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La Casa del Mutilato è un edificio razionalista di Palermo. Si trova nel mandamento di Seralcadi, in Via Alessandro Scarlatti, a poca distanza dal Teatro Massimo.
La Casa del Mutilato di Palermo fu realizzata nella seconda metà degli anni Trenta su iniziativa dell'Associazione Nazionale fra Mutilati ed Invalidi di Guerra (ANMIG), nell'ambito di un più ampio programma promosso dal regime fascista per la costruzione di sedi destinate ai reduci e ai mutilati della prima guerra mondiale.
Tali edifici, diffusi in numerose città italiane, erano concepiti sia come luoghi di assistenza e rappresentanza dell'associazione, sia come strumenti di celebrazione del sacrificio bellico e della propaganda patriottica promossa dal regime.
Nel 1936 fu bandito il concorso per la progettazione della sede palermitana, vinto dall'architetto Giuseppe Spatrisano, allievo di Ernesto Basile. Spatrisano elaborò un progetto che coniugava richiami all'architettura monumentale dell'antichità classica con i principi del razionalismo italiano, dando origine a un edificio caratterizzato da forme severe e da un marcato impianto celebrativo.
I lavori di costruzione si conclusero nel 1939. L'inaugurazione ufficiale ebbe luogo il 21 maggio 1939. Sull'architrave dell'ingresso principale venne collocata l'iscrizione «Tempio Munito Fortezza Mistica», espressione della simbologia e della retorica proprie dell'ideologia fascista.
Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale l'edificio perse la destinazione d'uso originaria, venendo convertito ad usi amministrativi e giudiziari. Attualmente ospita la sezione penale dell'ufficio del Giudice di pace di Palermo e alcuni uffici comunali, mentre alcune porzioni del complesso risultano inutilizzate.
Nel 2018, nell'ambito di Manifesta 12, la Casa del Mutilato ha ospitato la videoinstallazione "A Unending Lightning" dell’artista spagnola Cristina Lucas.
Il progetto di Spatrisano è caratterizzato da una composizione simmetrica, definita da volumi geometrici essenziali e da un linguaggio formale improntato alla monumentalità. L'impianto richiama l'architettura classica, reinterpretata secondo i principi del razionalismo, con superfici prive di decorazioni superflue e un forte equilibrio tra pieni e vuoti.
Il prospetto principale è dominato da un monumentale portico d'ingresso, che introduce al corpo centrale dell'edificio, sviluppato secondo una volumetria compatta e severa. L'interno è organizzato attorno a un ampio atrio, coperto da un soffitto caratterizzato da un'apertura circolare centrale, attraverso la quale la luce naturale illumina lo spazio sottostante. Questo espediente compositivo conferisce all'ambiente una particolare enfasi scenografica.
Tra gli ambienti di maggiore rilievo figura il sacrario, destinato alla commemorazione dei caduti. L'ambiente, a pianta rettangolare, è rivestito con lastre di marmo scuro in contrasto con la pavimentazione chiara e presenta al centro un altare. Originariamente il sacrario ospitava iscrizioni commemorative dedicate ai militari decorati e ai principali teatri di guerra del conflitto, configurandosi come il fulcro simbolico e memoriale dell'intero complesso.
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