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Chi era
1939–1992 · magistrato italiano (1939-1992) · Palermo
Giovanni Salvatore Augusto Falcone è stato un magistrato italiano, vittima di Cosa nostra nella strage di Capaci assieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre agenti della scorta.
Origini e formazione
Giovanni Falcone nacque in una famiglia benestante: il padre, Arturo Falcone (1904-1976), era il direttore del laboratorio chimico di igiene e profilassi del comune di Palermo, e la madre, Luisa Bentivegna (1907-1982), era figlia di un noto ginecologo della stessa città. Terzo figlio, aveva due sorelle maggiori: Anna (1931-2026) e Maria. Nacque il 18 maggio 1939 a Palermo in via Castrofilippo, nel quartiere della Kalsa, lo stesso di Paolo Borsellino e di molti futuri mafiosi, come Tommaso Spadaro.
Il secondo nome di Giovanni, Salvatore, gli fu dato in memoria dello zio materno Salvatore Bentivegna (Palermo, 20 marzo 1898 - Carso, 16 settembre 1916), tenente dei Bersaglieri disperso in battaglia dopo essere stato colpito da una granata durante la prima guerra mondiale. Il terzo nome, Augusto, fu dovuto alla passione del padre per la storia romana. Il fratello del padre, Giuseppe Falcone, prestò anch'egli servizio durante la seconda guerra mondiale come capitano nell'Aviazione e morì all'età di 24 anni abbattuto con il suo aereo. Anche il padre di Giovanni partecipò alla guerra: colpito alla testa, si riprese dopo un intero anno passato tra la vita e la morte. In seguito si laureò e sposò Luisa. Il fratello della nonna paterna, Pietro Bonanno, fu assessore ai Lavori Pubblici e poi, dal 28 dicembre 1903 fino all'11 febbraio 1905, fu a capo dell'amministrazione di Palermo come prosindaco.
I Falcone dovettero abbandonare la Kalsa nel 1940 a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e sfollarono a Sferracavallo, una borgata marinara di Palermo. Dopo il 9 maggio 1943 (bombardamento della passeggiata e dei palazzi del porto) si trasferirono dai parenti della madre a Corleone. A seguito dell'armistizio di Cassibile, tornarono alla Kalsa dove, a…
Due giorni dopo, il 25 maggio, mentre a Roma veniva eletto presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, a Palermo, nella Chiesa di San Domenico, si svolgevano i funerali delle vittime ai quali partecipò l'intera città, assieme a colleghi e familiari e personalità come Giuseppe Ayala e Gaetano Grasso. I più alti rappresentanti del mondo politico, come Giovanni Spadolini, Claudio Martelli, Vincenzo Scotti e Giovanni Galloni, furono duramente contestati dalla cittadinanza. Le immagini televisive delle parole e del pianto di Rosaria Costa, vedova dell'agente Schifani, "io vi perdono, ma voi vi dovete mettere in ginocchio", suscitarono particolare emozione nell'opinione pubblica.
Nel giugno 1992, ad appena un mese dalla strage, il quotidiano Il Sole 24 Ore realizzò uno scoop, pubblicando alcuni appunti personali che erano stati consegnati da Falcone nel 1991 alla giornalista Liliana Milella e che vennero soprannominati giornalisticamente i "diari di Falcone": in essi il magistrato esprimeva il suo disappunto nei confronti del procuratore capo Pietro Giammanco e l'amarezza per il clima di isolamento in cui si trovava all'interno della Procura di Palermo prima di accettare l'incarico ministeriale. Gli appunti furono riconosciuti come autentici da molti colleghi del giudice, come Paolo Borsellino.
Ilda Boccassini, rivolgendosi ai colleghi nell'aula magna del tribunale di Milano, dichiarò: «Voi avete fatto morire Giovanni, con la vostra indifferenza e le vostre critiche; voi diffidavate di lui; adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali». Nel suo sfogo la magistrata, che si fece poi trasferire a Caltanissetta per indagare sulla strage di Capaci, ricordò anche il linciaggio subito dall'amico Falcone da parte dei suoi colleghi magistrati, anche facenti…
La normativa
Una delle più importanti eredità dell'operato di Falcone è stata l'emanazione di alcuni provvedimenti normativi atti ad agevolare il contrasto e la repressione del fenomeno della mafia in Italia; tra le più importanti si ricordano:
decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82 - una delle prime norme. che disciplinò il fenomeno dei "collaboratori di giustizia".
decreto legge 29 ottobre 1991 n. 345 - convertito in legge 30 dicembre 1991 n. 410 - che istituì della direzione investigativa antimafia;
decreto legge 20 novembre 1991, n. 367 - convertito in legge 20 gennaio 1992, n. 8 - che modificava il codice di procedura penale italiano;
decreto legge 8 giugno 1992, n. 306 - convertito in legge n. 7 agosto 1992 n. 356 - norma che contempla diverse misure in tema di procedimento penale, contrasto al crimine mafioso, riciclaggio di denaro, giustizia minorile e alcune disposizioni circa la tutela dei collaboratori di giustizia.
Monumenti
Al magistrato, in Sicilia e nel resto d'Italia, dopo la scomparsa, sono state dedicate molte scuole e strade, nonché una piazza nel centro di Palermo (nel giugno del 2008). La prima scuola dedicatagli è il liceo linguistico di Bergamo, il cui nome dedicato al magistrato è stato approvato nel 1993 e ufficializzato con una cerimonia il 27 novembre dello stesso anno, alla quale ha partecipato anche il magistrato Armando Spataro, collaboratore di Falcone a Palermo. Nel 1999 gli è stato intitolato il convitto nazionale di Palermo.
Nella sede dell'FBI di Quantico negli Stati Uniti, è presente una statua di Giovanni Falcone, voluta dal direttore Louis Freech.
A Falcone e al suo collega Borsellino il comune di Castellammare di Stabia ha dedicato l'aula del consiglio comunale…
Tecniche di indagine in materia di mafia, con Giuliano Turone, in Cassazione Penale, 1983.
Rapporto sulla mafia degli anni '80. Gli atti dell'Ufficio istruzione del tribunale di Palermo. Giovanni Falcone: intervista-racconto, a cura di Lucio Galluzzo, Francesco La Licata, Saverio Lodato, Palermo, S. F. Flaccovio, 1986.
Cose di Cosa Nostra, in collaborazione con Marcelle Padovani, Milano, Rizzoli, 1991.
Io accuso. Cosa nostra, politica e affari nella requisitoria del maxiprocesso, Roma, Libera informazione, 1995.
La posta in gioco. Interventi e proposte per la lotta alla mafia, Milano, BUR Rizzoli, 2010, ISBN 978-88-17-04391-5.
Da Wikipedia, CC BY-SA 4.0 · Leggi tutta la voce
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