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La Regia Abbazia di Santa Maria di Nuovaluce era un'abbazia situata in una collina appena fuori le mura della città di Catania, in Val Demone, in Sicilia.
La fondazione
Esistente già la Chiesa di Santa Maria di Nuovaluce eretta nella seconda metà del XII secolo, Artale I Alagona, potente feudatario del Regno di Sicilia e legato alla Casa d'Aragona, che in quel tempo aveva eletto Catania a sede della corte, decise di ingrandire la chiesa e di edificarvi accanto una certosa. Nei documenti del tempo la contrada è denominata «di lu Seiu vel de Machalda», Alagona inoltre procedette all'acquisto dei foni circostanti per assicurare alla nuova istituzione monastica rendite sicure e un ambito di silenzio e di quiete. Contestualmente il Prior Cartusiae Guglielmo II di Raynal, Ministro generale dell'Ordine certosino, inviò Giovanni da Salerno, priore di San Martino a Napoli, e Bartolomeo Manasi, priore di San Giovanni Battista detta Porta del Paradiso a Termoli, al fine di prendere visione del sito, e verificare lo stato di costruzione degli edifici e delle rendite, dimodoché tutto rispondesse alle esigenze dell'ordine. Avendo trovato che tutto era conforme alle indicazioni date, fu concordato che l'ordine avrebbe inviato quattordici monaci, sedici conversi e sette donati.
Messina, 1º settembre 1360, il re Federico IV, dopo aver preso atto della fondazione del monastero Santa Maria di Nuovaluce nella città di Catania da parte di Artale Alagona, conte di Mistretta, Gran Giustiziere del Regno, suo consigliere e familiare, dichiara di accogliere la richiesta che egli fa, a nome suo e del priore dei cartusiani, di concedere i privilegi, le esenzioni e le grazie che i suoi predecessori sono stati soliti concedere alle istituzioni monastiche
L'erezione del nuovo istituto monastico fu approvata dal punto di vista canonico in un secondo momento dal vescovo Marziale, ed infine sancita da bolla datata 25 gennaio 1370 di Papa Urbano V.
Da…
La prima Chiesa
La prima chiesa dedicata a Santa Maria di Nuovaluce fu fondata dopo il violento terremoto di Catania del 1169, quando i cittadini cercando riparo dal successivo maremoto si rifugiarono in una collina posta a Sud-Ovest della città di Catania, tra l'attuale Cimitero monumentale e il quartiere di Fossa della Creta. In tale circostanza – secondo un'antica tradizione – i Catanesi erano stati invitati da una voce «Salvum te fac in montem» a cercare rifugio su un'altura in cui apparve una luce, e dove poi venne rinvenuta un'icona mariana, donde il nome della chiesa. Sul fronte dell'edificio v’era una lapide, oggi conservata al Museo Castello Ursino, che recava un'iscrizione atta a rammentare la prodigiosa origine della chiesa e la fondazione del monastero.
Artale I Alagona, fondatore dell'omonimo convento, fu ivi sepolto.
Le notizie sulla devozione dei catanesi alla Madonna di Nuovaluce trovano conferma in un documento coevo del vescovo di Catania Vincenzo Cutelli. C’era la tradizione di celebrare la vigilia della festa dell'Assunta, recandosi la sera in pellegrinaggio verso l'abbazia e trascorrendo la notte in chiesa. Vi erano varie reliquie, arredi sacri, è un ricco tabulario di cui però non si ha traccia.
Dopo il terremoto del 1693, il terreno in cui sorgeva l'antica abbazia con i ruderi della chiesa e del monastero annesso fu venduto ai privati, che sulle rovine costruirono una masseria. Oggi del primitivo luogo di culto restano poche tracce, è possibile vedere il bastione su cui sorgeva l'antica certosa con i ruderi di tutto il complesso, purtroppo, impraticabile a causa dei rovi e della ricca vegetazione spontanea. Restano alcuni frammenti marmorei del cenobio trecentesco e la lapide di fondazione che sono stati recuperati e destinati al Museo Castello…
L'icona della Madonna di Nuovaluce, oggi conservata al Museo Diocesano di Catania, è stata per secoli oggetto di grande venerazione. L'icona era ritenuta di origine miracolosa ed era quindi detta acheropita.
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