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Il castello di Bauso, oggi conosciuto anche come castello di Villafranca Tirrena, è un edificio fortificato ubicato a Villafranca Tirrena in provincia di Messina.
Epoca del Regno di Sicilia sotto le Dinastie degli Svevi e degli Aragona
Le prime notizie documentate del contado risalgono al 1271 quando re Carlo d'Angiò assegnò a Pierre Gruyer il feudo Bàusus, precedentemente appartenuto a Enrico de Dissinto. In epoca aragonese il feudo Bauso insieme al vicino Calvaruso appartennero a varie famiglie nobili: Manna.
I Gioeni furono investiti della proprietà per concessione di re Federico il Semplice:
Perrone Gioeni Seniore,
Bartolomeo Gioieni, Gran Cancelliere del Regno,
Pirrone Gioeni Juniore,
Giovanni da Tarento, giudice della Regia Gran Corte, nel 1397,
Niccolò Castagna, tesoriere e maestro razionale del Regno, futuro viceré di Sicilia, se ne investì per permuta, istituto riconosciuto da Martino il Giovane e Martino il Vecchio nel 1399.
Alla morte del Castagna i feudi (Castro Montis Fortis, Castro Saponariæ, Casali Roccæ, Casali Bavosæ, Casali Calvarusæ, Casali Rappano, Casali Maurojannis, Casali Sancti Petri), andarono in dote alla nipote Pina, moglie di Matteo di Bonifacio.
Per via femminile, i territori passarono prima ai Bonifacio con:
Margherita Bonifacio, moglie di Federigo Ventimiglia. Le prime nozze con l'esponente dei Ventimiglia si conclusero senza prole,
Margherita Bonifacio sposò in seconde nozze Gilberto la Grua,
Eulalia La Grua se ne investì nel 1453, sposò Federigo Pollicino e Castagna,
Gaspare Pollicino seniore se ne investì nel 1489,
Gilberto Pollicino fratello germano di Gaspare Pollicino, se ne investì nel 1505,
Federigo Pollicino figlio di Gilberto Pollicino, nel 1511,
Gaspare Pollicino Juniore nel 1520.
Epoca del Viceregno di Sicilia
La baronia fu acquistata dai Cottone con Andrea Cottone † 1561, figlio di Stefano Cottone Seniore, barone di Linguaglossa,
Stefano Cottone Juniore, figlio di Andrea Cottone,…
L'attuale palazzetto nobiliare presenta fortificazioni tipiche di maniero prive di velleità difensive. Basse cortine murarie cingono un impianto a trapezio irregolare preceduto da ampio giardino sul fronte nord - occidentale. Tutto l'insieme è arroccato sulla parte terminale di un poggio digradante con balze dalla parte del prospetto anteriore affacciato sul golfo di Milazzo, stagliandosi a ridosso delle carreggiate dell'Autostrada A20 Messina - Palermo.
La cinta muraria presenta tre baluardi rispettivamente ad ovest, a nord, ad est, quest'ultimo ingloba l'ingresso con portale rivolto a S - W. Il corpo principale consta di due elevazioni, portalino al centro con accesso mediante rampe di scale con sviluppo isoscele. Ogni ala comprende due luci per ordine: balconi con inferriate al piano terra, finestre al piano superiore. I parapetti del coronamento sono intervallati da merli ghibellini (a coda di rondine), lo stesso motivo è ripreso sulle recinzioni delle terrazze.
Residenza secondaria dei Cottone, spesso adibita a rifugio dalla cittadinanza in caso di attacchi barbareschi pirata e corsari provenienti dal prospiciente specchio di mare. In assenza di fonti scritte, per la particolare posizione panoramica, è molto verosimile che l'area abbia ospitato nelle trascorse epoche torri d'avvistamento o particolari sistemi difensivi.
A partire dal 1819 fu la famiglia dei Pettini ad arricchire gli interni con busti dei principali esponenti collocati in nicchie, ciascuno corredato da cartiglio contenente un breve ritratto del componente. Ai busti si alternano sculture raffiguranti Dante, Virgilio e Tasso e statue riproducenti le Quattro Stagioni.
Il salone presenta possenti passaggi con architravi o archi in pietra, un monumentale camino di stile rinascimentale, lo stemma dei due casati. La cappella e parzialmente una terrazza, presentano brani della fastosa pavimentazione in maiolica. Gran parte delle decorazioni e degli ornamenti sono andati perduti a causa dei danni provocati da eventi bellici e dalla trascuratezza indotta per lustri da un farraginoso iter burocratico.
Cappella privata.
Intorno al perimetro di un giardino all'italiana. Una passerella collegava direttamente il corpo centrale a un laghetto della villa, nel quale una serie di fontanelle intrattenevano con giochi d'acqua e davano vita alle cascate delle grotte artificiali intitolate ai tre Canti della Divina Commedia: Paradiso, Purgatorio e Inferno.
Per la costruzione del Giardino sono state utilizzate pietre di colore diverso e vetri multicolori e al suo interno insistevano opere artistiche di pregio come la Fontana dei quattro Leoni attribuita alla bottega dello scultore fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli.
A ridosso della terrazza anteriore, colonne e pilastri testimoniano l'esistenza di un pergolato a galleria.
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