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Teatro dei Pupi

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Teatro dei Pupi
Foto: Wikimedia Commons · CC BY-SA

L'opera dei pupi è il teatro tradizionale delle marionette della Sicilia.

Approfondimento
Storia

È difficile stabilire con certezza quando e dove sia nato il teatro dell’opera dei pupi. «Le cronache raccontano che gli iniziatori dell'Opra a Palermo furono don Gaetano Greco (1813-1874) e Don Liberto Canino, mentre a Catania furono don Gaetano Crimi (1807-1877) e il suo antagonista Giovanni Grasso (1792-1863)». I pupi in paggio (ovvero, senza l’armatura) precedono senz’altro quelli armati e venivano utilizzati per rappresentare alcuni racconti siciliani e le farse, che vengono rappresentate ancora oggi. Dagli studi emerge inoltre che, sin dal Cinquecento, in tutta Europa le storie cavalleresche venivano messe in scena con marionette e nel Settecento spettacoli di questo genere sono attestati anche in Sicilia. Tuttavia soltanto nei primi decenni dell'Ottocento, in Sicilia, il repertorio cavalleresco ottiene un successo così strepitoso da soppiantare tutti gli altri e determinare una serie di innovazioni tecniche e figurative.

Sono numerosi gli studi dedicati ai pupi siciliani. Ai contributi storicamente fondamentali di Antonino Buttitta, Antonino Uccello, Janne Vibaek, Carmelo Alberti, sono seguite le ricerche più recenti di Ignazio E. Buttitta, Bernadette Majorana, Alessandro Napoli e Rosario Perricone. Non si possono non segnalare inoltre gli studi fondamentali di Giuseppe Pitrè e Sebastiano Lo Nigro e il volume L’Opera dei pupi di Antonio Pasqualino (Sellerio 1977). Vanno poi incluse le narrazioni e memorie curate dagli stessi pupari.
L’opera dei pupi ha attraversato nel corso del tempo alcuni periodi di grave crisi: Giuseppe Pitrè alla fine dell’Ottocento ne registrò il declino; una nuova crisi risale agli anni Trenta del Novecento e fu dovuta alla diffusione del cinematografo; la più recente, e ancora più incisiva, è quella degli anni Cinquanta-Sessanta quando…

Il pupo e il puparo: caratteristiche generali

Dotati di una ossatura di legno, i pupi sono provvisti di vere e proprie armature, riccamente decorate e cesellate, e variano nei movimenti in base alla “scuola” di appartenenza, palermitana, catanese. Esse differiscono per alcuni aspetti della meccanica e figurativi e per alcuni soggetti.
In generale, l’ossatura è composta da un busto di legno, al quale si collegano le gambe, che fanno un movimento pendolare. Vengono mossi con fili e ferri. Il ferro cosiddetto principale, a cui sono fissati i fili utilizzati per manovrare gli arti, attraversa la testa e la unisce al busto. L’estremità superiore del ferro ha la forma di un uncino: esso viene usato per appendere il pupo, anche quando è sul palco, e, se inclinato, per far muovere la marionetta.
Dal punto di vista figurativo, genericamente si possono distinguere i personaggi con l'armatura (armati) e quelli senza (in paggio) le cui caratteristiche rispondono ad un complesso codice iconografico. Le armature e i costumi delle marionette seguono la moda romantica ottocentesca di rappresentare il Medioevo.
Tra i personaggi armati, si possono distinguere gli eroi cristiani e quelli saraceni. I guerrieri cristiani hanno volti gentili e tratti simmetrici, indossano un gonnellino (chiamato a Palermo faroncina e a Catania vesti) e presentano gli emblemi del casato su elmo, corazza e scudo permettendo al pubblico affezionato di riconoscere i personaggi. I saraceni, hanno tratti del viso più marcati; indossano spesso pantaloni e turbante e le loro armature sono decorate con mezze lune e stelle. Tra i personaggi in paggio, si distinguono i personaggi comici: a Catania il più noto è Peppininu, maschera popolare che fa da scudiero ad Orlando e Rinaldo ; a Palermo, Nofrio e Virticchio si esibiscono invece nelle farse, di tono licenzioso…

Trasmissione del patrimonio

I pupari, che compongono la comunità patrimoniale dell’opera dei pupi, sono depositari di un vasto e complesso patrimonio che ancora oggi si trasmette oralmente da maestro ad allievo, sia in seno alla famiglia, sia al di fuori. Un patrimonio che include le storie rappresentate e le modalità di rappresentazione, i codici performativi (es. codice sonoro, codice cinesico); le tecniche di costruzione delle marionette e di pittura di scene e cartelli. La trasmissione di tale patrimonio avviene in seno alle compagnie e ai laboratori artigianali primariamente attraverso l’ascolto e l’osservazione del maestro da parte del giovane apprendista.
Nel contesto tradizionale, la trasmissione di questo patrimonio immateriale era facilitata dalla fruizione serale e quotidiana dello spettacolo: andando a teatro sera per sera, si potevano ascoltare e guardare ogni giorno le storie rappresentate e i maestri all’opera e si assicurava così il ricambio generazionale e la perpetuazione dei saperi.
Nonostante la crisi di metà secolo scorso abbia provocato una significativa irregolarità degli spettacoli (non più rappresentati quotidianamente), anche oggi la trasmissione di questo patrimonio avviene secondo le modalità tradizionali. Al fine di rafforzare il processo di trasmissione del vivo patrimonio dell'opera dei pupi siciliani e di rispondere efficacemente alle sfide del nuovo millennio, nel 2018 le compagnie dei pupari si sono riunite nella “Rete italiana di organismi per la tutela, promozione e valorizzazione dell'opera dei pupi”.

I personaggi

Tra i personaggi principali dell'epopea cavalleresca dell'opera dei pupi vi sono i paladini, al servizio dell'imperatore Carlo Magno, la principessa Angelica, alcuni saraceni, nemici dei paladini, e il traditore Gano.

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