nimbi posti sotto la…

Interno

Navata destra
La descrizione della disposizione delle cappelle fatta da Antonino Mongitore ricalca l'attuale ordine, fatta eccezione le cappelle dedicate a San Pantaleone, ai Sette Angeli, ai Martiri del Brasile.

Prima campata: Cappella delle Sante Vergini. Sull'altare delimitato da colonne in marmo nero con capitelli corinzi è presente il dipinto raffigurante le Vergini. Nelle nicchie laterali e nelle pareti adiacenti sono disposte statue marmoree.
Seconda campata: Cappella dei Santi Confessori. Sull'altare è collocato il quadro dei Santi martiri Giapponesi che ritrae il sacrificio di missionari gesuiti e francescani in Giappone. Dal 1629 compatroni della città di Palermo. Sono presenti due quadroni di Pietro Novelli: San Filippo siriaco esorcizza l'indemoniato e San Paolo eremita e compagni.
Terza campata: Cappella dei Santi Martiri. Sull'altare delimitato da colonne in marmo nero con capitelli corinzi sormontato da timpano ad arco spezzati con stemma coronato intermedio realizzato da Francesco Scuto nel 1663, è collocato un dipinto raffigurante San Clemente Papa ritratto tra Santo Stefano Protomartire e San Lorenzo. Sulla parete destra campeggia il dipinto raffigurante la Strage degli Innocenti, sulla sinistra il Martirio dei tre Santi Martiri Giapponesi, opera di Giuseppe Spatafora realizzata nel 1655. Gli affreschi delle volte sono opere di Antonio Grano del 1704.
Addossato al pilastro della navata il pulpito.
Quarta campata: Cappella della Madonna di Trapani. La cappella decorata con marmi mischi, delimitata da colonne in marmo nero, capitelli corinzi, timpano ad arco spezzato e simmetrico con stemma intermedio, ospita nella nicchia la statua marmorea della Madonna di Trapani, opera attribuita a Antonello Gagini. Ai lati sull'esterno, gli intarsi in marmi…

Architettura

L'addobbo interno – “le cui pareti sono coperte da marmi, da tarsie, da statue e da arabeschi senza fine, che debbono aver costata immensa copia di danaro agli ambiziosi Lojolei (da Ignazio di Lojola) i quali ogn'altro tempio vollero mai sempre offuscare nella città colle loro magnifiche chiese” (C. Castone, Viaggio della Sicilia, 1793) – costituisce un importante esempio di fusione tra architettura, pittura e decorazione plastica. Particolarmente vivace è la decorazione a mischio, cioè a tarsie marmoree pregiate, composte a motivi floreali o figurati. Nel romanzo Il Gattopardo viene ricordata una visita a Casa Professa di don Pirrone, il prete di casa Lampedusa, durante una passeggiata palermitana in carrozza del Principe.
Riguardo alla decorazione a marmo mischio dell'abside di Casa Professa, “rappresenta indubbiamente l’apporto più significativo e originale della cultura artistica siciliana alla civiltà del barocco europeo; integrazione dinamica tra architettura, scultura e pittura, secondo la prassi e l'estetica secentesche, animazione ipertrofica di colori e immagini (“in guisa che senza pennello sembra opera di pennello” scrive il Mongitore). Addobbo teatrale articolato attraverso ricchi e complessi sistemi concettuali, la decorazione a mischio e a tramischio (con parti a rilievo) è anche il genere dove con maggiore chiarezza si coglie il carattere distintivo del barocco siciliano: una collaborazione tra architetti e scultori, marmorari e pittori che spesso stabilisce confini assai labili tra le diverse categorie d'artigiani, e che anzi su questa ininterrotta continuità di mestieri fonda la dimensione trionfante del grande cantiere della Palermo barocca, dalla seconda metà del Seicento ai primi decenni del Settecento.
Un'attività così intensa e prolungata esigeva…

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In breve

Costruzione1636
Stilearchitettura barocca

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