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Frank Capra

Personaggi

Chi era
1897–1991 · regista, sceneggiatore e produttore italiano (1897-1991) · Bisacquino

Frank Capra
Foto: Wikimedia Commons · CC BY-SA

Frank Russell Capra, nato Francesco Rosario Capra, è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano naturalizzato statunitense.

Approfondimento
Biografia

Gli inizi

Capra nacque a Bisacquino, in provincia di Palermo, il 18 maggio del 1897, ultimogenito dei sette figli di Salvatore Capra, un fruttivendolo, e di Rosaria "Serah" Nicolosi. All'età di cinque anni emigrò con la famiglia negli Stati Uniti, dove si stabilì nella West Side della città di Los Angeles (in California), all'epoca una specie di ghetto italiano, a detta dello stesso Capra, ed oggi facente parte della Chinatown cittadina.
A causa delle precarie condizioni economiche in cui versava la famiglia, il futuro regista fu costretto a lavorare come "strillone" (ragazzino che, appostato agli angoli delle strade, vendeva i giornali ai passanti) per le strade del proprio quartiere sin dall'età di dieci anni. Una volta diplomatosi però, anziché andare a lavorare come avrebbero voluto i genitori, scelse di continuare gli studi, riuscendo a entrare alla facoltà d'ingegneria chimica presso il Throop Institute (il futuro California Institute of Technology); si mantenne agli studi con numerosi lavoretti presso lo stesso istituto (come svolgere il servizio di lavanderia del campus, servire ai tavoli della mensa e pulire le attrezzature scientifiche), ed infine conseguì la laurea nella primavera del 1918.
Quasi subito dopo, venne coscritto nelle file dell'esercito statunitense, nel quale ricoprì il grado di secondo tenente dopo aver superato l'addestramento del Reserve Officers' Training Corps (ROTC), ma ne venne poi congedato per motivi di salute (aveva infatti contratto l'influenza spagnola) nel 1920; nel corso di quello stesso anno però ebbe modo di conseguire la cittadinanza statunitense, a seguito di cui assunse il nuovo nome legale di Frank Russell Capra. Al suo rientro a casa, pur avendo un titolo di studio superiore, risultava l'unico della sua famiglia a non…

L'ingegnere con la macchina da presa

Nel rapporto di Capra con il cinema è determinante il suo background tecnico e non intellettuale. È pienamente consapevole che i film sono il risultato di un lavoro collettivo, in cui è determinante l'apporto di tutti i collaboratori, e non punta a essere un artista, ma a realizzare prodotti di buona artigianalità, ben realizzati, ma pur sempre "merce" (dell'industria emergente del secolo, quella dell'immagine).

Il nome sopra il titolo

All'apice del suo successo, a metà degli anni trenta, Frank Capra fu il primo regista a poter vantare "il nome sopra il titolo" (un privilegio concesso in precedenza solamente a due "padri fondatori" dell'arte cinematografica, D.W. Griffith e Cecil B. DeMille, e in modo del tutto episodico) e la cui fama potesse garantire il successo commerciale quanto una star (la Columbia, priva di attori di prima grandezza, era ben disposta a fare del suo regista di punta il primo divo dietro la macchina da presa). Non si tratta di un'affermazione di "autorialità", quanto della rivendicazione di un'autonomia di gestione, di un completo controllo del processo di produzione (dal soggetto al montaggio) e del ruolo di responsabile definitivo, se non unico, del film. Fu una conquista particolarmente sentita, non a caso nel 1971 utilizzerà proprio questa espressione come titolo per la propria autobiografia.
Accettò le regole dello studio system, ma rifiutò le major, perché solo la "piccola" Columbia gli permetteva di soddisfare le proprie esigenze e quando anche lì non fu più possibile esprimere al meglio le proprie ambizioni, perché contrarie alle regole dell'industria, sperimentò, pur all'interno del mercato, modi di produzione diversi: Arriva John Doe fu prodotto autonomamente e poi distribuito dalla Warner; dopo la seconda guerra mondiale fondò la…

Principali collaboratori

I migliori risultati della carriera di Capra sono frutto del lavoro coordinato di un gruppo ben assortito di professionisti ai vertici dei rispettivi settori di competenza: lo sceneggiatore Robert Riskin, il direttore della fotografia Joseph Walker, gli attori Barbara Stanwyck, Gary Cooper, James Stewart, Jean Arthur.

Sceneggiatura

Se Jo Swerling è lo sceneggiatore di fiducia di Capra nei suoi primi anni alla Columbia, da Femmine di lusso a Proibito, a firmare i film migliori e più celebri di Capra, quelli del "periodo d'oro" degli anni trenta, è Robert Riskin. Si tratta di un sodalizio professionale fortunatissimo, che ha inizio con La donna del miracolo, adattamento di un testo teatrale di Riskin, e prosegue per il resto della loro carriera, fino alla morte dello sceneggiatore nel 1955. È una collaborazione di così assoluta sintonia intellettuale che è impossibile capire in che misura l'uno abbia influenzato l'altro e viceversa. I detrattori di Capra hanno voluto sottolineare l'importanza di Riskin, in particolare il critico Joseph McBride, in un'impietosa biografia pubblicata solo dopo la morte del regista, ha sostenuto che lo sceneggiatore vada considerato il vero autore del cinema di Capra, il quale invece non ne avrebbe adeguatamente riconosciuto e anzi sminuito l'importanza, nella propria autobiografia.

Direttore della fotografia

Se Robert Riskin è il "secondo cervello" di Capra, Joseph Walker è l'"occhio", lo sguardo sul mondo attraverso l'obiettivo della macchina da presa. È una collaborazione che dura due decenni e venti film, da That Certain Thing fino a La vita è meravigliosa, con un'interruzione a fine anni trenta causata dalla rottura di Capra con la Columbia. A partire dagli anni cinquanta, Walker si dedicherà con successo alla televisione,…

L'ottimismo di Capra: considerazioni critiche

Frank Capra, malgrado il successo popolare dei suoi film (o proprio a causa di questo), ha sempre avuto una buona schiera di detrattori, che ne hanno criticato il populismo, lo stucchevole ottimismo, la demagogia paternalistica, il democraticismo superficiale tendente a un atteggiamento reazionario e hanno coniato per il suo cinema il termine "capracorn", in senso dispregiativo. È stato a lungo snobbato dai teorici della cosiddetta "politica degli autori" ed escluso dal novero dei grandi.
Non ha aiutato il fatto che lo stesso Capra accreditasse una lettura conservatrice del suo cinema e della sua vita, recitando un ruolo volutamente naif e legittimando una visione qualunquista dei suoi film, basati sui buoni sentimenti e sulla semplicità. E non è un caso che il presidente repubblicano Ronald Reagan citasse il discorso di È arrivata la felicità per spiegare alla gente il suo programma economico.
Secondo altri critici l'ottimismo di Capra, a una lettura più profonda, ha invece risvolti più disincantati e amari. A ben guardare i suoi happy-ending hanno sempre una facilità troppo ovvia, quasi banale tanto da sembrare ambigui e posticci, come se fosse una scusa per coprire una realtà ben più amara. Le sue storie sono infatti pessimiste fino all'ultima sequenza, quando improvvisamente e senza una logica apparente le cose si capovolgono, in maniera poco verosimile e quasi miracolosa. In Mr. Smith va a Washington ad esempio una banda di politici corrotti, contro la quale il protagonista ha lottato per tutto il film, sembra avere la meglio finché sul finale il capo dei truffatori non decide di confessare spontaneamente le sue colpe. Questo approccio, derivante dal teatro della Grecia antica, con finale risolto col "deus ex machina" potrebbe essere classificato come…

Da Wikipedia, CC BY-SA 4.0 · Leggi tutta la voce

Foto
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