地图 › 城堡与遗迹 › Militello in Val di Catania
Il Castello Barresi Branciforte di Militello in Val di Catania fu costruito agli inizi del XIV secolo, probabilmente su un preesistente fortilizio di età sveva.
Nel 1303 diviene signore di Militello il barone Abbo Barresi (o Abbone de Barresio, confermato nel feudo dal re Federico III di Sicilia nel 1308) ed è a lui che viene tradizionalmente attribuita la costruzione del castello. A seguito dell'aumento della popolazione e del numero di abitazioni del "casale", nel 1337 il re Pietro II di Sicilia concede a Giovanni IV Barresi, succeduto al padre intorno al 1330, il privilegio di circondare di mura l'abitato includendovi all'interno il castello. Fu con la realizzazione di queste opere che Militello diventa una "terra" del Regno, ossia un centro abitato "chiuso", e quindi una città con capacità fiscale e militare proprie. Il castello era addossato su un fianco al circuito delle mura e delimitato da un fossato sul lato Ovest. Sebbene di dimensioni minori, ricordava nell'impianto i castelli Maniace di Siracusa e Ursino di Catania. Presentava una pianta quadrata di circa 33 m di lato con ampia corte interna, con torri cilindriche merlate ai quattro vertici e, al centro del lato di ponente, un grande mastio quadrangolare adibito ad abitazione del signore. L'accesso principale al castello era dal lato Ovest dove si trovava la grande porta d'ingresso attrezzata di argani e saracinesca.
Fra storia e leggenda sembrano dipanarsi gli avvenimenti successivi. Nell'autunno del 1357 il castello di Militello ospitò una riunione del parlamento siciliano che, su iniziativa di Artale I Alagona, gran giustiziere del Regno e leader della parzialità catalana che controllava Catania e il Val di Noto, vi deliberò la lotta a oltranza ai i nemici del re Federico IV di Sicilia. Nel 1410, al tempo della signoria del barone Antonio Barresi, la regina Bianca di Navarra, vedova del re Martino I di Sicilia (casa d'Aragona), vi avrebbe trovato ospitalità…
Il 24 ottobre 1564 il barone di Militello Vincenzo Barresi, figlio di Carlo, fu insignito del titolo di marchese, ma alla sua morte (16 agosto 1567) e, in seguito al matrimonio fra Caterina Barresi (sorella ed erede di Vincenzo) e Fabrizio Branciforte principe di Butera e conte di Mazzarino, unico figlio di Giovanni Branciforte e di Dorotea Barresi, nel 1571, città e fortezza passarono ai Branciforte, uno dei casati più ricchi e importanti di tutta la Sicilia.
In questo periodo i più significativi interventi sul castello si devono al marchese Francesco Branciforte (1575-1622) e alla consorte donna Giovanna d'Austria (figlia di Don Giovanni d'Austria e nipote dell'imperatore Carlo V d'Asburgo) che fra il 1602 e il 1622 (anno della morte improvvisa del principe) vi tennero una splendida corte circondandosi di una folta schiera di uomini di talento, fra i quali il poeta ed erudito Pietro Carrera. Don Francesco smantellò il mastio per costruire una nuova ala a Sud chiamata la "galleria", con funzione abitativa e rappresentativa in linea con l'edilizia aristocratica del tempo, e la trasformò in un luogo di cultura e di scienza. Vi fece infatti installare una biblioteca di 10.000 volumi, una tipografia giunta appositamente da Venezia (collocata poi nel vicino palazzo "dei Leoni"), una ricca armeria con una prestigiosa collezione di armature, una distilleria e una cavallerizza (le scuderie); vi istituì due compagnie teatrali, e nel 1607 vi portò l'acqua potabile, come testimonia la Fontana della Ninfa Zizza, decorata dallo scultore Giandomenico Gagini junior al centro della nuova corte Sud.
La "galleria" terminava in un ampio balcone (ancora esistente) sorretto da grandi mensole a intaglio dal quale si godeva (e si gode) una superba vista dell'agro militellese e dei monti…
Gravemente danneggiato dal catastrofico terremoto del 1693, negli anni del governo del marchese Carlo Maria Carafa Branciforte, il castello fu solo in parte riparato. Nel corso del '700 è solo di rado utilizzato dai signori in occasione di qualche visita. A inizio '900 l'edificio, ormai abbandonato, è stato diviso e venduto a privati che ne hanno ricavato abitazioni, alterandone l'insieme con superfetazioni o smantellamenti. Dell'imponente costruzione oggi rimangono soltanto: la porta d'ingresso alla corte Sud (detta Porta della Terra, con riferimento al quartiere Terra Vecchia di cui il castello faceva parte), la fontana della Ninfa Zizza, due torri cilindriche con le sale adiacenti, i grandi vani del trappeto per la molitura delle olive, l'estremità Sud della "galleria" dove era collocata la biblioteca e qualche brano murario della cortina Nord. A Sud del castello, in asse con la Porta della Terra, sopravvive una delle porte secondarie delle mura medievali della città, la Porta del "Bastione".
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