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Paolo Borsellino

Personaggi

Chi era
1940–1992 · magistrato italiano (1940-1992) · Palermo

Paolo Borsellino
Foto: Wikimedia Commons · CC BY-SA

Paolo Emanuele Borsellino è stato un magistrato italiano, vittima di Cosa nostra nella strage di via D'Amelio assieme ai cinque agenti della sua scorta. Con i colleghi e amici Rocco Chinnici, Antonino Caponnetto e Giovanni Falcone, Borsellino è considerato una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

Approfondimento
Biografia

Origini e formazione

Figlio di Diego Borsellino (1910-1962) e di Maria Pia Lepanto (1909-1997), Paolo Emanuele Borsellino nacque a Palermo il 19 gennaio 1940 nel quartiere popolare della Kalsa, dove, durante le tante partite a calcio nel quartiere, conobbe Giovanni Falcone, più grande di lui di otto mesi, con il quale instaurò un'amicizia mai incrinatasi. Figlio secondogenito, la famiglia era completata dalla sorella maggiore Adele (1938-2011), dal fratello minore Salvatore e dall'ultimogenita Rita (1945-2018). Portava lo stesso nome del nonno paterno, originario di Castrofilippo, in provincia di Agrigento.
Dopo aver frequentato le scuole dell'obbligo, Paolo si iscrisse al liceo classico "Giovanni Meli" di Palermo. Durante gli anni del liceo diventò direttore del giornale studentesco "Agorà". L'11 settembre 1958 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Palermo con numero di matricola 2301. Dopo una rissa tra studenti simpatizzanti di destra e di sinistra, finì erroneamente in tribunale dinanzi al magistrato Cesare Terranova, cui dichiarò la propria estraneità all'accaduto. Il giudice sentenziò che Borsellino non fosse implicato nell'episodio. Proveniente da una famiglia dalle simpatie politiche di destra, nel 1959 si iscrisse al Fronte Universitario d'Azione Nazionale, organizzazione degli universitari missini, di cui divenne membro dell'esecutivo provinciale e fu eletto come rappresentante studentesco nella lista del FUAN "Fanalino" di Palermo, oltre a essere tra i papabili alla Presidenza del gruppo d'ateneo. Il 27 giugno 1962, all'età di ventidue anni, Borsellino si laureò con 110 e lode con una tesi su Il fine dell'azione delittuosa, con relatore il professor Giovanni Musotto. Pochi giorni dopo, a causa di una malattia, suo…

Le dichiarazioni e le ultime interviste

Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivista MicroMega, così come in un'intervista televisiva con Lamberto Sposini, Borsellino aveva parlato della sua condizione di "condannato a morte". Sapeva di essere nel mirino di Cosa nostra e sapeva che difficilmente la mafia si lascia scappare le sue vittime designate.
Antonino Caponnetto, che subito dopo la strage aveva detto, sconfortato, "È finito tutto", intervistato anni dopo da Gianni Minà ricordò che "Paolo aveva chiesto alla questura – già venti giorni prima dell'attentato – di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l'abitazione della madre. Ma la domanda era rimasta inevasa. Ancora oggi aspetto di sapere chi fosse il funzionario responsabile della sicurezza di Paolo, se si sia proceduto disciplinarmente nei suoi confronti e con quali conseguenze".
Riguardo alla penultima intervista concessa dal magistrato italiano, nel numero de L'Espresso dell'8 aprile 1994 fu pubblicata una versione più estesa dell'intervista.
L'intervista, e i tagli relativi alla sua versione televisiva, furono citati anche dal tribunale di Palermo nella sentenza di condanna di Gaetano Cinà e Marcello Dell'Utri:

Paolo Guzzanti aveva sostenuto che l'intervista trasmessa da Rai News 24 era stata manipolata, i giornalisti della rete gli fecero causa, ma fu assolto. Vi era corrispondenza tra la cassetta ricevuta e il contenuto trasmesso, ma non con il video originale. Alcune risposte erano state tagliate e messe su altre domande. Ad esempio, quando Borsellino parla di "cavalli in albergo" per indicare un traffico di droga, non si riferiva a una telefonata fra Dell'Utri e Mangano come poteva sembrare dalla domanda dell'intervistatore (che faceva riferimento a un'intercettazione dell'inchiesta di San…

Il dibattito sulla "strage di Stato"

Diversi autori hanno parlato della strage di via D'Amelio come strage di Stato:

Nell'introduzione del libro L'agenda rossa di Paolo Borsellino, Marco Travaglio scrive:

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, parla esplicitamente di "strage di Stato":

Il GIP di Caltanissetta, Alessandra Bonaventura Giunta, ritiene che la trattativa Stato-mafia ci sia stata e che Paolo Borsellino fu ucciso perché, secondo il boss Salvatore Riina, ostacolava questa trattativa:

Dopo aver interrogato Salvino Madonia, il capomafia che ha partecipato alla riunione di Cosa nostra nella quale i mafiosi decisero l'avvio della strategia stragista.
In occasione della ricorrenza dei venticinque anni dalla strage di via D'Amelio, Fiammetta Borsellino, ultimogenita del magistrato Paolo, in un'intervista dice:

La zia Rita Borsellino ribadisce l'autorevolezza di queste affermazioni dicendo:

Riconoscimenti e influenza

Alla memoria del magistrato italiano furono intitolate numerose scuole e associazioni, nonché (insieme all'amico e collega) l'aeroporto internazionale "Falcone e Borsellino" (ex "Punta Raisi", Palermo), l'aula principale (aula I) della facoltà di Giurisprudenza alla Sapienza - Università di Roma e l'aula del consiglio comunale della città di Castellammare di Stabia.
La facoltà universitaria di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Brescia intestò una delle sue aule più suggestive di Palazzo dei Mercanti ai giudici Falcone e Borsellino. Dal 2011, l'aula delle udienze della Corte d'Appello di Trento è dedicata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A Torino il Palazzo di Giustizia si trova tra via Giovanni Falcone e via Paolo Borsellino.

La foto di Falcone e Borsellino che tutti conoscono e che è diventata un'icona, stampata su manifesti, magliette, edita nel 1992 nel volume fotografico dal suo autore, che all'epoca nessuno conosceva, Tony Gentile, dalla casa editrice Silvana Editoriale continua a essere largamente diffusa dopo trent'anni dalla morte dei due magistrati.
A Paolo Borsellino è stato intitolato l'asteroide 210290 Borsellino.

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Foto
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