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La Chiesa Madre di Erice, meglio conosciuta come Real Duomo di Erice, è la chiesa madre di Erice, ubicata in piazza Matrice, nei pressi di Porta Trapani. È dedicata a Santa Maria Assunta.
Epoca romana
La tradizione orale tramanda l'innalzamento di un primitivo tempio cristiano al tempo dell'imperatore Costantino nel IV secolo d.C., nell'epoca in cui il tempio di Venere Ericina venne, se non demolito, almeno chiuso. Fin da quell'epoca gli ericini abbracciarono la religione cristiana e costruirono alla Vergine Maria una piccola chiesa a partire dalla quale si è sviluppato l'edificio attuale. Sembra che in quel periodo fossero sorte ad Erice due chiese: una, dedicata alla Nostra Signora della Neve, eretta dentro l'antico castello, proprio nel luogo medesimo ove sorgeva il tempio di Venere; l'altra, pure dedicata alla Vergine Maria, ad occidente, affinché risultasse più facile allontanarsi da quel tempio per quanti - tra la popolazione - non avevano ancora abbandonato i riti della Venere Ericina.
Epoca aragonese
La lunga disputa fra fazione latina e fazione catalana, animata dalle rivendicazioni degli Angioini sulla Sicilia, indussero Federico III d'Aragona a lasciare temporaneamente Palermo, per trovare cortese protezione fra le mura dell'amena località. Quando le vicende politiche consentirono il rientro del sovrano nella capitale, Federico volle lasciare un segno di gratitudine tangibile al centro e alla cittadinanza per l'ospitalità riservatagli. La cappella od oratorio, che secondo l'opinione di alcuni risalirebbe ai tempi di Costantino, venne quindi ampliata ed ornata dal sovrano aragonese verosimilmente impiegando nella fabbrica anche materiale proveniente dal tempio dedicato alla Venere Ericina, infatti sulla parete esterna destra dell'attuale chiesa sono incastonate nove croci greche provenienti dal tempio pagano, queste ultime parte delle aggiunte postume operate nel XVII secolo dall'arciprete Carvini. L'edificazione della chiesa assunse anche un…
La Chiesa Madre di Erice venne giornalmente officiata da ventidue semplici presbiteri e coristi fino al 1817, anno in cui vi sorse un'Insigne Collegiata per iniziativa dell'arciprete Giuseppe Floreno, dei due cappellani Giuseppe Poma Lauria e Giovan Battista Miceli, nonché del senato cittadino, i quali fin dal 1813 ne avevano avanzato richiesta sia al re Ferdinando sia al Papa. Pio VII accolse con benevolenza tale richiesta e incaricò della fondazione ed erezione di quella Insigne Collegiata Madrice il vescovo di Mazara Emmanuele Custo, per suo breve dato in Roma il 1º ottobre 1816, esecutoriato nel Regno delle Due Sicilie il 20 dicembre dello stesso anno, presentato in Mazara ed eseguito da quel vescovo il 4 marzo 1817. La bolla di erezione fu data da monsignor Custo a Monte San Giuliano il 23 agosto 1817, nel corso della sua visita pastorale. Grazie alla munificenza dei devoti ericini furono fondati dieci canonicati. Sta a capo di questo insigne collegio di canonici l'arciprete, prima dignità; seguono i due parroci, canonici di numero, il seniore, elevato a canonico decano, seconda dignità, e il juniore a canonico tesoriere, terza dignità. Né mancano canonici soprannumerari, fra i quali vanno distinti i parroci delle tre parrocchie, che sugli altri semplici canonici hanno precedenza. Sia i canonici di numero sia di soprannumero sono tutti decorati con le insegne del rocchetto e cappa magna con ermellino e mozzetta secondo la varietà dei tempi. I beneficiali sono otto, quattro quelli di soprannumero, tutti decorati con le insegne del rocchetto e dell'almuzia, ma senza cappuccio.
Il portale esterno, di ispirazione catalana, con un pregevole rosone, è decorato con bugne a diamante, ed è sormontato da una caratteristica finestra. Una cupola mammelliforme sormonta la costruzione.
L'interno della chiesa è di tipo basilicale a tre navate, delimitate da due lunghi filari di alti pilastri di tufo calcareo, sui quali poggiano degli archi ogivali.
Nove croci greche in marmo fissate alla parete sud, provenienti dal tempio di Venere Ericina, furono ivi incastrate per volontà dell'arciprete Vito Carvini nel 1685: una lastra murata ne spiega origini e finalità, con aggiunta di indulgenze papali, che erano concesse a quanti partecipassero agli osanna a Maria, distogliendosi dalle pratiche in omaggio a Venere, ancora usuali sino al XV secolo.
Il rosone, non originale, sostituì recentemente il remoto lastrone rotondo a tripla feritoia - pure surrogato di un altro anteriore - ed è affiancato da due oculi elaborati a canestro. Il portale, a doppia ghiera seghettata, rientra nei modi dell'architettura chiaramontana. Sul fianco settentrionale vi è portale catalano, ornato con bugne a diamante. Al versante orientale, sulla piazzetta, è addossato un altare del 1852, con una croce incorniciata finemente di tufo: vi si celebrava il rito prepasquale della benedizione delle palme.
Navata destra prima del 1865
Cappella e Altare di San Nicola di Bari: la cappella e l'altare vennero fondati nel 1341 dalla nobilissima famiglia Chiaramonte, che ne godeva il giuspatronato, passato poi col tempo ai loro discendenti, i Mannini (o Mannina), casato patrizio ericino. Ai Mannini successe la nobile famiglia trapanese dei Sanclemente. Donna Francesca Sanclemente fondò a Trapani il monastero domenicano di Sant'Andrea; morta costei i giurati di Trapani volevano avocare a sé quel…
XVIII secolo, Armadio in legno intagliato e dipinto.
XVI secolo, Reliquiari in legno intagliato e dipinto.
XIX secolo, Madonna delle Pere, olio su tavola.
XIX secolo, Sacro Cuore di Gesù, olio su tela, opera documentata di Giuseppe Patania.
XV secolo, Collo di pozzo, manufatto marmoreo con decorazioni di ignoto autore.
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Museo comunale "Antonio Cordici" (Cordici Museum)
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