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La reale imperiale Cappella Palatina è una basilica in stile siculo-normanno, fatta consacrare nel 1140 da re Ruggero II di Sicilia, e che si trova all'interno del complesso architettonico di Palazzo dei Normanni a Palermo. Insieme alla chiesa ipogea di S. Maria delle Grazie costituisce la Parrocchia S. Pietro Apostolo - Cappella Palatina.
Epoca normanna
Nel 1117 fu realizzato il primitivo santuario, sotterraneo, nel sito, noto come chiesa di Santa Maria di Gerusalemme.
La Palatina fu costruita a partire dal 1129 per volere di re Ruggero II di Sicilia, costruita in parrocchia dall'arcivescovo Pietro, elevata a collegiata, consacrata il 28 aprile 1140 come cappella privata della famiglia reale dall'arcivescovo Ruggero Fesca alla presenza di numerosi prelati del Regno. I lavori furono completati nel 1143 con l'inaugurazione celebrata il 29 giugno e una elogiante omelia dell'arcivescovo di Taormina Filagato da Cerami. Un'iscrizione trilingue (latino, greco-bizantino e arabo) sull'esterno della cappella commemora la costruzione di un horologium nel 1142.
Come chiesa palatina era esente dalla giurisdizione ordinaria ecclesiastica dell'arcidiocesi di Palermo, e il Cappellano maggiore del Re di Sicilia fu anche Prelato nullius di Santa Lucia del Mela dal Duecento al 1818
Il 13 febbraio 1177 Guglielmo II di Sicilia sposò qui Giovanna d'Inghilterra, sorella del re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone.
Investita di concessioni e privilegi, prerogative e possedimenti confermati e integrati da Guglielmo I, Guglielmo II d'Altavilla, Enrico VI, Federico II di Svevia, e ancora da Manfredi di Sicilia, Carlo d'Angiò, Federico III d'Aragona, Martino il Giovane, Alfonso V d'Aragona.
Epoca aragonese
In epoca rinascimentale, Alfonso V, con privilegio concesso l'11 gennaio 1438 a Gaeta, ordina al Real Patrimonio di destinare ogni anno 20 onze per la manutenzione ordinaria della Cappella.
Nell'anno 1458 re Giovanni II d'Aragona commissiona lavori di restauri per la riparazione del tetto. Grazie ai lavori svolti presso la corte aragonese a Napoli, collaborazione per l'arco trionfale del Maschio Angioino, altre commissioni…
Il tempio concepito come cappella reale imperiale del palazzo, in aggiunta alla primitiva chiesa romanica nel livello inferiore, ha una lunghezza di 33 metri e 13 di larghezza. La struttura si basa sul modello delle chiese siculo-normanne, con modelli riscontrabili nell’architettura durante il periodo della contea normanna a Messina. Le absidi, secondo i canoni bizantini poste a levante, sono incastonate nell'ala rinascimentale di Palazzo dei Normanni, il corpo ecclesiale separa i maggiori cortili interni. La parete della navata destra e la loggia adiacente si affacciano sul Cortile Maqueda. La cupola e il campanile originariamente erano visibili dal Piano di Palazzo prima di essere inglobate nell'aggregato di edifici del Palazzo Reale, in seguito alle costruzioni operate dai viceré in epoca spagnola.
Edificio con impianto basilicale a tre navate separate da colonne in granito e marmo cipollino a capitelli compositi che sorreggono una struttura di archi ad ogiva, cinque per lato, per un totale di sedici comprendendo quelle dell'arco trionfale e degli archi del prothesis e del diaconicon. Completa la costruzione la cupola, eretta sopra la crociera del santuario - presbiterio, quest'ultima area nella fattispecie sopraelevata e recintata rispetto al piano di calpestio delle navate. La cupola, il transetto e le absidi sono interamente decorate nella parte superiore da mosaici bizantini, tra i più importanti della Sicilia, raffiguranti scene bibliche varie, gli evangelisti e il Cristo Pantocratore benedicente, l'immagine di maggiore impatto della cappella. I cicli musivi si distinguono in due epoche, la prima prettamente normanna seguita da quella borbonica:
La fase normanna si articola con le commissioni della crociera, cupola, absidi operate da Ruggero II; con Guglielmo…
La struttura sottostante comprende una chiesa romanica e la cripta della Cappella Palatina. Il complesso ipogeo di Santa Maria delle Grazie, costituito da una chiesetta, preceduta da nartece, dall'antistante sacello e dagli ambulacri. Questa chiesa è probabilmente il primo edificio religioso della cittadella militare normanna. Nel 1117 primitivo santuario sotterraneo, definito da Tommaso Fazello: Specum subterraneum religiosissimum, altrimenti noto come primitiva chiesa di Santa Maria di Gerusalemme. Il nartece ospitava il sacello, camera sepolcrale di re Guglielmo I di Sicilia, il cui sarcofago fu trasferito dal figlio Guglielmo II nel 1182 nella cattedrale di Santa Maria Nuova di Monreale.
Manufatti documentati:
Abside con altare della Madonna della Grazia: l'ambiente custodisce un'icona in foglia oro raffigurante la Vergine col Bambino, d'epoca seicentesca, rimaneggiata nel XIX secolo, verosimilmente espressione di una immagine più antica.
Altare del Santissimo Crocifisso: custodisce un Crocifisso proveniente dalla Cappella delle Confessioni del tribunale dell'Inquisizione allo Steri;
Croce con iscrizione bizantina "IC XC NI KA": "Gesù Cristo Vince";
Immagini antiche imitanti il mosaico: San Vincenzo e Santa Niceta;
Tra l'abside centrale e la pròtesi era affrescata la Madonna Odigitria. Il dipinto riportato su tela fu collocato nel pronao della chiesa superiore fino al 1995 e trasferito nel tempio inferiore nel 1996.
Sepolture o inumazioni di viceré:
1582, Anna Borromeo (1551 - † 1582), sorella di Carlo Borromeo, sposa di Fabrizio Colonna, nuora di Marco Antonio Colonna, Viceré di Sicilia.
1624, Emanuele Filiberto di Savoia, Viceré di Sicilia, nipote di Filippo II di Spagna e di Elisabetta di Valois;
1624, Pedro Téllez-Girón, III duca di Osuna, Viceré di…
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