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Noto antica

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Noto antica
Foto: Wikimedia Commons · CC BY-SA

Noto antica, ovvero Netum, è l'antico abitato di Noto distrutto a seguito del terremoto dell'11 gennaio 1693. Municipium sotto il dominio dei Romani, capovalle dalla dominazione araba in poi e fregiata del titolo di Civitas ingegnosa da Ferdinando il Cattolico, fu patria di molti elementi di spicco fra il XIV e il XVI secolo, nonché uno dei principali centri culturali, militari ed economici della Sicilia sud-orientale. Circondata da imponenti mura e da profonde vallate del monte Alveria, non fu mai presa con la forza. Solo il violento terremoto del 1693 alle 13:30 riuscì a distruggerla, causando nel Val di Noto oltre 60.000 vittime. L'evento sismico oggi è considerato il terremoto più forte mai registrato nell'intero territorio italiano.

Approfondimento
Storia

Il primo insediamento umano nella zona risalirebbe all'età del bronzo antico (XVIII-XV secolo a.C.) della civiltà di Castelluccio, ma sono anche presenti tracce della Civiltà di Finocchito del VIII-VII secolo a.C. Nel V secolo a.C. Ducezio, il Re dei Siculi, in vista della guerra contro gli invasori greci, avrebbe trasferito Neai (che gli avrebbe dato i natali), di incerta collocazione, dal colle della Mendola, nell'altipiano dell'Alveria, un singolare monte cuoriforme, circondata da profonde gole che la rendevano imprendibile, fuorché per uno stretto istmo che venne fortificato.
Recenti studi tenderebbero ad escludere la cittadinanza netina di Ducezio e quindi il trasferimento di Noto. È comunque accertato che il Monte Alveria era abitato fin da epoca preistorica e che successivamente fu sede di diverse comunità sicule a partire dal IX secolo a.C.
Il ginnasio, gli heroa, le vaste necropoli a fossa, i templi e i teatri di cui si ha notizia, indicano l'alta considerazione di cui la città sicula godette da parte dei conquistatori greci, dei quali assimilò culto e costumi.
Nel 263 a.C. Neaiton (latinizzata in Neetum, Netum) viene assegnata da Roma a Ierone II tiranno di Siracusa, ma gode, forse in considerazione dell'origine latina dei siculi, di una certa autonomia che più tardi (pare al tempo della seconda guerra punica) si concretizza in un patto federativo con Roma (Civitas foederata), che la equipara alle due altre città federate della Sicilia: Messina e Taormina.
I Netini tengono sempre in gran conto la loro posizione di alleati dei Romani e nel 70 a.C., come riferisce Cicerone, figurano tra i più fieri accusatori nel processo celebrato contro il propretore Caio Verre che aveva preteso indebitamente da loro il pagamento della decima. Anche in epoca imperiale…

Urbanistica

In epoca preistorica il monte Alveria era costellato da piccoli nuclei abitativi, costituiti principalmente da capanne, separati ed indipendenti gli uni dagli altri.
Un primo nucleo cittadino fu probabilmente fondato in età ellenica, in un piano più basso della montagna che si affaccia sulla valle del Durbo, come testimoniano i resti dell'antica Agorà, del Ginnasio e degli Heroon. L'insediamento era protetto da mura megalitiche, di cui sono visibili ancora alcuni tratti. Vincenzo Littara, nel suo De Rebus Netinis, descrisse che al secolo XVI (in cui visse) il nucleo greco conservava ancora quasi del tutto la sua primitiva fisionomia.
Durante l'età Romana, probabilmente, incominciò ad essere abitata anche la sommità della montagna.
Sotto la dominazione normanna l'intera montagna venne fortificata con poderose mura, mentre i quartieri sulla sommità si espandono ed assumono un ruolo centrale, essendo proprio lì il castello ed altri importanti edifici.
Nel medioevo la città si arricchisce di Chiese e si allarga la piazza maggiore, la città è suddivisa in tre piani, dove sorgevano anche le uniche tre piazze della città: piano del Crocifisso, piano Maggiore e piano Santa Venera. La città è attraversata da un serpeggiante asse principale denominato via piana o Cassaro. La fisionomia della città era del tutto simile a quella delle altre città medievali dell'epoca.
Nel XVII secolo, la città si arricchisce ulteriormente di monumenti, e molti dei restanti vengono abbelliti secondo i canoni del nuovo stile barocco. Alla vigilia del terremoto, contava 14 416 case, anche se l'estremità sud (i "lobi" del monte cuoriforme) non era abitata, ma vi erano ancora terreni coltivabili.
La natura medievale dell'impianto urbanistico e quella geologica del terreno furono una delle cause più…

Architetture religiose

Chiesa Maggiore
Noto aveva chiese nobilissime, la più splendida delle quali (racconta Rocco Pirri) era la chiesa madre detta Chiesa Maggiore (retta a collegiata agli inizi del XVII secolo) che era intitolata (come quella attuale) a San Nicolò. La chiesa si ritiene essere fondata intorno al periodo della cacciata dei saraceni dal Conte Ruggero I il normanno.
La chiesa custodiva l'urna di san Corrado Confalonieri (oggi custodite nella cattedrale della nuova città), Rocco Pirri racconta di una lastra (non presente a Noto) in cui vi era scritto:

Chiesa del SS. Crocifisso
La seconda chiesa parrocchiale che era presente a Noto antica era quella del SS. Crocifisso un tempo intitolata a S. Maria del Castello, appunto dal luogo in cui sorse. Fu fondata al tempo di Giordano, tempo in cui era stato costruito anche il castello. Il restauro della chiesa fu finanziato da una delle più nobili famiglie di Noto: i Landolina, che per far notare il loro sforzo finanziario dovuto alla restaurazione della chiesa avevano fatto dipingere il loro stemma sulla volta della chiesa. In essa si trovava un dipinto del crocifisso (oggi rimane solo il volto di cristo custodito in una teca su uno splendido crocifisso dorato di Rosario Gagliardi nella nuova chiesa a Noto) che, secondo la tradizione, fu dipinto da San Luca e fu portato dal conte Ruggero ai Landolina affinché costruissero una chiesa. La sopraddetta immagine del crocifisso, posta sotto la cupola della chiesa (racconta il Pirri) fu poi trasferita il 27 marzo 1514 in un'apposita cappella sopra la quale si ammirava, oltre ad un ponte, la superba mole della torre campanaria che su di essa gravava con ardita risoluzione architettonica, un'altra lapide: «Perché ricordare gli antichi colossi dell'Asia? La provvida Noto ha di che stupire i…

Palazzi

Dei palazzi si hanno invece notizie molto più sintetiche o assenti.
Il palazzo Landolina, uno fra i palazzi più importanti del paese, fu abbellito in stile barocco con due aquile in pietra calcarea che sorreggevano il balcone centrale per rappresentare, probabilmente, la forza della famiglia. Altro palazzo, di cui però non si hanno notizie, è quello degli Impellizzeri.
L'Ospedale di S. Martino, conosciuto come Ospedale di S. Maria di Loreto, collegato ad una struttura nella roccia, forse un antico oratorio e il palazzo dei baroni di Belludia di cui è possibile ammirare ancora la suddivisione degli ambienti dell'edificio.
La piazza Maggiore della città si trova nello spazio antistante l'edicola votiva a ricordo dell'antica città.

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