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chiesa di Santa Maria della Pietà (Santa Maria della Pietà, Palermo)

Chiesi Baroccu

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chiesa di Santa Maria della Pietà (Santa Maria della Pietà, Palermo)
Fotu: Wikimedia Commons · CC BY-SA

La chiesa di santa Maria della Pietà è un luogo di culto cattolico barocco di Palermo, situato in via Torremuzza nel quartiere Kalsa, poco distante dalla "sorella" chiesa di santa Teresa alla Kalsa, entrambe opera dell'architetto Giacomo Amato.

Apprufunnimentu (it)
Storia

1495: Francesco Abatellis (o Patella), mastro portulano del Regno di Sicilia e siniscalco al servizio di re Ferdinando II d'Aragona, nonché pretore della città di Palermo nel 1495, rimasto senza eredi, dispone nel suo testamento, rogato nel 1508 e aperto e pubblicato nel 1509 alla presenza del notaio Domenico Di Leo, di lasciare al momento della sua morte la dimora alla moglie e che al momento della morte di quest'ultima il palazzo e l'annesso giardino vengano trasformati in un monastero abitato da religiose retto dalla regola di San Benedetto sotto il titolo della «Madonna della Pietà», alla quale Francesco Abatellis fu molto devoto in vita.
1526: fondazione del monastero sotto la regola di San Domenico, contrariamente alle disposizioni testamentarie redatte nel 1508. Il primo gruppo di monache domenicane vengono trasferite dal monastero domenicano della chiesa di Santa Caterina al nuovo monastero. La dimora Abatellis, il monastero e l'annessa cappella sorgevano a breve distanza dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli detta «la Gancia».
1678: inizio dei lavori per l'edificazione della nuova ed attuale chiesa. Il prospetto dell'edificio è rivolto ad Oriente. La primitiva cappella di Santa Maria della Pietà viene trasformata in parlatorio.
1684: trasferimento del Santissimo Sacramento da parte dell'arcivescovo Giacomo Palafox y Cardona.
1723: solenne consacrazione presieduta dal vescovo Pietro Galletti vescovo di Patti e fratello della badessa Vincenza Maria Galletti.
La chiesa, arretrata rispetto al filo della strada e fronteggiata dal settecentesco Palazzo Petrulla, dà luogo all'omonima piazzetta che, nonostante le ridotte dimensioni, lascia trasparire il gusto per la teatralità tipicamente barocco. Il cantiere della chiesa, voluto dalle monache domenicane di…

Facciata

Progettista delle ristrutturazioni del prospetto e anche dei rifacimenti interni è il religioso dell'Ordine dei Crociferi Giacomo Amato, autore del capolavoro in barocco fiorito, che collaborò anche con artisti, scultori ed architetti come Gaetano Lazzara, Antonio Grano, Gioacchino Vitagliano, Giacomo Serpotta ed i suoi familiari e Pietro Aquila.
L'elegante facciata, perfetta mescolanza tra il primo barocco palermitano ed il barocco romano, prende slancio e movimento nel doppio ordine sovrapposto di sei simmetriche colonne di marmo grigio di Billiemi con ricchi capitelli corinzi. Le colonne binate centrali esaltano il senso di dinamicità dell'articolato prospetto in conci di tufo. Anche qui la felice sovrapposizione alla facciata in pietra progettata dagli architetti del Senato Andrea Cirrincione e Gaspare Guercio, della doppia elevazione e decorazione in marmo di Billiemi ripresa dall'Amato.
Il sobrio ed elegante portale centrale è sormontato da un timpano ad arco a sesto ribassato, che racchiude uno scudo in stucco caratterizzato dalla presenza dell'emblema dell'Ordine Domenicano. Lo scudo è sovrastato da una conchiglia (capasanta), affiancato da una coppia di volute con foglie d'acanto ed incorniciato da due rami di palma. Al centro della facciata, sopra il portale, la vittoriosa statua marmorea di San Domenico posta sul "globo" fasciato dai segni zodiacali, opera di Gioacchino Vitagliano, o, secondo altri, di Giacomo Vitagliano. La statua è datata al 1702, così come le altre statue della facciata, e raffigura S. Domenico che sorregge con la mano sinistra il libro dei Vangeli ed il giglio, (suoi attributi iconografici), e con la mano destra il bastone recante lo stendardo col simbolo dell'Ordine; quest'ultimo, purtroppo, è oggi perduto, così come le mani del santo…

Interno

L'interno della chiesa è a navata unica, con tre cappelle per lato, poco profonde, che ospitano pregevoli opere pittoriche ed altari in marmi policromi. Le cappelle sono separate da quattro cantorie lignee dorate di stile barocco, due delle quali progettate dal pittore Pietro Aquila in collaborazione con Giacomo Amato. Le pareti della navata sono decorate da coppie di angeli di scuola serpottiana in stucco recanti strumenti della passione di Cristo, e da 18 grate in ferro battuto (dette gelosie) di forma quadrilobata di notevole fattura, verosimilmente ascrivibili a Giacomo Amato. Attraverso di esse le monache assistevano alle funzioni liturgiche.
All'ingresso vi è un endonartece con funzione di vestibolo, diviso in tre campate e sorretto da quattro colonne tuscaniche in marmo grigio di Billiemi. Esso è altresì noto come sottocoro poiché situato al di sotto del maestoso coro delle monache. Presenta affreschi del 1722 realizzati dal pittore fiammingo Guglielmo Borremans, raffiguranti Scene di vita e di prodigi di Santa Caterina da Siena e di San Domenico ed Effigi di sante e beate dell'Ordine domenicano, contornati da stucchi bianchi e dorati realizzati fra il 1722 ed il 1723 da Procopio Serpotta e da Nicolò Sanseverino su disegno dall'architetto Gaetano Lazzara; nel vestibolo, inoltre, si aprono quattro vani.

Parete destra
Addossata alla parete di destra è un'elegante acquasantiera in marmo bianco, databile verosimilmente al XVIII secolo, arricchita da intarsi di marmi policromi e sormontata da una piccola statua marmorea raffigurante san Giovanni Battista. Seguono tre cappelle:

Prima campata: Cappella dei Padri della Chiesa. Sull'altare è collocata una tela raffigurante Cristo con Mosè e i quattro Padri della Chiesa occidentale, opera dei fratelli Antonio e…

Monastero domenicano di Santa Maria della Pietà

Il monastero della Pietà, tanto grande da ospitare almeno 80 suore professe e tante altre converse, comprendeva nel suo complesso anche il Palazzo Abatellis, adibito, insieme alla cappella della Pietà, a parlatorio, oggi entrambi sede della Galleria Regionale della Sicilia.

1553, Il luogo di clausura è denominato monastero del Portolano per la carica ricoperta dal fondatore.
1735, È il primo monastero visitato per il viaggio compiuto da Carlo III di Borbone per la cerimonia di incoronazione.
Dopo il 1866, anno della soppressione degli ordini religiosi nel regno d'Italia, il monastero perde, come tutti i monasteri ed i conventi a Palermo e in Italia, parte della sua ricchezza. Successivamente il monastero accoglie le monache del monastero delle Stimmate e quelle del monastero dei Sette Angeli, dopo che quest'ultime vengono sfrattate dai loro rispettivi monasteri, che vengono distrutti poco dopo.
1936, Le monache del monastero abbandonano la clausura completa e istituiscono all'interno del loro monastero l'Istituto Paritario e Primario "Maria SS. della Pietà" e cominciano a curare e ad educare i bambini e le bambine del quartiere Kalsa.
16 di Aprile del 1943, una delle tante bombe che colpiscono Palermo durante la Seconda Guerra Mondiale viene scagliata sul monastero, colpendo in pieno il Refettorio e distruggendolo completamente, arrecando danni notevoli alla parte che un tempo era il Palazzo Abatellis e all'annessa chiesa della Pietà.
2012, Il monumentale monastero viene chiuso in base agli ordini della Curia domenicana di Roma. Le ultime tre suore, anziane e di salute malferma, vengono trasferite altrove. Il monastero, così come l'adiacente chiesa di Santa Maria della Pietà, oggi appartiene al Fondo Edifici di Culto.
Il luogo possedeva un tempo giardini fioriti con…

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Fotu
chiesa di Santa Maria della Pietà (Santa Maria della Pietà, Palermo)

Di Wikimedia Commons. Tocca na fotu pi auturi e licenza.

N brevi

Custruzzioni1684
ArchitettuGiacomo Amato
Stiliarchitettura barocca

Dati: Wikidata (CC0). Prezzi e orari cancianu: virifica prima di jiri.

Ndicazioni Mappa

38.11693 N · 13.37188 E

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