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Il Duomo di Sant’Agata, pure noto come Basilica Cattedrale metropolitana di Sant'Agata, è il principale luogo di culto cattolico di Catania, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi metropolitana e sede dell'omonima parrocchia.
La prima e la seconda cattedrale
La cattedrale originaria, adiacente alle carceri, fu la chiesa di Sant'Agata la Vetere, ove, nel VI secolo, Papa Vigilio aveva tenuto delle ordinazioni sacerdotali.
Nel 1040, Giorgio Maniace, generale inviato dall'imperatore bizantino Michele IV il Paflagone per la riconquista della Sicilia dal dominio arabo, che dal 909 governava l’isola come Emirato di Sicilia, sottrae alla città le reliquie di Sant'Agata gelosamente ospitate nella primitiva cattedrale. Le reliquie furono traslate nella basilica cattedrale di Santa Sofia, a Costantinopoli, e lí custodite per ben 86 anni.
L’attuale cattedrale venne edificata sulle rovine delle Terme Achilliane, risalenti al IV secolo, tra il 1086 ed il 1094, ed era, in origine, concepita come un'"ecclesia munita", ovvero "chiesa-fortezza". Contestualmente, accanto al prospetto meridionale, fu edificato il monastero dell'Ordine Benedettino per il vescovo e per i canonici. L'interno presentava superbe colonne di granito, capitelli, fregi e ornamenti di svariata fattura che indicavano la diversa provenienza e il riutilizzo di parti di templi pagani e rovine romane.
Nel 1091, su iniziativa del conte Ruggero d’Altavilla, giunse, dal monastero benedettino di Sant'Eufemia, in Calabria, l'abate Ansgerio, il quale fu nominato vescovo della ricostituita diocesi della città, proprio dal sovrano normanno. Il canonico, storico e archeologo Tommaso Fazello, tramanda la memoria di un'iscrizione in latino su una tavola di marmo, collocata sulla porta rivolta a settentrione, il testo recitava:
Con diploma datato 1091, approvato da Papa Urbano II, Ruggero I di Sicilia donò i territori del comprensorio Acese, di Paternò, Adernò, Sant'Anastasia, Centorbi, Castrogiovanni, Girgenti, fino ai confini della neocostituita…
Facciata
Si accede al sagrato attraverso una breve scalinata in marmo che culmina in una cancellata in ferro battuto ornata con 10 santi in bronzo. Il sagrato è diviso dalla piazza del Duomo da una balaustra in pietra bianca ornata con cinque grandi statue di santi in marmo di Carrara.
L'esterno della cattedrale è caratterizzato dalla facciata, la quale presenta evidenti analogie con la coeva facciata di Biagio Amico per Sant'Anna la misericordia a Palermo, come se la Sicilia volesse esprimere un suo modello derivato da Roma ma generato dalle direttive della Chiesa di Sicilia, a est come a ovest.
Il prospetto è a tre ordini compositi in stile corinzio, e attico completamente in marmo di Carrara. Il primo ordine è costituito da sei colonne di granito di fattura antica provenienti forse dal Teatro romano, sormontate dallo stemma della nobile famiglia Galletti cui apparteneva il vescovo Pietro Galletti. Il secondo ordine ha anch'esso sei colonne meno grandi e due piccole poste ai lati dell'ampio finestrone centrale. Tutti gli ordini sono adornati con statue marmoree di sant'Agata al centro sulla porta centrale, sant'Euplio a destra e san Berillo a sinistra. Le due grandi finestre ovali ai lati sono accompagnate dai due acronimi riferiti alle frasi legate al culto della Santa: MSSHDEPL e NOPAQVIE.
Il portone principale in legno è costituito da trentadue formelle, finemente scolpite, illustranti partendo dall'alto a sinistra: nel primo registro sono i tre armoriali del vescovo Ansgerio, di papa Urbano II e di Ruggero I di Sicilia con relative didascalie in quanto i tre protagonisti della fondazione della cattedrale, mentre chiude la serie la riproduzione di un rapace in volo oltre le nubi in tempesta con la didascalia aera imbes quae transcreditur; nel secondo registro…
Navata destra
Le sopraelevazioni degli altari presenti in entrambe le navate, sono costituite da opere pittoriche caratterizzate da monumentali cornici in stile barocco di legno scolpito e dorato. La ricostruzione post terremoto del Val di Noto del 1693 determina l'uniformità degli stili e delle forme pur mantenendo un elevato carattere di magnificenza e opulenza. Pochi dipinti tra i capolavori esposti, hanno superato indenni il disastroso evento sismico, gran parte del patrimonio artistico attuale, in particolare il ciclo fiammingo, è dovuto al mecenatismo attuato da illuminati prelati.
Prima campata: Fonte battesimale. Fusto con vasca ottagonale in marmo rosso coperto da cupolino ligneo sormontato dall'Agnus Dei, sulla parete l'affresco raffigurante San Giovanni Battista e il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano, opera di Giovanni Tuccari del 1728. L'ambiente ricavato in una nicchia dal pavimento rialzato è delimitato da una artistica cancellata.
Seconda campata: Altare dedicato a Santa Febronia, dipinto Martirio di Santa Febronia, opera di Guglielmo Borremans del 1730 commissionata da Pietro Galletti in omaggio alla Patrona di Patti, cittadina precedente sede dell'apostolato del vescovo. Tutte le opere del pittore fiammingo sono realizzate durante il soggiorno catanese dell'artista nel 1730 per l'abbellimento del tempio nuovamente ricostruito. Di fronte all'altare, addossata ad uno dei dodici pilastri che separano la navata da quella centrale, è collocato il monumento funebre del musicista catanese Vincenzo Bellini la cui salma fu traslata il 23 ottobre 1876 dal cimitero parigino di Père-Lachaise. Le sculture realizzate in marmo di Carrara e bronzo sono opera di Giovanni Battista Tassara, la targa reca inciso l'incipit dell'aria de La sonnambula:
Terza campata:…
La controfacciata della navata centrale è caratterizzata dalla presenza di una cantoria in stile neoclassico, realizzata nel 1926, su progetto di Carmelo Sciuto Patti, la quale ospita un organo monumentale. Quest'ultimo venne commissionato dal cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, all'organaro francese Nicolas Théodore Jaquot, nel 1877, e, una volta terminato, lo strumento venne posizionato nell'abside centrale, alle spalle dell'altare maggiore. Nel 1926, in seguito alla riorganizzazione dell'area absidale, venne costruita la già citata cantoria, nella controfacciata, e su di essa venne trasferito l'organo a spese del cardinale Francica Nava; in tale occasione, lo strumento venne ampliato dalla ditta organaria Laudani e Giudici e dallo scultore Giambattista Sangiorgio. Inutilizzabile per decenni, nel 2012 è iniziato un importante intervento di restauro ad opera della ditta organaria Mascioni, terminato nel 2014.
Lo strumento è a trasmissione meccanica con sistema elettronico di assistenza per le combinazioni, la sua consolle dispone di 2 tastiere di 58 note ciascuna e una pedaliera di 30 note.
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