Mapa › Museos y teatros › Messina
Il Museo regionale Accascina di Messina è un museo italiano. Conosciuto anche come MuMe è il più grande museo del Sud Italia per superficie complessiva. La struttura si sviluppa su un'area totale di circa 17000 m², superando per estensione anche il Museo di Capodimonte a Napoli, che conta circa 15000 m². Si trova a Messina, fino al 2017 occupava i locali dell'ex filanda Barbera-Mellinghoff, costruzione tardo ottocentesca, individuata dopo il terremoto nel 1908, come sede del museo. Oggi la collezione è esposta in un plesso adiacente progettato negli anni '70 ed inaugurato nel 2017.
Collezioni private e motivazioni conservative costituiscono il primo nucleo dell'attuale Museo regionale di Messina.
Il museo civico
Istituito nel 1806 come Museo civico peloritano “per porre fine alle spoliazioni d'arte”, dalla Reale Accademia Peloritana su iniziativa di Carmelo La Farina (uno dei soci che fu anche il primo direttore), si avvalse delle eterogenee raccolte Alojsio, Arenaprimo, Ciancialo, Grosso-Cacopardo e Carmisino e di una raccolta di dipinti dal XIV al XVIII secolo di proprietà del Senato messinese che concesse anche un contributo per il suo funzionamento.
La prima sede del Museo fu in via Rovere, presso l'Archivio degli atti notarili.
Successivamente fu trasferito in locali predisposti dall'Università, da dove – incrementatosi notevolmente per l'incameramento dei beni ecclesiastici provenienti dalle corporazioni religiose soppresse con la legge di liquidazione del 1866 – fu trasportato nel 1884 in un edificio di via Peculio Frumentario e sei anni dopo nei locali riadattati dell'ex-monastero di San Gregorio che sarà la sede definitiva fino al 1908.
La sede dell'ex monastero
Nelle sale dell'ex-monastero, in seguito ad acquisizioni e legati ereditari, si andrà formando e sedimentando una copiosa messe di materiali eterogenei: oltre i mobili e gli oggetti d'uso culturale, provenienti dal patrimonio ecclesiastico, e ai dipinti ad olio di varie epoche e scuole, anche una ricca collezione numismatica, tipologicamente classificata in monete mamertine, greche e repubblicane romane dal II al I secolo, in gran parte provenienti dalla raccolta del Grosso-Cacopardo e degli eredi acquistata e donata al Museo dal Comune di Messina.
Notevoli sono inoltre: la collezione di settantaquattro vasi di maiolica a smalto con rilievi – eseguiti, tra la fine del ‘400 e…
Frattanto, nel novembre del 1914, un decreto regio statalizza il Museo Civico. In questi stessi anni la necessità di una definitiva sistemazione viene recepita da più parti.
Ad Enrico Mauceri, divenuto direttore nel 1922, si devono una prima sistemazione dei locali – benché inadeguati dell'ex-filanda –, l'ordinamento e l'esposizione dei materiali ed un primo registro inventariale.
Il progetto del 1939
La direzione del Mauceri durò fino al 1929, anno in cui pubblica una breve guida. Nel decennio successivo nulla viene attuato per la ricostruzione. Nel 1939 Armando Dillon, soprintendente ai monumenti della Sicilia orientale, viene incaricato di redigere un progetto per adattare i locali del Monte di Pietà a sede conveniente per il Museo. Il progetto approvato sta per essere posto in esecuzione nel 1941, quando lo scoppio della guerra blocca i lavori.
Poiché nella spianata del San Salvatore alloggiano truppe tedesche e inglesi, il materiale artistico rimasto incustodito è soggetto a ruberie, com'era avvenuto già una volta prima della guerra nel 1939. Al termine del conflitto, gran parte delle opere d'arte mobili, alloggiate in luoghi di fortuna, ritornano nell'edificio dell'ex-filanda, ma non si provvede ad alcuna operazione inventariale.
Nell'ottobre del 1949 la direzione del Museo viene assunta da Maria Accascina. In tale periodo si procede ad un sommario restauro dell'edificio, si esegue una ricognizione dei dipinti (esposti nelle sale e affastellati nei magazzini), delle ceramiche, delle monete e degli arredi sacri e si formano tre sezioni per l'esposizione: la pinacoteca, la scultura antica, medievale, rinascimentale e barocca. Infine si procede ad una selezione dei materiali nella spianata, ricostruendo portali e sculture del XV secolo, e alla documentazione fotografica di quasi tutti i quadri e i marmi più pregevoli.
Nel 1954, il Museo può così riaprire i battenti, anche se irrisolti permangono i problemi della sua definitiva sistemazione e quelli relativi alla sicurezza: provocano ad esempio una grande risonanza nell'opinione pubblica e un'interpellanza alla Camera dei deputati la scoperta di un furto di dipinti e la conseguente sostituzione con dei falsi, avvenuta nel 1951.
I progetti del 1956 e del 1961
Nel 1959, l'architetto Aldo Grillo, soprintendente ai monumenti del Lazio, a seguito dell'incarico assunto sei anni prima, presenta alla Direzione generale Antichità e Belle Arti del Ministero della P. I., un progetto d'ampliamento della sede esistente.
Nel progetto, la cui prima stesura risale al 1956, sono previste la sopraelevazione della sede attuale e la costruzione di un corpo aggiunto collegato con una galleria al preesistente edificio. In questo complesso sono destinati il piano scantinato a depositi, il piano rialzato a sala per conferenze, il primo piano alla pinacoteca e ad uffici, e i due piani successivi a gabinetto di restauro, deposito, servizi, ecc… Nello spazio esterno sono previsti un padiglione per mostre temporanee e un teatro all'aperto.
La proposta dell'architetto Grillo…
Nel 1977 la competenza sul museo passa alla Regione Siciliana, che diviene Museo regionale interdisciplinare di Messina. Nel 1984 il museo viene ordinato ed allestito secondo un sistema storicistico.
Il progetto Basile-Manganaro
Il progetto Scarpa-Calandra e le soluzioni ottimali che propone (fra le molte anche il recupero del patrimonio architettonico senza il falsante criterio del ripristino) non trova però sbocco all'attuazione.
Nel frattempo la commissione giudicatrice, incaricata d'esaminare i progetti del nuovo Museo presentati alla gara d'appalto-concorso indetta dal Comune di Messina, approva quello firmato dagli architetti F. Basile e M. Manganaro che è in corso di realizzazione.
In attesa della realizzazione definitiva del complesso, si è provveduto di recente ad una totale ristrutturazione della sede esistente, elaborando dati ed indicazioni del progetto base Scarpa-Calandra. Il nuovo ordinamento, che ha all'interno ha rinnovato l'antico edificio, è stato curato dalla direttrice del Museo, Francesca Campagna Cicala e dall'architetto Antonio Virgilio.
Nelle quattordici sale d'esposizione, più che la precedente classificazione fra le arti per settori, sono stati privilegiati moderni criteri espositivi del ricco patrimonio in dotazione; in altre parole secondo una visione non selettiva, ma omogenea della realtà figurativa, che nelle periodizzazioni storiche dell'arte comprenda finalmente qualsiasi genere e materiale.
“Il criterio” – afferma la Campagna Cicala – “nasce dalla natura stessa delle collezioni del museo, la cui provenienza eterogenea e differenziata nei criteri di raccolta si caratterizza fondamentalmente come documentazione della produzione artistica locale e come storia della cultura e del gusto. In questo modo si ritiene acquisti maggiore…
De Wikipedia, CC BY-SA 4.0 · Leer el artículo completo
Datos: Wikidata (CC0). Precios y horarios cambian: compruébalos antes de ir.
38.21710 N · 15.56466 E
chiesa di Santa Maria di Portosalvo (Santa Maria di Porto Salvo)Un horario mal, una carretera cortada, una historia que merece contarse: escríbelo aquí. Una persona lo lee antes de que cambie nada en la página.
El punto seguro de esta zona ★ Imprescindibles Volver al mapa
Lugares: © colaboradores de OpenStreetMap (ODbL). Textos y fotos: Wikipedia y Wikimedia Commons, CC BY-SA. Mapa: OpenStreetMap.