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Santuario Maria Santissima del Bosco di Niscemi (Maria Santissima del Bosco)

Iglesias Barroco
Santuario Maria Santissima del Bosco di Niscemi (Maria Santissima del Bosco)
Foto: Wikimedia Commons · CC BY-SA

Il santuario di Maria Santissima del Bosco di Niscemi è un santuario mariano situato sul versante nord-occidentale della città di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, in Sicilia. Si tratta dell’edificio religioso più importante della città, le cui origini sono legate alla leggenda del ritrovamento, nel 1599, di un quadro raffigurante la Madonna nei pressi di una fonte d’acqua, dove sorge l’attuale chiesa edificata in stile barocco nella metà del XVIII secolo.

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Storia

La leggenda del ritrovamento del quadro

La tradizione narra che tra il 16 e il 21 maggio 1599 un mandriano di nome Andrea Armao (una probabile trascrizione errata del cognome Alma), teneva al pascolo alcuni buoi nei pressi di un bosco sito in contrada Castellana, quando, assentatosi momentaneamente dalla custodia, si accorse di avere smarrito il bue di nome Portagioia o Porta la gioia, solito a eludere la sorveglianza e ad allontanarsi dalla mandria. Dopo lunghe e affannose ricerche l'animale verrà ritrovato lungo una vallata di roveri, in posizione genuflessa, davanti a una sorgente d’acqua dalla quale traspariva una tela dipinta con l'immagine della Madonna. Ai lati due candelabri e una croce in pietra calcarea illuminavano e adornavano la sacra effigie, miracolosamente intatta tra lo scorrere delle acque, che ritraeva la Vergine Maria con in mano un globo e in braccio Gesù Bambino nell’atto di benedire.
Il rinvenimento dell'immagine, la cui tradizione religiosa volle «pinta senza dubbio da mano angelica», destò grande meraviglia e stupore agli abitanti del luogo che gridarono al miracolo. Per mezzo di elemosine elargite dalla popolazione locale e forestiera venne edificata una piccola chiesa dove poter venerare e custodire il simulacro – conservato provvisoriamente presso un’antica cappella del feudo di Niscemi, dove sorge l’attuale chiesa Maria Ss. delle Grazie – e un pozzo per la raccolta delle acque sacre. La notizia del ritrovamento si era sparsa, infatti, anche nei paesi limitrofi, destando una fervida devozione, in particolare per via dell'acqua della sorgente ritenuta miracolosa. Per tale ragione «Santa Maria del Bosco» verrà battezzata anche come «Santa Maria all'aqua santa», appellativo caduto in disuso nel tempo. Fino alla realizzazione dell'attuale…

Architettura

L'impianto planimetrico della chiesa ha dimensione circa di 9 metri per 15 metri. L'edificio presenta un'unica navata a pianta ellittica con asse longitudinale, due cappelle laterali semicircolari con la presenza di altari su ambo i lati e un presbiterio con abside semicircolare al cui interno è presente il settecentesco altare marmoreo che conserva il velo con l'immagine della Madonna. I tre altari sono realizzati in marmi policromi con decorazioni barocche: quello centrale è dedicato a Maria Santissima del Bosco, quello laterale destro è dedicato a San Giovanni Nepomuceno, mentre quello sinistro è dedicato a San Benedetto. La facciata è realizzata in stile barocco semplice a ordine unico, di forma rettangolare in pietra squadrata di Pilacane, una pietra arenaria siciliana. Al di sopra del portale e del finestrone con decorazioni fitomorfi, che accoglie un dipinto della Vergine realizzato tra gli anni 60-70 del Novecento, si eleva la loggia campanaria riccamente decorata e fiancheggiata da pissidi acroteriali, a sua volta sormontata da una croce in ferro.
La volta a padiglione è affrescata con un trionfo di Maria corredata dall'iscrizione Custos Clementia Mundi. Il pittore Giuseppe Barone di Caltagirone realizzò nel 1927 quattro dipinti inseriti in apposite cornici in gesso, raffiguranti la guarigione miracolosa di un bambino in fin di vita, una processione per invocare la pioggia, una scena di un terremoto e una scena di invocazione e preghiera in un periodo di siccità.
Nel 1865 venne completata la costruzione del pubblico abbeveratoio posto ai piedi dell'abside, composto da due fontane con fregio superiore. Nel 1914 sarà realizzata una larga scalinata nella via che fiancheggia il lato sinistro dell'edificio e che dal sagrato conduce all'abbeveratoio e alla cappella…

Culto e festività

La festa si svolge in due momenti: il 21 maggio, in ricordo del ritrovamento del quadro nel 1599; e nei giorni di venerdì, sabato e domenica della seconda settimana di agosto, usanza sorta in modo da permettere ai contadini di partecipare ai festeggiamenti poiché impegnati a maggio nella raccolta del grano. La sacra effigie viene in portata in giro per le strade del paese, con la suggestiva fermata presso il belvedere della città detto il Tondo, su una sontuosa vara realizzata da maestranza napoletana nel 1830, poi decorata interamente in oro zecchino alla fine dell’Ottocento. Fino al 1966 il trono veniva portato a spalla da 32 persone e 2 battitori, a piedi nudi, ma dall’anno successivo verrà dotato di trazione meccanica.
È tradizione secolare che a partire dal 21 aprile fino all'intero mese di maggio i devoti svolgano u viaggiu a Maronna, raggiungendo il santuario anche a piedi scalzi per chiedere una grazia. In ricordo della protezione che la Vergine fornì alla città dal disastroso terremoto dell'unnici ri innaru, ossia del terremoto dell'11 gennaio del 1693, viene svolta in quel giorno la cosiddetta prerica re scacciati, in memoria delle vittime rimaste schiacciate dal cataclisma.
Nel 1863 il canonico aidonese Giuseppe Scovazzo, su richiesta dei deputati per la solennizzazione della festività, metterà in versi il racconto popolare del ritrovamento del quadro sotto il titolo Il Pastore della Castellana e che sarà in seguito musicato dal compositore niscemese Arcangelo Camiolo e dedicato a Don Giovanni Bosco. Lo spettacolo verrà messo in risalto dallo stesso Giuseppe Pitrè nell'opera Feste patronali di Sicilia.

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Fotos
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En pocas palabras

Construcción1749
Estilobarocco siciliano

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37.15258 N · 14.38433 E

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