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duomo di Barcellona Pozzo di Gotto

Chiese
duomo di Barcellona Pozzo di Gotto
Foto: Wikimedia Commons · CC BY-SA

La basilica minore di San Sebastiano, chiamata anche "duomo di Barcellona Pozzo di Gotto" o "duomo di San Sebastiano", sorge in piazza Duomo e il prospetto principale si affaccia su via Roma. È la più grande delle chiese di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia seconda solo alla cattedrale protometropolitana di Santa Maria Assunta di Messina. Appartenente all'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, vicariato di Barcellona Pozzo di Gotto sotto il patrocinio di San Sebastiano, sede dell'arcipretura di Barcellona Pozzo di Gotto, parrocchia di San Sebastiano.

Approfondimento
Culto

Il nome Sebastiano deriva dal greco “Σεβαστός” col significato di "colui degno d'onore, venerabile, imperiale". Il culto di San Sebastiano in molti centri siciliani risale al 1300, quando il martire di Narbona di origini milanesi, ritenuto insieme a san Rocco, a sant'Antonio Abate e san Cristoforo protettore contro le epidemie di peste, favorisce la costruzione di numerose chiese. Il culto attecchisce a Barsalona, casale a ponente del torrente Longano e frazione di Castroreale, attorno al 1500 soppiantando l'allora patrono san Nicola di Bari, il cui culto fu introdotto dalle primitive istituzioni dell'Ordine basiliano.
Per le sue doti di fedeltà, lealtà e per la sua intelligenza è molto stimato dagli imperatori Massimiano e Diocleziano che per nulla sospettano della sua fede cristiana. Grazie alla sua posizione e agli incarichi affidati compie numerose azioni a favore dei cristiani, l'aiuto prestato ai segregati in carcere, ai condannati al supplizio, è scoperto e incriminato mentre assicura ai martiri e perseguitati una cristiana sepoltura. Tattiche militari in uso presso Egiziani, Persiani, Greci e Romani ricorrono alle frecce per uccidere, inquinare, avvelenare, assediare, contagiare gli obiettivi di conquista. San Sebastiano grazie alle cure di santa Irene sopravvive al primo martirio eseguito mediante le frecce sul colle Palatino, come sostenitore e difensore degli afflitti e dei sofferenti, per trasposizione, assurge a figura di protettore contro tutte le epidemie di chi è infettato, allegoricamente le frecce rappresentano le epidemie che colpiscono.
Il culto a Melilli, Palazzolo Acreide, Cassaro, Ferla, Francofonte, in tutto il comprensorio siracusano, ad Acireale, Mistretta, Palermo, e in molti altri centri dell'isola, si consolida e propaga capillarmente col…

Storia

Epoca aragonese-spagnola
Tempio primitivo.

XIV secolo (?), È documentata l'esistenza della primitiva chiesa di San Sebastiano.
1592, Il luogo di culto è documentato.
Duomo antico.

1595 - 1606, fondazione del primitivo duomo di San Sebastiano.
1650 circa (?), gli architetti Andrea Suppa e Nicola Francesco Maffei, quest'ultimo appartenente alla corrente d'artisti lombardo - carrarese operante in provincia, riprogettano il duomo antico di San Sebastiano. Attribuzione parzialmente condivisa dai critici in mancanza di documentazione certa.
L'arciprete di Castroreale Giovanni Cutrupia in una cronaca del 1731 - nella ricognizione effettuata nel comprensorio su richiesta di monsignor Tommaso Vidal y de Nin, arcivescovo di Messina - descrive in dodici il numero degli altari presenti nell'edificio sacro. Il prelato tralascia di indicare la disposizione e l'attribuzione delle opere custodite: quadri, statue e manufatti trasferiti due secoli più tardi nell'attuale duomo. In mancanza di testimonianze fotografiche e di planimetrie è possibile solo ricostruire idealmente la collocazione delle opere all'interno del duomo antico di San Sebastiano. Dei vecchi dodici altari enumerati il sunto:
«... il maggiore è ubicato in un cappellone sotto la cupola, disposto secondo lo schema romano innanzi al coro, in esso è collocato il quadro della Beatissima Vergine Maria riconducibile alla Madonna delle Grazie. Altri due altari posti nel transetto sotto due cupole minori: in uno è esposto il Santissimo Sacramento, nell'altro il Glorioso San Sebastiano ...».
Nella cronaca l'arciprete non menziona San Nicola, inoltre indica nel lato o navata sinistra, il passaggio di comunicazione interno tra il duomo antico di San Sebastiano e la chiesa degli Agonizzanti, circostanza rafforzata dal fatto che su…

Facciata

Collocandosi proprio di fronte alla basilica si scopre un'impressionante analogia: la facciata richiama quella della basilica di Sant'Andrea della Valle ubicata in corso Vittorio Emanuele in Roma. In effetti, nella fase di presentazione del progetto, l'architetto espone chiaramente d'ispirarsi alla basilica romana, sia nel prospetto, sia nella pianta dell'edificio. Per la cupola, trae fonte d'ispirazione nella realizzazione del conterraneo messinese Filippo Juvara, autore della cupola della basilica di Superga.
Quello che per il neofita, il turista, il visitatore, l'ammiratore, è una pura constatazione, l'attenta lettura documentale e in conformità a semplici ragionamenti legati alla storia dell'architettura, si rivela la giusta miscela di spunti creativi. La cupola dai costoloni binati del tempio torinese, semplificata e alleggerita, costituisce il coronamento del Sacrario di Cristo Re totalmente derivato dall'impianto dello Juvarra, alla cui realizzazione il Barbato contestualmente collabora. Stessa cupola per il coevo duomo di Barcellona, la quale per forma, stile e dimensioni è molto somigliante alla cupola del duomo Nuovo di Brescia, quest'ultima priva dei finestroni tondi posti alla base della calotta sferica. Nel monumento barcellonese, le terrazze che ricoprono le navate laterali sono molto più ampie e ciò ha permesso la realizzazione di due ingressi anteriori minori.
La facciata ricalca in chiave moderna lo stile neo classico con due ordini sovrapposti di colonne binate sormontate da capitelli corinzi che incorniciano il finestrone, l'ingresso principale e le nicchie laterali. Il corpo delle otto colonne centrali è leggermente più avanzato rispetto ai gruppi laterali. Del gruppo centrale, le quattro colonne interne sono più avanzate creando la realizzazione di…

Interno

Navata principale
L'impianto basilicale è a croce latina con ampia navata centrale con volta a botte arricchita da fregi, rosoni e stucchi. Lungo le "improprie" e spaziose navate laterali di cinque arcate ciascuna con cupoletta d'ispirazione bizantino - araba, sono disposti sei altari minori e due ingressi laterali.
Lo spazio interno è articolato in tre navate suddivise da robusti pilastri sui quali si aprono grandi archi a tutto sesto abbelliti da paraste binate. La navata centrale è lunga 25 metri circa dalla controfacciata al transetto, larga 16 metri e alta circa 23 metri, visivamente e acusticamente costituisce l'elemento architettonico peculiare della costruzione.

Navata destra - lato sud

Nella prima campata a destra è collocata l'iscrizione marmorea riproducente il testo della bolla pontificia di Papa Giovanni Paolo II decretante la pubblicazione del 9 novembre 1989. Elevazione a basilica del 9 febbraio 1991. Cerimonia di dedicazione del 18 settembre 1992. Presso il varco del corridoio è collocata la statua marmorea raffigurante la Madonna del Riposo (fine secolo XVI – inizio secolo XVII) di fattura gaginiana. L'epigrafe della Bolla Pontificia recita in lingua latina:

Seconda campata: Altare della Vergine degli Agonizzanti. La mensa marmorea di stile barocco (fine XVI secolo – inizio XVII secolo) è un manufatto proveniente dalla chiesa degli Agonizzanti, la pala d'altare, olio su tela, raffigura la Vergine degli Agonizzanti, opera di Filippo Jannelli del 1655 (?). Nella scena la Vergine è raffigurata fra san Michele Arcangelo, san Camillo de Lellis e san Giuseppe morente. La sopraelevazione dell'altare è costituita da lesene sormontate da timpano o frontone spezzato e simmetrico con stele intermedia. Al centro è presente un raffinato tabernacolo raffigurante…

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Foto
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In breve

Costruzione1931
Stilearchitettura neoclassica

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