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Chi era
1740–1815 · poeta e drammaturgo italiano · Palermo
Giovanni Meli è stato un poeta e drammaturgo italiano.
Giovanni Meli nacque nel Regno di Sicilia, da Antonio di professione orefice e da Vincenza Torriquas, durante la monarchia riformista di Carlo III di Sicilia. In questo periodo, il buon governo del viceré Caracciolo favorì, grazie a una serie di riforme, la rinascita della vita culturale e civile, specie a Palermo.
Giovanni Meli raggiunse notorietà in tutt'Italia aderendo ai modi e allo stile dell'Arcadia con una dimensione tutta sua e con l'uso della lingua siciliana. Venne educato presso le scuole dei padri Gesuiti e si appassionò giovanissimo agli studi letterari e filosofici soprattutto della corrente illuministica, che nata in Francia allora imperava in Europa. Il Meli non mancò di coltivare anche da autodidatta i classici italiani e latini e fra i contemporanei gli Enciclopedisti francesi da Montesquieu a Voltaire, trovando ispirazione per un poemetto giovanile rimasto incompiuto, Il Trionfo della ragione.
Il suo esordio poetico, che avvenne a soli quindici anni con versi d'occasione, lo fece talmente apprezzare nella ristretta ed esigente cerchia dei letterati palermitani da farlo nominare socio dell'Accademia del Buon Gusto, una delle tante che caratterizzavano il costume letterario del tempo, dove ci si riuniva a declamare versi e a disputare di questioni culturali. Passò via via a più importanti circoli esclusivi della nobiltà e più alla moda; nel 1761 come socio dell'Accademia della Galante conversazione e nel 1766 a quella degli Ereini nelle quali declamava con crescente successo le sue composizioni in dialetto e in lingua.
La celebrità arriva nel 1762 col poemetto La Fata galante, in cui il Meli immagina d'incontrare una fata, figura allegorica della fantasia, che gli propone sotto forma di fiabe mitologiche, tematiche filosofico-sociali, in cui egli…
Nel 1815, il Principe di Salerno, Leopoldo di Borbone, figlio di Ferdinando IV, da Vienna, fece coniare dall’incisore ungherese Stuckhart una medaglia in omaggio a Giovanni Meli.
Sul tondello (eseguito in oro, unico esemplare in argento e in bronzo) al dritto è raffigurato il volto del poeta con testa laureata, sul rovescio si consacra il Meli come nuovo "Anacreonte siculo".
L’unico esemplare in oro venne consegnato al Meli, insieme con una lettera autografa inviata il 12 agosto da Napoli dal principe Leopoldo stesso, così composta: “Abate Meli vi è piaciuto associare al vostro gran nome il mio, dedicandomi le vostre immortali poesie, e lo avete fatto con tanto spirito e con tanto cuore, ch’io non saprei mostrarvene abbastanza il mio gradimento: dovrei esser voi per tutta mostrarvi la mia particolare stima pe’ vostri talenti poetici e per le vostre pregevoli personali qualità. Preferisco di unire i miei desideri a quelli di tutti i buoni, perché viviate lungamente alla virtù, e delle Lettere di cui siete la delizia e l’ornamento.
Apollo era padre di Esculapio, ed è forse per questo, che voi siete altrettanto buon medico, e perciò nuovo interessamento debbono avere tutti alla vostra prosperità. Ho procurato eternare la mia ammirazione per voi, facendo coniare una Medaglia in onor vostro, graditene una in oro per voi, ed altre in argento e in bronzo per gli amici vostri, e con queste le assicurazioni della mia particolare considerazione”.
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