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La chiesa di Sant'Agata al Carcere è sita a Catania in piazza Santo Carcere, nel quartiere San Biagio della Calcarella o Anfiteatro romano di Catania.
La chiesa costituisce un complesso di notevole interesse, con una stratificazione storica che conserva parti della cinta muraria greca del VI secolo a.C. e strutture monumentali di età romana del II secolo.
Secondo la tradizione, attorno a quello che veniva venerato come il carcere di sant'Agata, sorse, intorno all'VIII secolo, una piccola cappella dedicata a san Pietro, la quale, a partire dall'alto medioevo diventó il luogo centrale del culto di sant'Agata, che secondo la tradizione qui venne tenuta prigioniera. Fino al XIV secolo i locali della struttura dell’ex carcere, sito della presunta cappella, erano annessi alla primitiva cattedrale di Sant'Agata la Vetere.
Tuttavia, in mancanza di qualsiasi conferma sull'esistenza e la collocazione di questo primo luogo di culto, sappiamo invece con certezza, che nel XV secolo, su commissione della famiglia Guerrera, fu edificata la prima chiesa, la quale andò ad inglobare gli ambienti preesistenti e che verrà poi ricostruita ed ampliata in seguito al terremoto del 1693.
Del complesso fanno parte anche resti residue delle mura medievali della città, edificate in età aragonese e poi riorganizzate da Carlo V negli anni 1550. Secondo le fortificazioni documentate dall'ingegnere militare Tiburzio Spannocchi, il complesso risultava inserito presso il Bastione di Sant'Agata La Vetere, in seguito denominato Bastione del Santo Carcere.
Nel 1750 la facciata fu perfezionata nelle forme attuali: l'arcivescovo Pietro Galletti dispose il trasferimento del primitivo portale della cattedrale di Sant'Agata, che per 16 anni aveva anche abbellito la loggia, nella nuova collocazione al Carcere.
Negli Atti del Martirio di sant'Agata il carcere ritorna diverse volte e sempre con un ruolo centrale nello svolgimento del racconto. Agata vi viene rinchiusa, per la prima volta, in seguito al suo rifiuto di sacrificare agli dei pagani e vi ritorna, poi, dopo il tentativo di "rieducazione", presso la casa della corrottissima matrona Afrodisia. Iniziato il processo e le torture, la giovane viene ricondotta in carcere dopo aver subito il martirio dei seni e qui riceve l'apparizione di San Pietro che la guarisce da tutte le sue ferite.
Infine, dopo l'ultimo martirio della fornace, Agata viene nuovamente ricondotta in carcere e qui spira dopo aver elevato un'ultima preghiera, il 5 febbraio 251.
La chiesa del XV secolo aveva ingresso a sud e le sue strutture sono ancora leggibili nel presbiterio della chiesa attuale, caratterizzato da una campata a crociera gotica sostenuto da quattro colonne angolari con capitelli corinzi.
In seguito al terremoto del 1693, su progetto dell'architetto Francesco Battaglia, la chiesa fu ingrandita aggiungendo la navata e l'ingresso fu spostato ad est. La nuova facciata, di un barocco misurato ed elegante, fu impreziosita a partire nel 1750 dall'antico portale romanico proveniente dalla Cattedrale di Sant'Agata. Il portale, proveniente dalla cattedrale normanna di Catania, presenta una decorazione scultorea principalmente di tipo anglo-normanno, venne realizzato in marmo bianco con arco a tutto sesto ed è retto da sei colonnine decorate in tre modi diversi (rispettivamente dall'esterno verso l'interno a scacchiera, a spina di pesce e a losanghe), il cui motivo si ripete lungo le strombature dell'arco stesso, e da due pilastrini che fungono da stipiti su cui sono figure e simbologie bibliche, animali reali o immaginari, intrecciati tra loro da una modanatura a motivo floreale.
Opere d'arte e devozione
Tra le opere d'arte custodite all'interno della chiesa, la più preziosa è senza dubbio la pala d'altare che rappresenta Sant'Agata condotta al martirio, olio su tavola, opera di Bernardino Niger autografa con la dicitura Bernardinus Niger grecus faciebat 1588.
Sulla parete destra del presbiterio, accanto all'ingresso del carcere, una grata conserva le orme di sant'Agata che secondo la tradizione rimasero impresse nella pietra lavica mentre la giovane veniva ricondotta in carcere dopo il martirio.
Nella chiesa è conservata anche una parte della cassa con cui le reliquie furono riportate a Catania da Costantinopoli, nel 1126, dai…
Sulla destra del presbiterio, una piccola porta dà accesso a quello che la tradizione considera da sempre il carcere di sant'Agata.
Le recenti indagini archeologiche hanno confermato la datazione all'età romana imperiale di questo ambiente, anche se tuttavia sembra improbabile si trattasse effettivamente di un carcere. L'analisi della struttura, anche in relazione ai grandi nicchioni che si aprono sul fronte e ad un mosaico pavimentale ritrovato nella parte superiore, farebbe piuttosto pensare che possa trattarsi di una sepoltura monumentale oppure della favissa di un tempio su podio, forse legato al culto imperiale.
La vicinanza dell'anfiteatro da un lato e dall'altro la connessione con le altre strutture ritrovate sotto la vicina chiesa di Sant'Agata la Vetere, fanno pensare ad un unico complesso con una funzione pubblica e dalla forte valenza scenografica, nel punto in cui cominciava il declivio della collina di Montevergine.
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