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Abacano (Abaceno)

Castillos y ruinas Arqueológico
Abacano (Abaceno)
Foto: Wikimedia Commons · CC BY-SA

Abaceno fue una ciudad de Sicilia a unos 6,5 km de la costa norte, entre Tíndaris y Milas. Sus habitantes se llamaban abaceninos. Fue una ciudad de los sículos pero con fuerte influencia griega. Parte de su territorio fue cedido por Dionisio I de Siracusa en el 396 a. C. para la nueva fundación de la ciudad de Tíndaris, que fue habitada por mesenios desterrados de Mesina por los lacedemonios.

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Descrizione

Fondata dai Siculi forse intorno al X secolo a.C., fu tra le poche città della Sicilia a non essere convertita in una colonia greca; ciò nonostante finì comunque per ricevere influenze elleniche ed è pertanto considerata una città siculo-greca. Scarse le testimonianze sul suo conto: nel V secolo ebbe una zecca con proprie emissioni monetali, mentre nel 396 a.C. vide il suo ampio territorio diviso dal tiranno siracusano Dionisio I per agevolare la fondazione di Tindari.
Pochi anni dopo, nel 393 a.C, fu protagonista di una battaglia tra Cartagine e Siracusa che vide vittoriosa quest'ultima: poiché Abaceno era alleata dei Cartaginesi, passò presto sotto il controllo siracusano e negli anni seguenti non ebbe più diritto di battere moneta, divenendo quasi asservita al rapido sviluppo della vicina Tindari. La situazione restò probabilmente immutata anche con la morte di Dionisio, visto che nessun cenno della città viene fatto tra tra il 357 e il 343 a.C.
Nel 343 a.C. partecipò attivamente alla simmachia creata da Timoleonte, avendo nuovamente modo di emettere monete di bronzo e rare litre d’argento, ma già nel 339 a.C. si unì alla coalizione anti-siracusana rinnegando il condottiero corinzio. Nel 315 a.C. si alleò nuovamente con i Cartaginesi per opporsi ad Agatocle, finendo per cadere nuovamente sotto il dominio siracusano nel 313 a.C.
Nel 289 a.C, ovvero dopo la morte di Agatocle, la città tornò ad essere di nuovo indipendente ma già nel 263 a.C. venne conquistata dai Romani, che rinominarono Abacaenum. Nel corso dei dissidi tra Sesto Pompeo e Augusto – forse contemporaneamente alla presa della vicina Tindari nello stesso anno – Abaceno venne distrutta da quest'ultimo nel 36 a.C.; la sua memoria, tuttavia, non scomparve del tutto, in quanto nel II secolo era ancora citata…

Monetazione

Già documentato dall'archeologo Antonio Salinas nel 1886, esistono monete di Abaceno sia in argento che in bronzo. Alcune presentano al rovescio un cinghiale e accompagnato, come simbolo da una ghianda, allusione, secondo Smith, alle foreste che circondavano la città durante la sua esistenza.

Ricerca archeologica

I primi cenni di riscoperta si datano al 1558, anno in cui Tommaso Fazello riconobbe nei pressi di Tripi rovine di un'antica città, associandole a quelle di Abaceno: tale scoperta viene riportata come assodata anche in testi di altri autori successivi. Dalla seconda metà del Novecento, ipotesi accreditate ragionarono intorno all'effettiva collocazione della città sicula in territorio tripense e, soprattutto, intorno alla sua possibile estensione e grandezza.
Più recentemente, gli esiti positivi di importanti scavi archeologici a Tripi hanno portato tra il 2022 e il 2023 alla luce i resti di una stoà porticata di età greco-romana: sono blocchi di pietra a filari isodomi e di un terrazzamento, solitamente antistanti a una piazza, che doveva costituire l'agorà della greca Abakainon. La scoperta attesta così la vera ubicazione del sito strategicamente rilevante, seppur di «brevissima vita» urbana, citato per primo da Diodoro Siculo, rimasto poi degradato per secoli, quindi il «declino», fino ad essere ridotto ad agglomerato di case sparse. Eppure in tempi antichi «fu città fiorente e abitata da aristocratici», com'è già documentato dai ricchi corredi rinvenuti nelle tombe monumentali.
Inoltre, il catalogo noto di monete coniate, quelle conservate anche al British Museum di Londra, oltreché al Museo «Santi Furnari» di Tripi, deve ora tenere conto del rinvenimento di nuove monete nei recenti scavi che potrebbero riscriverne la storia, come un pentanummo di Giustiniano I, forato e usato come ciondolo, in prossimità di una sepoltura di un individuo vissuto intorno alla seconda metà del VI e il VII secolo.

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Fotos
Abacano (Abaceno)

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38.05191 N · 15.10158 E

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